Archive for 25 febbraio 2011

Continua a Roma l’emergenza abitativa. Rom con Somali e rifugiati contro lo sgombero di Alemanno.

Tutto il mese di febbraio si è caratterizzato per le grandi proteste contro le minacce e gli  sgomberi della giunta Alemanno, arrivata ormai senza più proposte e soluzioni rispetto all’emergenza abitativa di migliaia e migliaia di persone rispetto al territorio romano.

Dopo la morte dei 4 bambini Rom avvenuta il 6 Febbraio in un insediamento precario  non troppo distante dal centro di Roma, le iniziative di protesta contro la politica emergenziale portata avanti dal Governo e dalla giunta Alemanno si sono susseguite giorno dopo giorno, sostenute dall’Arci di Roma e che hanno visto la sua partecipazione:

Giovedì 10 febbraio si è svolta la conferenza stampa su Casilino 900, per denunciare il fallimento dello sgombero effettuato l’anno scorso. I Rom sono ancora in situazioni più precarie dell’accampamento di Casilino  stesso, oltre ad aver perso tutte le relazioni costruite negli anni, compresa la scolarizzazione dei bambini e delle bambine.  Sabato  12 febbraio un gruppo di Rom del Kosovo, sgomberati proprio da Casilino 900 ed alloggiati presso il Camping River , hanno simbolicamente occupato uno stabile a Tor Sapienza rivendicando il diritto alla casa. Il successivo giovedì 17 febbraio si è tenuta la Manifestazione al Campidoglio contro il piano nomadi e per chiedere soluzioni abitative migliori per le comunità Rom presenti da anni a Roma, alloggiate nei campi attrezzati o nascosti in accampamenti senza luce e acqua, a rischio continuo di sgombero. In tutte le iniziative, le comunità Rom hanno sostenuto e direttamente manifestato insieme alle associazioni romane.

Altro filone di iniziative, ma sempre legate all’emergenza romana rispetto all’assistenza, sono state le conferenze stampa e gli incontri di denuncia sulla situazione dell’ex ambasciata somala, residenza di circa 100 rifugiati dalla Somalia, completamente abbandonati al loro destino benché abbiano tutti i diritti di essere sostenuti dal Sistema di Protezione dei Rifugiati. I posti finanziati sono qualche migliaio, e la maggior parte delle persone con protezione internazionale non hanno l’assistenza di cui avrebbero diritto. Il Comune di Roma si distingue anche qui per proporre sgomberi senza fornire alternative alloggiative alle precarie condizioni in cui sopravvivono queste persone.

L’Associazione “A buon diritto Onlus”, di cui è presidente Luigi Manconi, segue tutta la situazione di emergenza alloggiativa di Roma, ed ha convocato una conferenza stampa lo scorso 23 febbraio per presentare l’esposto fatto alla Procura di Roma. Con questa denuncia, il Sindaco Alemanno è stato formalmente indagato per non aver garantito l’incolumità dei 4 bambini Rom bruciati il 6 febbraio nella baracca in cui vivevano.

Resta da capire cosa succederebbe se, come già minacciato, venissero sgomberati i 150 immigrati di varie nazionalità che vivono nella zona di Pietralata in baracche auto costruite. 2 pullman della polizia li hanno avvertiti qualche giorni fa che dopo 2 settimane sarebbero tornati e avrebbero distrutto tutto. Altre 150 persone per strada, a chi giovano?

Fermiamo il massacro in Libia. Pane, lavoro, democrazia, accoglienza.

FERMIAMO IL MASSACRO IN LIBIA
Pane, lavoro, democrazia, accoglienza
IL MEDITERRANEO DEI GELSOMINI

C’è una Italia che si riconosce nella lezione di coraggio e dignità che arriva dal mondo arabo.

Il profumo dei gelsomini arriva anche nel nostro paese, anche nelle barche piene di giovani con la loro domanda di futuro.

Il messaggio che porta con sé ci dice che non è obbligatorio subire il furto di futuro, il sequestro della democrazia, né la fame di pane, lavoro e libertà.

Ci conferma che è possibile riprendere in mano il proprio destino, e scrivere insieme una nuova storia per il proprio paese e per il mondo intero.

Dimostra che il vento del cambiamento si può alzare anche dove sembra più difficile.

Oggi soffia da una regione rapinata dai colonialismi vecchi e nuovi, oppressa da dirigenti corrotti e venduti, violentata da guerre e terrorismi, troppo spesso contesa, divisa, umiliata.

