La sentenza Mills passa inosservata
Di Rachel Donadio, The New York Times, Stati Uniti. Da Internazionale n.783 del 20/26 Febbraio 2009
Il 17 Febbraio un tribunale di Milano ha emesso una sentenza che in molti paesi farebbe crollare l’establishment politico. L’avvocato britannico David Mills è stato giudicato colpevole di aver accettato 600mila dollari per mentire e proteggere il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi. In Italia la sentenza non ha fatto neanche i titoli d’apertura del Tg della sera. L’onore è andato alle dimissioni del principale avversario politico di Berlusconi, Walter Veltroni, dopo la sconfitta del Partito Democratico alle elezioni regionali in Sardegna.
Mills ha annunciato che ricorrerà in appello: “Sono innocente, ma questo è un caso dalla forte valenza politica” In effetti anche Berlusconi è stato suo computato, fino a quando ha fatto approvare una legge (il Lodo Alfano) che concede l’immunità alle quattro più alte cariche dello stato.
Nella logica capovolta della politica italiana, la sentenza non è sembrata una sconfitta per David Mills, ma l’ennesima vittoria per Berlusconi, che negli ultimi quindici anni è riuscito a trasformare ogni suo problema giudiziario in un vantaggio politico. Più volte accusato di corruzione, il premier se l’è sempre cavata in appello o grazie alla prescrizione. E più riesce a sfruttare il sistema a suo beneficio, più sembra riscuotere l’ammirazione degli italiani.
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Facebook non mi Piace
Tom Hodgkinson. The Guardian, Gran Bretagna. Da Internazionale 733, 29 Febbraio 2008
FACEBOOK NON MI PIACE. IL SUOSlogan è: “Un servizio sociale per rimanere in contatto con le per-sone intorno a tè”. Ma un attimo. Perché mai dovrebbe servirmi un computer per conoscere delle perso ne? Perché le mie relazioni sociali dovrebbero passare attraverso le invenzioni di un gruppo di nerd californiani? Cosa c’è che non va nei pub? E poi è proprio vero che Facebook mette in contatto la gente? Non è che in realtà ci scollega gli uni dagli altri? Che invece di fare cose divertenti come parlare, mangiare, ballare e bere con gli amici, pensiamo solo a mandarci messaggi sgrammaticati e foto buffe? Un mio amico ha passato un sabato sera in casa da solo: è stato tutto il tempo su Facebook. Che tristezza. Altro che metterci in contatto: Facebook ci isola. Inoltre fa leva su una specie di vanità e di autocompiacimento.Continua a Leggere…
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Morire per la Coca-Cola

Minacce, aggressioni, agguati. In Colombia gli operai iscritti al sindacato rischiano la vita ogni giorno. Qual è la responsabilità dell’azienda? L’inchiesta di Mark Thomas.
Di Mark Thomas. Da Internazionale N. 766 del 17/23 Ottobre 2008
Bogotà può vantarsi di essere una città moderna, con un centro finanziario e perfino dei grattacieli. Ma il mondo del commercio internazionale sembra molto lontano quando si passa accanto ai venditori di sigarette sfuse e ai piccoli negozi con la merce che arriva fino al marciapiede. Lasciando la confusione mattutina delle vie laterali, in pochi minuti si raggiunge Teusaquillo, dove le strade sono più larghe e ci sono meno biche. Un tempo i ricchi vivevano qui, ma se ne sono andati da un pezzo. Al loro posto sono arrivati avvocati che difendono i diritti umani, associazioni e ong.
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La marcia da Roma
Furio Colombo - L’Unità - 4 Maggio ‘08
Chi avesse ascoltato Radio radicale la notte del 27 Aprile (tra il primo e il secondo giorno di ballottaggio) avrebbe potuto accumulare qualche dato utile per rispondere alla domanda sulla trionfale ascesa di Gianni Alemanno in Campidoglio.
Dunque, Radio radicale. Era in onda Marco Pannella, che invitava a chiamare il numero della radio per parlare di politica, una iniziativa civile che un po’ chiarisce e un po’ svelenisce. Ha chiamato Antoniozzi, lo ricordate? Era l’avversario di Zingaretti per la Presidenza della Provincia. Antoniozzi è una persona mite e confida a Pannella tutti i numeri sull’ondata di criminalità che - dicono loro - si è abbattuta su Roma, e chiede misure urgenti.
