Archive for 25 giugno 2009

OCCUPAZIONE DEI ROM E DELLE ROMNI DI VIA DELLE CAVE DI PIETRALATA

Ieri mattina dalle 6.30, cittadini del territorio, associazioni, rappresentanti delle istituzioni, si sono radunati presso l´occupazione dei rom e delle romni di via delle cave di pietralata per impedire lo sgombero annunciato il giorno precedente. La minaccia di sgombero è avvenuta il 23 giugno, intorno alle 16.30, quando polizia ed esercito hanno, con frasi intimidatorie, annunciato l´intervento per il giorno successivo. Le associazioni e i/le cittadini/e denunciano l´assurdità di questa vicenda e ribadiscono che i rom di via delle cave di pietralata hanno intrapreso da più di un anno un percorso di emancipazione dalla vita dei campi che da troppo tempo gli è imposta. Il progetto di auto recupero dello stabile occupato, o di altro stabile del territorio, presentato oltre che al municipio V, a tutte le istituzioni locali, vuole essere un contributo al superamento della logica dei campi e una risorsa per la riqualificazione del territorio. Nei prossimi giorni continueremo il presidio per salvaguardare questa preziosa esperienza, a sua stabilità abitativa, il percorso di integrazione di questa comunità col territorio.

SGOMBERATI, PRIMA O POI

Mentre a Roma l´estate si alterna a freddo e pioggia, non si fermano gli sgomberi dei rom. La scorsa settimana è la Folgore ad «avvisare» dei rom rumeni che entro 48 ore sarebbero stati mandati via dal loro accampamento di via di Centocelle. Sono 250 persone, la metà hanno meno di 18 anni, vivono da un anno in baracche senza acqua, luce e servizi igienici: seguiti dall´associazione Popica onlus, queste famiglie avevano regolarmente inserito i figli nelle scuole del territorio, accompagnati dai genitori. Obbligati a trovare una soluzione, i rom di Centocelle hanno occupato un deposito di via dei Gordiani sostenuti dal mondo associativo romano, per cui è lo stesso prefetto Pecoraro a sospendere l´invio delle forze dell´ordine e permettere il ritorno delle famiglie al vecchio campo di via di Centocelle, questa volta con bagni chimici e gruppi elettrogeni. Oggi la notizia di un´altra «visita» in un´altra occupazione romana: i rom di via delle Cave di Pietralata sono stati avvertiti che saranno sgomberati domani mattina. Anche loro rumeni, vivono a Roma da dieci anni e girano da allora di baracca in baracca, sempre ai margini della zona intorno alla stazione Tiburtina. Al municipio non sanno niente, stiamo verificando alla Prefettura come gestire una situazione che sembrava destinata a migliorare tramite un auto recupero dell´area in cui vivono, e non a peggiorare come sembra adesso. Se saranno mandati via non torneranno in Romania, continueranno a gravitare intorno a Roma, nelle sue  periferie ancora buie nonostante i proclami comunali e nazionali sulla sicurezza, allontanati  dalla scuola in cui vanno i loro figli e figlie. Spostare la povertà non serve.
 

UNA SOCIETA’ MULTIETNICA: UNA RICCHEZZA PER IL PAESE

Lunedì 29 giugno ore 19,00 Festa della Rinascita Via Gemona del Friuli Parco Marta Russo

OCCUPAZIONE ROM A VIA DEI GORDIANI A ROMA

Il 18 giugno una comunità di Rom rumeni, composta da circa 50 persone di cui 25 bambine e bambini ha occupato un capannone abbandonato a Roma, in via dei Gordiani, per rispondere alle proprie esigenze minime abitative: usufruire di un tetto ed acqua corrente, vivere come tutti gli altri, per tentare di riqualificare un posto che è disponibile alle speculazioni, ma non alle persone. Il responsabile immigrazione dell’Arci di Roma e Lazio Claudio Graziano sostiene la scelta fatta e ritiene che questa occupazione “è una risposta dignitosa al problema abitativo e contemporaneamente l’indicazione di autorecupero di spazi altrimenti abbandonati a se stessi. Questa è l’ulteriore prova del fallimento delle politiche sicuritarie sul territorio romano e su quello nazionale. La vera sicurezza è nei diritti, nella certezza dell’abitare, del lavorare, dell’andare a scuola per tutti e tutte, rom compresi.”

VILLA ADA RECUPERA IL CONCERTO DEGLI AFTERHOURS A FIESTA IL 21 LUGLIO

Il biglietto già acquistato è valido anche per il 21 Luglio.Chi invece vuole essere rimborsato si può recare nello stesso punto vendita dove ha acquistato e recuperare anche i soldi dei diritti di prevendita. chi ha acquistato online e non vuole assistere al concerto del 21 Luglio domani avrà notizie sul rimborso

A PARTIRE DAL 16 GIUGNO ROMA INCONTRA IL MONDO

villa ada 2009

Un viaggio nella musica alla XVI Edizione

Tutte le informazioni, le date dei concerti, le informazioni su prevendite e biglietti su

www.villaada.org

Oppure telefonando ai numeri 06 41734712, 06 41734648

6 e 7 Giugno, è in gioco la Democrazia

Editoriale di Paolo Beni, Presidente Nazionale Arci

Tre buone ragioni per votare il 6 e 7 Giugno

La prima. Il rinnovo delle amministrazioni comunali e provinciali sarà un banco di prova decisivo per la conferma di molti governi locali del centrosinistra. E’ bene impegnarsi, perché – anche dove ha fatto buone cose – la sinistra rischia di pagare la deriva reazionaria che attraversa le comunità locali segnate dalla crisi, dal disagio sociale e della sfiducia nelle istituzioni.

La seconda. Le elezioni europee possono spostare equilibri in Europa ed aprire nuove prospettive anche in Italia. Se n’è parlato troppo poco in una campagna elettorale tutta ripiegata sulle vicende interne e segnata dal provincialismo della nostra politica. L’Unione europea è invece una necessità e un’opportunità: ha poteri che incidono sulle scelte degli Stati membri e sulle condizioni di vita delle popolazioni, è il terreno del confronto fra destra e sinistra, fra due idee diverse di sviluppo economico, di modello sociale, di democrazia. Il Parlamento eletto dai cittadini può bilanciare il deficit democratico di un’Europa costruita solo dall’alto, coi trattati intergovernativi economici e finanziari. Dare più peso alla sua componente progressista significa rafforzare il processo democratico europeo e le prospettive dei diritti sociali e dello sviluppo sostenibile.

Terzo. Queste elezioni ci diranno se il Paese avrà la forza di reagire alla più grave crisi democratica della sua storia recente. Il populismo autoritario delle destra trova terreno fertile in una società sofferente. Il governo non fa niente per risolvere i problemi del Paese, ma usa la paura per svuotare lo spazio pubblico, demolire i diritti, smantellare il welfare, attaccare la magistratura e la stampa, mortificare il Parlamento e la Costituzione. Un premier che si crede imperatore esibisce senza pudore ricchezza e arroganza del potere, disprezza il confronto civile, offende e minaccia chiunque dissenta, evoca derive plebiscitarie di triste memoria. Quell’uomo va fermato, è un pericolo per la democrazia. Il diritto di voto ancora non l’ha tolto, usiamolo bene prima che sia troppo tardi.