Alzare la testa si può, anche quando costa immensamente caro, come il prezzo che il popolo libico sta pagando in queste ore per aver sfidato il dittatore.

Siamo tutti coinvolti da ciò che accade aldilà del mare. Le speranze e i timori, i successi e le tragedie delle sollevazioni arabe disegnano anche il nostro futuro.

Viviamo conficcati in mezzo al Mediterraneo ed è da qui che è sempre venuta gran parte della nostra storia.

Non possiamo restare in silenzio, mentre il Governo italiano tace, preoccupato solo di impedire l’arrivo di migranti sulle nostre coste, e ancora difende il colonnello Gheddafi.

Uniamo le nostre voci per chiedere la fine della repressione in Libia e in tutti gli altri paesi coinvolti dalla rivolta dei gelsomini, dallo Yemen al Bahrein fino alla lontana Cina.

Per sostenere i processi democratici in Tunisia e in Egitto e lo smantellamento dei vecchi regimi.

Per rafforzare le società civili democratiche che escono da anni di clandestinità e di esilio.

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Rivoltiamo gli Stati generali di Alemanno e Berlusconi

La comunità rom  della capitale italiana ha partecipato il 19 febbraio 2011 alla manifestazione degli abitanti di Roma contro il sindaco Gianni Alemanno chiedendo il rispetto per classi sociali più svantaggiate, posti di lavoro e la realizzazione delle promesse relative alla costruzione e la consegna delle case per i rom. Le fotografie sono scattate da Maria Stefanek.

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Accoglienza e protezione umanitaria temporanea per i migranti che stanno arrivando sulle nostre coste

La rivolta partita dalla Tunisia e dall’Egitto si sta estendendo ben oltre la riva sud del Mediterraneo. Era largamente prevedibile che la situazione determinatasi in quei paesi – a cui guardiamo con grande interesse – avrebbe prodotto anche movimenti di persone. Per anni abbiamo assistito alla chiusura delle frontiere e alla loro esternalizzazione in base ad accordi stretti dall’Europa e dal governo italiano con molti di quei regimi.

Alla prima prova, quella degli sbarchi di alcune migliaia di persone, l’Italia non si è dimostrata capace di fornire risposte efficaci e tempestive. Per giorni i migranti sono stati abbandonati a se stessi, addirittura costretti, le prime tre notti, a dormire per strada per la mancata riapertura del centro di Lampedusa, senza che il governo individuasse soluzioni rispetto all’accoglienza e allo status giuridico da riconoscergli.

Adesso la risposta non può essere rappresentata dal rafforzamento dei pattugliamenti e da un crescente protagonismo dell’agenzia Frontex.

Due cose vanno fatte con urgenza.

La prima è assicurare un accoglienza dignitosa a tutti. Il nostro paese non può continuare a gestire gli sbarchi di questi giorni con le sparate demagogiche, l’improvvisazione, la confusione e la superficialità. La soluzione deve essere una accoglienza diffusa e per piccoli gruppi, sulla scorta dell’esperienza della rete SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e non un mega ghetto costoso (che aiuterebbe soltanto un imprenditore privato a recuperare il buco di un affare andato male), in contrasto a quanto prevede peraltro la legge se, come dichiarato dal Ministro Maroni, l’intenzione è quella di svuotare i grandi centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) e trasferire tutti i rifugiati nel villaggio vicino Catania.

La seconda decisione che va presa subito riguarda il nostro Governo ma anche l’intera Ue. La condizione di chi fugge da un paese nel quale c’è instabilità e insicurezza non è, salvo casi particolari da vagliare singolarmente, quella del rifugiato o del titolare di protezione internazionale. Esiste una figura giuridica, prevista da una Direttiva europea recepita dalla nostra legislazione, che è quella della ‘protezione temporanea’. Tale tipo di protezione è dunque obbligatoria, oltre ad essere la più adatta, per situazioni come quelle di cui parliamo. Chi ne usufruisce ha diritto al rilascio di un permesso di soggiorno e non si vede preclusa la possibilità di presentare successivamente istanza per il riconoscimento della protezione internazionale.
Purtroppo l’opzione che sembra invece prevalere è quella di sottrarsi cinicamente alle proprie responsabilità, magari ‘non ostacolando’ la fuga dei tunisini verso la Francia, come già hanno fatto circa un terzo degli sbarcati.
Sarebbe una risposta ingiusta e miope nei confronti di una generazione che, in patria o fuori dai suoi confini, sta cercando di riprendere nella mani il proprio futuro.

www.arci.it

Milleproroghe: qualche mancia in chiave elettorale ma nessuna misura per uscire dalla crisi economica, sociale e culturale

Con l’ennesima fiducia viene troncato al Senato il dibattito sul decreto Milleproroghe, che ora passa alla Camera dove deve essere approvato in via definitiva entro il 27 febbraio. Per evitare di affrontare i 1100 emendamenti presentati, il governo si rifugia come al solito in un mostruoso maxiemendamento, in cui viene inserito di tutto per far passare questa o quella provvidenza in chiave elettorale.