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A cento passi da Corleone
La Coop “Lavoro e non solo” lavora in luoghi in cui ancora si vive in trincea. Ma dove qualcosa sta cambiando.
Di Andrea Barolini da “Valori” N° 55 Dicembre 2007.
Entrando a Corleone si respira un’aria diversa. Rispetto agli anni ottanta e alla stagione delle stragi, la nuova strategia della mafia è palpabile. Oggi, quella sorta di pacificazione sociale di facciata voluta dal Boss dei Boss Bernardo Provengano dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino è il maquillage di questo paese. Un trucco. Eppure quella stessa strategia ha costretto Cosa Nostra ad allentare la morsa. Almeno un po’. Liberando spazi (fisicamente, ma soprattutto simbolicamente) che la parte sana della comunità di abitanti ha potuto finalmente occupare. E’ il caso della Cooperativa Sociale “Lavoro e non solo”, che dal 2000 gestisce (anche grazie al credito offerto da Banca Etica) un’azienda agricola sui terreni confiscati alla mafia nei comuni di Corleone e Monreale. Dodici ragazzi. Tra cui un agronomo, un commercialista, operai, operatori sociali. I terreni sono stati affidati loro dal consorzio Sviluppo e Legalità, il primo nato in Sicilia, costituito da otto comuni tra i più colpiti dalla mafia. Cento ettari di terra ripristinata alla legalità dai quali solo nel 2006 sono stati ricavati 450 quintali di grano, uva, vino, ceci, lenticchie e pomodori. E, soprattutto, che hanno significato un lavoro, un reddito e una nuova speranza.
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• Come Siamo Buoni
Di Binyavanga Wainaina. Da Internazionale n. 15 (14/20 Dicembre 2007)
“Secondo una statistica di una decina di anni fa, il quoziente d’intelligenza medio degli americani bianchi era 103. Quello degli americani di origine asiatica era 106. Quello degli ebrei americani era 113. Quello dei Latinoamericani era 89. Quello degli afroamericani era 85. Gli studi condotti in tutto il mondo arrivano più o meno alla stessa conclusione: 100 per i bianchi, 106 per gli asiatici, 70 per i subsahariani”. Dall’articolo di William Saletan Created equal, pubblicato dalla rivista on line Slate.
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• Nuovi e vecchi cattivi. La lista deve essere aggiornata.
Di Elisabetta Tramonto Da “Valori” N°53 Ottobre 2007
AAA cercasi un po’ di senso critico per stilare un nuovo elenco dei buoni e dei cattivi nel mondo dell’industria e della finanza.
Mc Donald’s, Nike, Adidas, Nestlè, Coca Cola. La top ten delle multinazionali da boicottare è sempre la stessa da almeno dieci anni. I siti internet di organizzazioni contestatrici riportano spesso informazioni vecchie, dati imprecisi e non aggiornati per motivare le ,campagne no logo. E se nel frattempo fosse cambiato qualcosa? Andando a cerare informazioni più recenti potremmo scoprire, magari, che quelli che abbiamo sempre considerato i grandi cattivi dell’economia globalizzata, hanno fatto qualcosa di buono.

Oppure potremmo trovare ulteriori conferme, aggiungendo alla nostra lista nuovi e ancor più gravi danni provocati dai giganti della marca. O magari potremmo accorgerci che oggi c’è anche chi si comporta peggio di Nike, o Coca Cola. Aziende che non sono nel mirino delle campagne di protesta o che, peggio ancora, sono sempre state considerate impeccabili e possono, quindi, agire indisturbate. E’ il caso di Volkswagen da sempre vista come un modello di responsabilità sociale d’impresa, per le ottime relazioni con le parti sociali, le condizioni di lavoro invidiabili, l’impegno a tutela dell’ambiente. Peccato che siano saltate fuori tangenti pagate a sindacalisti per comprare il loro consenso e diversi casi di corruzione tra i manager dell’azienda. O la casa di moda Armani certificata SA8000, denunciata dalla campagna Abiti Puliti per le condizioni di lavoro disumane in alcune fabbriche in India.











