
Anche l’Italia ha celebrato la giornata del rifugiato. Ma nel 2009 le richieste d’asilo sono diminuite del 50 per cento.
Il 20 giugno in venti piazze di tutt’Italia si è celebrata la giornata mondiale del rifugiato. Chi subisce guerre, torture, persecuzioni e violenze nel suo paese d’origine ha il diritto di chiedere asilo altrove, come sancito dall’articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dall’articolo 18 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dall’articolo 10 della costituzione italiana.
A Roma quest’ultimo articolo è stato letto per strada, in varie lingue, nell’isola pedonale del quartiere Pigneto, uno dei più multietnici della capitale. In tutto il mondo sono più di venti i paesi dai quali si continua a scappare. Ma le dichiarazioni rimangono lettera morta se non si può entrare in un altro stato.
In Italia, come conseguenza della politica dei “respingimenti” adottata dal governo Berlusconi, le richieste di asilo sono diminuite da 30.492 nel 2008 a 17.603 nel 2009. E anche chi ha ottenuto asilo politico in Italia continua a non ricevere l’accoglienza necessaria per vivere in modo dignitoso.
La giornata del rifugiato non è stata una ricorrenza trionfale. In questa domenica di giugno il freddo inaspettato ha messo ancora più in evidenza le condizioni di vita drammatiche di chi vive di espedienti. “Ci siamo radunati per dare voce a chi non ne ha”, ha dichiarato Claudio Graziano, il responsabile dell’immigrazione dell’Arci di Roma.
Ma soprattutto, mancava la voce degli immigrati integrati, impauriti e minacciati dalle leggi sulla sicurezza e dalla crisi. Per rompere il silenzio e parlare di un diritto conquistato e sancito, ma non esercitato.
Di Helene Paraskeva
Da Internazionale