Prima di entrare del merito delle norme che più ci riguardano, va fatta una considerazione sullo stato della nostra democrazia: la scelta della fiducia rimarca il carattere autoritario che ha assunto la modalità di governo e che spinge l’esecutivo a soffocare ogni anche timida manifestazione di autonomia del Parlamento, orami ridotto a mero validatore dei decreti governativi. In Italia, di fatto, i poteri sono diventati due perché quello legislativo è stato messo in condizione di non operare.

Sui contenuti e cercando di orientarsi in un provvedimento che meriterebbe una lettura più attenta di quella che impone la necessità di esprimere a caldo dei primi giudizi:
consideriamo negativo che venga confermato il tetto massimo dei 400 milioni per il 5 per mille, un vincolo solo in apparenza uguale a quello degli anni precedenti, perché da questi fondi va sottratto lo stanziamento “fino a 100 milioni” per i malati di Sla. Un fondo sacrosanto, ma che nulla ha a che vedere con la libera scelta del contribuente di destinare il suo 5 per mille all’organizzazione che preferisce.
Anche sulle tariffe postali le notizie non sono buone: dopo il taglio del 1 aprile del 2010 stiamo ancora aspettando il decreto che avrebbe dovuto almeno in parte reintegrare il fondo per le agevolazioni.

Torna la c.d. social card, e a sottolineare il carattere di pura beneficenza della misura, la gestione viene affidata in ‘via sperimentale’ ad enti caritativi che abbiano deternimate caratteristiche e forniscano precisi servizi (quasi una fotografia di chi si vuol favorire).

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Mille proroghe: non si affronta così la crisi!

Con il sì alla fiducia sul decreto “mille proroghe” il governo -afferma Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci!- “ripropone una serie di misure e ne avanza delle nuove che sono totalmente inadeguate rispetto alla grave crisi che siamo attraversando”.

Accanto ad alcune misure condivisibili come l’aumento dei fondi per il 5 per 1000 e la proroga al 31 dicembre del termine per poter impugnare il licenziamento da parte dei lavoratori con contratto cessato prima dell’entrata in vigore del “collegato al lavoro” vi sono alcune misure che giudichiamo molto negativamente: altri 30 milioni di regalo ai trasportatori, il condono ai partiti politici delle multe per le affissioni abusive dei manifesti, la reintroduzione parziale dell’elemosina della social card gestita dalle organzizazioni non profit, la tassa sul cinema.

“Non ci sono -continua Marcon- misure per lo sviluppo, per il welfare, per il lavoro, per le imprese. Mancano un disegno stategico e interventi strutturali per rilanciare il paese e l’economia. Non a caso proprio l’OCSE ci ricorda che per la crescita del PIL nel 2011, l’Italia è all’ultimo posto dei paesi del G7″. Sbilanciamoci! ripropone le sue misure per rilanciare l’economia e il lavoro con una manovra di 25 miliardi di euro per arginare la crisi e rilanciare le imprese e il lavoro.

Scarica il Rapporto 2011

Info su:

www.sbilanciamoci.org

Per un pride del sociale Insieme con i cittadini per un percorso di dignità, di diritti e giustizia.Roma accogliente, solidale, vivibile

Giovedì 17 Febbraio 2011  ore 15.00

scalinata del Campidoglio

Siamo donne e uomini dei servizi pubblici, della cooperazione sociale, dell’associazionismo e del volontariato. Il nostro lavoro è ascolto, accoglienza, fiducia, rispetto, azione sociale e promozione del benessere. Nella nostra attività incontriamo e coinvolgiamo i cittadini, in particolare gli emarginati, i poveri, gli anziani, i senza casa, i malati, bambini e ragazzi,  gli immigrati,  i rom, i diversamente abili e chi in qualche modo “fa fatica”.

Chiamiamo tutti i cittadini a difendere questo sistema di servizi, attività e interventi sociali distribuiti su tutto il territorio metropolitano. E’ un patrimonio indispensabile per la città che garantisce quotidianamente interventi di cura, sostegno e diritti.

