Si è tenuta questa mattina, presso la Piazza S. Apostoli a Roma, l’iniziativa “Contro la schedatura dei rom, io ci metto la faccia”, indetta dalla FP CGIL di Roma e Lazio e alla quale l’Arci, insieme ad altri rappresentanti del mondo dell’associazionismo, ha aderito.
Una iniziativa posta a conclusione della campagna di raccolte firme contro il provvedimento portato avanti dalla Prefettura di Roma, che impone il fotosegnalamento dei cittadini rom all’interno dei vari campi, e che ha visto anche il coinvolgimento di cittadini italiani, comunitari o provvisti di validi titoli per il soggiorno.
Provvedimento sostanzialmente in linea con il programma e l’azione di governo attuale, sostenuta e portata avanti dalla giunta Alemanno attraverso la realizzazione del cosiddetto “Piano nomadi” il quale, nato inizialmente con l’intento di regolare l’elevato numero di insediamenti presenti sul territorio, si è poi tradotto nella pratica in una serie di attività di sgombero dei residenti, procedendo pertanto alla distruzione delle baracche sorte spontaneamente e alla “cacciata” dei rom insediati in quei campi, senza però garantire loro una soluzione alternativa.
Caso esemplare, nonché motivo di vanto del sindaco di Roma, è stato lo sgombero del campo Casilino 900, e il seguente trasferimento delle persone che lo abitavano presso altri campi, quali il “Salone”, il “River” e ultimo il campo Candoni.
Tutto ciò ha provocato, come era facilmente desumibile, un sovraffollamento all’interno di questi campi, un peggioramento delle condizioni igienico- sanitarie e non meno importante una perdita di quel tessuto di relazioni sociali/lavorative costruite durante gli anni e venute a mancare in seguito allo sfollamento e alla decontestualizzazione dei residenti dal loro quartiere.
A subire questa politica discriminatoria e fortemente razzista sono stati soprattutto i bambini, trasferiti a metà dell’anno scolastico da un campo all’altro, impossibilitati quindi a mantenere una frequenza regolare all’interno delle scuole.
A tutto questo si sono affiancati i reiterati censimenti, il tentativo di prendere le impronte e il fotosegnalamento che è attualmente in corso.
Provvedimenti aventi la sola finalità di rendere ostile la città ai rom e peraltro in contrasto con le stesse linee guida delineate all’interno del Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), il quale prevede di sottoporre a fotosegnalamento solo coloro che non sono in grado di dimostrare con un valido documento la propria identità.
Mentre nella realtà queste pratiche vengono effettuate anche sui cittadini italiani, sui cittadini comunitari e su persone provviste di un titolo di soggiorno, in quanto tutte accomunate dal fatto di essere rom.
Questo il motivo per il quale oggi sono scesi in piazza i rom attualmente insediati al campo Candoni, con la volontà di “mettere la loro faccia per l’integrazione”, lasciandosi fotografare, o meglio “fotosegnalare”.
Ed è questo il motivo per il quale l’Arci ed altre associazioni erano lì presenti per chiedere una inversione di politica sul fronte dei campi rom e l’impostazione di una reale politica d’integrazione, che investa sulla scolarizzazione, sull’integrazione lavorativa, sui servizi sociali e su una reale convivenza pacifica.











