Scorrete i programmi dei vari festival in giro per la penisola. Cercate il rock? Troverete diverse manifestazioni con nomi di punta e gruppi decisamente inutili circondati da molto hype. Potete ripetere l’esperimento con il reggae, il jazz, il blues, l’elettronica e perfino pizziche e tarantelle.Ma cosa succede se invece volete godere “semplicemente” di buona musica e pretendete “ingenuamente” di assistere a un degno concerto, a qualcosa che magari non vi cambia (forse) la vita, ma che almeno abbia un senso al di là del genere musicale, dell’etichetta o della “scena”? Succede, con molta probabilità, che siete costretti a peregrinare da una manifestazione all’altra o a dedicare la maggior parte del vostro tempo a girovagare con una birra sgasata per stand di magliette e spille. Se vi ritrovate in testa questa deprimente sensazione (e magari anche il bicchiere di birra sgasata in mano), rinfrancatevi. Esiste altro.
Per esempio la programmazione di uno dei più longevi e riusciti esperimenti della convalescente Estate Romana, la manifestazione “Roma Incontra il Mondo” al laghetto di Villa Ada. Un festival che si ispira all’”incontro” di civiltà, che cerca le tradizioni e le musiche di queste civiltà e che invece di chiudersi in una programmazione di genere si è lasciato contaminare da altri suoni senza perdere identità. Basta scorrere il programma per capire di cosa si tratta. Dal 18 giugno, inaugurazione celebrata dal duo romano Gabin accompagnato da Mia Cooper e dalle voci di Z-Star e Nadeah Miranda, sul palco si sono avvicendati nomi (e di conseguenza pubblici) che difficilmente i sacri custodi dell’ortodossia del “genere” metterebbero insieme in una playlist, figurarsi in un festival. Pensate ad esempio al doppio concerto di Luminal e Teatro degli Orrori (ovvero rock alternativo italiano o “indie”) con la cantautrice brasiliana Adriana Calcanhotto. O anche alla curiosa, intelligente e provocatoria dissertazione/chiacchiera di Margherita Hack accompagnata da Ginevra di Marco. Eppure, complice la luna che di solito cresce alle spalle del palco e i preziosi alberi di Villa Ada, ogni serata può riservare delle piacevoli sorprese.
Come il concerto dei lisergici Gong, dove l’”alieno diviso” Daevid Allen (72 anni), Gilli Smyth (77 anni) con le loro teiere volanti hanno impartito una bella lezione ai fanatici della novità che spesso si ritrovano nelle orecchie roba bollita già il secolo scorso. Ma si sa, loro sono di un altro pianeta e incontrare una civiltà aliena in un parco romano non è occasione che capita tutte le sere. Forse, per l’occasione, una pioggerellina di Lsd, non avrebbe guastato e avrebbe reso il tutto, come dire, più sgargiante. Ma i tempi son questi e con questi si fa i conti. Che dire poi dei nomi “storici” in cartellone? Due per tutti, Sud Sound System e Daniele Sepe (che chiuderà con brindisi la manifestazione il 7 agosto). Quello dei Sud, nonostante la mole di concerti che hanno macinato negli anni, resta uno degli appuntamenti più seguiti e che per fortuna non avete forse seguito, visto che quando salgono sul palco di Villa Ada l’intero parco è letteralmente assediato (ben oltre i confini della rassegna, tanto che un anno ci fu anche chi gonfiò un canotto e si mise a trasbordare le persone da una parte all’altra del laghetto). Per la programmazione completa basta visitare www.villaada.org. Se poi non disdegnate un consiglio, qualche concerto “imperdibile” si può provare a suggerirlo. In ordine rigorosamente cronologico, lunedì suonerà Maceo Parker & band, ovvero il sax che ha “accompagnato” James Brown e il nome che può essere tranquillamente usato come sinonimo di funk. Il giorno dopo, il 13, Kruder & Dorfmeister, ovvero il duo austriaco perso in mille progetti che ha inventato un approccio all’elettronica e al djing che ha lasciato il segno e che torneranno alla base per festeggiare l’anniversario del mitico “K&D Sessions”. Mercoledì 14 sarà la volta della voce di Petra Magoni e del contrabasso di Spinetti. E, ancora, il 15 (sì, sono tutti di seguito) il celebre Yann Tiersen. Non aspettatevi le sue più conosciute composizioni, perché farà rock, o almeno la sua peculiare concezione di rock. Sì, poi le Cocorosie e in mezzo tanto altro, ma non perdetevi Shantel con la Bucovina Club Orkestar il 19 luglio. Sarà difficile rimanere incollati alla sedia. Impossibile per spazio segnalare tutto, proviamo comunque a infilare altri tre nomi da tenere in conto: l’eclettico finlandese Jimi Tenor sul palco con i nigeriani Kabu Kabu, Mulatu Astatke con gli Heliocentric senza bisogno di motivarne la scelta e l’interessante artista cinese Sa Dingding per la prima volta in Italia. Per il resto, incuriositevi.
Di Sandro Podda
Da Liberazione
12/07/2010