Le politiche della Giunta Alemanno stanno distruggendo tutto questo:

  • Meno risorse per l’assistenza domiciliare e rischio di chiusura dei servizi per i minori (ludoteche e centri ricreativi estivi)
  • Diminuzione di posti negli asili nido, riduzione delle risorse per la prevenzione del disagio (sportelli di ascolto, unità di strada)
  • Riduzione dei servizi rivolti agli anziani ai cittadini immigrati, e alla promozione culturale e sociale
  • Ritardo cronico dei pagamenti dei servizi e prestazioni sociali
  • Esclusione dei Municipi e del Terzo Settore (associazioni, cooperative, volontariato) dalla programmazione e progettazione dei servizi sociali
  • Affidamento di mega appalti alle grandi organizzazioni (Croce Rossa Italiana) e progressiva riduzione della presenza delle associazioni, cooperative e volontariato.

Non vogliamo che tutto si trasformi in pura carità o assistenzialismo o peggio in un supermercato di prestazioni sociali vendute a poco prezzo sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini.

CHIEDIAMO:

o  Più risorse sul bilancio comunale per le politiche sociali, culturali e di promozione del benessere, per sviluppare e qualificare il sistema dei servizi decentrato nei territori;

o  Coinvolgimento attivo del Terzo Settore nella programmazione e progettazione dei servizi;

o  Riconoscimento della centralità dei territori e delle politiche municipali attraverso un tavolo permanente di coordinamento sulle politiche sociali tra Comune e Municipi;

o  Riconoscimento della dignità e professionalità del lavoro sociale attraverso l’adeguamento delle tariffe per l’erogazione di servizi di maggiore qualità.

Vogliamo una politica che metta come priorità la lotta alla solitudine e all’emarginazione, la prevenzione del disagio, la promozione del benessere  e affermi i diritti sociali per tutti.

Contro la crisi che colpisce i più deboli contro la precarietà nel lavoro  e nella vita chiediamo più risorse e più partecipazione per le politiche sociali.

Promuovono: CNCA Lazio, Ass. imprese sociali Città Visibile, Coordinamento enti infanzia e adolescenza, ARCI Solidarietà, Roma Social Club, Action Diritti, Lab 3 settore, Focus Casa dei Diritti Sociali, Unioni Comunità di Tipo Familiare per Minori Roma, Equorete, Libera, Coordinamento Cooperative Sociali Roma – Tipo B

Aderiscono: Forum Terzo Settore Lazio, Operatori sociali, operatori mediatori socio culturali Arciragazzi Comitato Roma, Coop Stand Up, Laboratorio dell’altra città IV Municipio, Coop L’apis, Coop La Cacciarella, Ass. il laboratorio, UISP Roma, Ass. Antropos , Ass. CERF, Cemea del Mezzogiorno, PAIR, Ass. Donne per la Solidarietà, Ass.ne Spirit Romanesc Roma, Coop. Il Treno, Rete degli Operatori delle Imprese Sociali, Coop Il Piccolo Principe, Celio Azzurro, Coop. Ruota Libera, Ass. La Maison, Centro Alfredo Rampi, ARCI Roma.

RIVOLTiAmo gli Stati Generali di Alemanno e Berlusconi!

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Sabato 19 Febbraio 2011 Ore 15.00 Piazza Vittorio

Partiranno gia’ da questa settimana le contestazioni agli Stati Generali di Roma Capitale, convocati dal sindaco Alemanno  per il 22 ed il 23 febbraio al Palazzo dei Congressi, durante i quali è prevista anche la partecipazione del premier Berlusconi.

Per l’occasione , alcune realtà territoriali hanno dato vita al comitato «Roma bene comune», che si riunirà sabato 19 febbraio ore 15.00 a Piazza Vittorio, per dare vita ad un corteo che arrivera’ sotto alla scalinata del Campidoglio per un pacifico ‘assedio’ del palazzo.

Slogan dell’iniziativa sarà proprio ‘Rivoltiamo gli Stati Generali di Alemanno e Berlusconi’.

 

Riapre il Circolo dei lettori al Pigneto!

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Venerdì 18 Febbraio 2011 dalle 18.00 alle 22.00

In occasione della riapertura

Aperitivo di sottoscrizione e live acustici di Titubanda, Gipsy Italien, Samb(a)riacamo.

 Ore 22.00

la festa prosegue al Fanfulla 101 con il concerto di Nova Huta.

Riapre finalmente al Pigneto il Circolo dei Lettori. Da Ex Smorzo, dopo svariate vicissitudini che vi racconteremo a viva voce, il Circolo diventa Fortebraccio, con il supporto dell’Arci e del Circolo Fanfulla.

Il Circolo dei Lettori Fortebraccio è un luogo che dà spazio e voce a tutti quei piccoli e medi editori “esiliati” dal mercato in condizioni sempre più anguste. Potrete trovare e richiedere tutte le novità e i libri introvabili, assistere a letture, incontri, laboratori, leggere comodamente seduti davanti a un caffè o a un bicchiere di vino e incontrare chi scrive e chi pubblica. Connessione wifi, punto ristoro, lettura libri e quotidiani saranno l’offerta durante l’orario di apertura del Circolo.

Sono già al Circolo, insieme al fondo Filippo La Porta, i libri di: Arcana, Avagliano, Biancoenero, Castelvecchi, Coniglio, Cooper, Edizioni Ambiente, Verdenero, Elliot, Fandango, Fermento, Gaffi, Gargoyle Books, Iacobelli, Infinito, Irradiazioni, minimum fax, Neo, Nottetempo, Nutrimenti, Puky.

Tutti gli editori che ci volessero contattare per avere visibilità al Circolo con una scelta di libri possono scrivere o chiamare i recapiti in calce a questo comunicato.

Info:

Chiara Di Domenico

chiaradido@gmail.com

SIAMO TUTTI EGIZIANI – SIAMO TUTTI TUNISINI. INDISPONIBILI AL RICATTO!

PRIMO MARZO 2011 a ROMA

Mercoledì 23 Febbraio ore 16:30

Assemblea Pubblica

Fac. Di Lettere, Università La Sapienza

Stiamo vivendo in un’epoca che ci chiama ad agire e a prendere parola ogni giorno. Ad indignarsi sì, non solo per le notti di Arcore, ma perché c’è la crisi e stiamo continuando a pagarla noi migranti, noi studenti, noi precari. La stiamo pagando con le nostre vite, messe sotto ricatto dal modello Marchionne, private di dignità da finte soluzioni come la sanatoria truffa o il decreto flussi triste gratta e vinci della povertà rinominato click-day..

Lo scorso anno la giornata del primo marzo ha lanciato innanzitutto un monito: una giornata senza di noi. Il noi ora si moltiplica e cambia di segno, diventa proposta di alternativa, costruzione di una possibilità di uscita dalla crisi, insieme. Lo scorso anno i migranti di Rosarno si erano da poco ribellati dandoci una lezione di dignità e di possibilità. Abbiamo raccolto quella lezione, abbiamo ascoltato le loro storie, trasformatesi in unico coro: per il diritto alla vita, alla salute, al reddito, alla formazione. Per il diritto al nostro futuro.

Quest’anno vuole essere una giornata nel solco delle tante mobilitazioni che stanno attraversando il paese, nelle quali già è accaduto che si ritrovassero migranti e donne italiane, studenti e operai metalmeccanici, precari e seconde generazioni di bambini privati di diritti. Bambini che, purtroppo, come accade a Roma, sono ridotti in cenere, senza neanche suscitare stupore ma rimpalli infiniti di giustificazioni inaccettabili tra il sindaco Alemanno e il ministro Maroni. Morti cui si rimedia con la riproposizione del cosiddetto “Piano Nomadi” che produce nuovi sgomberi e nuova miseria.

Quest’anno vuole essere una giornata che guarda alla forza e alla determinazione che ci stanno insegnando gli egiziani e i tunisini, affermando il diritto di vivere degnamente nei propri paesi, perché stanchi di vivere in paesi impoveriti da regimi autoritari o di avere come unica alternativa quella di immettersi nella spirale infernale della migrazione verso la “ricca Europa”.

Spirale che molto spesso conduce alla morte e non alla vita, non apre possibilità ma segna la fine di ogni sogno possibile. Chiusura di possibilità messa in atto come prova di forza verso tutti coloro che vogliono cambiare la propria condizione di vita, lottare per migliorarla. Come un copione tristemente noto, Maroni agita nuovamente lo spettro delle invasioni barbariche, per gestire l’”emergenza” di coloro che stanno sbarcando nel nostro paese nella speranza di accorciare la distanza tra la loro vita presente e i diritti fondamentali di ogni uomo e donna.

E ancora una volta si susseguono gli anatemi contro i presunti terroristi, gli speronamenti delle barche, la presa in ostaggio dei giovani che scelgono il viaggio alle condizioni di vita prodotte da regimi che il nostro paese ha appoggiato e deifeso. Inutili e scontati i riferimenti, in principio divertenti, a lungo andare amari, alle relazioni del nostro presidente con Mubarak.

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