La socialità  metropolitana per ricostruire legami

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ARCI Roma, all’Angelo Mai, il 3 maggio, terrà il suo decimo congresso. Dedicato alla socialità metropolitana

Arci Roma va a congresso, il decimo della sua storia dalla rifondazione dell’Arci. Orgogliosi delle nostre radici e delle nostre ali: i circoli nella loro poliedrica capacità di leggere e agire una città come Roma. Già dalla bella grafica della nostra Carlotta Cacciante è possibile intuire le vite “acrobatiche” di donne, uomini e collettivi che formano il circuito romano dell’Arco. Proprio come gli operai protagonisti di una famosissima foto, sospesi al 69° piano di un grattacielo in costruzione all’epoca della Grande Depressione, anche noi operiamo in bilico su un tessuto sociale sconvolto dall’accavallarsi delle crisi — da ultimo quella pandemica e poi la guerra — per curare le ferite e immaginare una vita alternativa attraverso la cultura, l’arte, il mutuo soccorso.

Il nostro decimo congresso si terrà il 3 maggio con oltre cento delegati che si riuniranno negli spazi dell’Angelo Mai, in via delle Terme di Caracalla, assieme a una quarantina di invitati, espressione delle istituzioni capitoline e del Lazio, o di reti associative romane e nazionali. Sono attesi, tra gli altri, il sindaco Gualtieri, gli assessori Zevi, Gotor, Pratelli, Catarci, Funari, i portavoce del Forum del Terzo settore del Lazio, di Cgil, Anpi, Csv, Società della cura e anche i nostri compagni di strada: le espressioni del protagonismo giovanile, ambientalista, studentesco, degli autorganizzati dello spettacolo, degli spazi occupati e autogestiti, i rappresentanti della comunità palestinese e di Cuba. Concluderà i lavori il presidente nazionale, Daniele Lorenzi.

Con i suoi 80mila soci iscritti a più di 80 circoli, Arci Roma costituisce la più ampia base associativa a livello provinciale della storica associazione nazionale culturale e ricreativa. Una molteplicità di esperienze che dà vita a una circolistica capace di coinvolgere più generazioni di attivisti e attiviste in 5mila eventi l’anno e in progetti di cittadinanza consapevole (mutuo soccorso, sportelli gratuiti, accoglienza integrata, supporto scolastico, solidarietà internazionale) spesso in quartieri segnati dalle crisi e dalle disuguaglianze. La progettualità dei circoli non si è interrotta nemmeno nei momenti più difficili scanditi dalla crisi pandemica. Arci Roma, con i circoli e con il comitato provinciale, è protagonista di esperienze di rigenerazione urbana, accoglienza, mutualismo come il progetto Akkittate, dedicato ai senza dimora, o di prestigiosi festival come “Villa Ada, Roma incontra il mondo”, esperienza trentennale che si riverserà anche in nuovi contenitori per la musica dal vivo.

È proprio questo intreccio tra pratiche culturali e mutualistiche che ha mosso l’associazione a dedicare il suo congresso alla complessità della “socialità metropolitana” che sarà il fulcro della relazione del presidente uscente, Vito Scalisi, e poi del dibattito.

La stagione congressuale si sta dipanando mentre gli spazi della cultura, della musica dal vivo e i circoli giovanili stanno riaprendo dopo due anni di blocco. Una ripartenza segnata da vecchie e nuove emergenze, dall’attesa di una delibera sul patrimonio pubblico, oppure da polemiche sulla movida osservata con le lenti deformanti del decoro e della sicurezza. Temi che, secondo Arci, non sempre la città riesce ad affrontare con gli strumenti della partecipazione e con la bussola dei diritti di tutte e tutti alla fruizione degli spazi, della cultura, della socialità . Preceduto da un lavoro intenso di scrittura a più mani del documento politico, il congresso sarà un ulteriore passaggio per intervenire nelle dinamiche cittadine ma soprattutto vuole essere un momento fondamentale per il consolidamento della nostra rete, delle relazioni fra i circoli, fra i soci, dello scambio di pratiche e di conoscenze.

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30 Formiche fa suonare il suo muro

Un murale di 170mq realizzato da Luca Zamoc per la sede di uno dei circoli di Arci Roma. Arte partecipata per la coesione sociale

Un nuovo murale di 170 metri quadri fa bella mostra di sé sulla Via Casilina, là dove la consolare incrocia via del Mandrione, sulla facciata di uno stabile incastonato fra due ferrovie e all’ombra delle arcate dell’Acquedotto romano.
Si tratta di “Il suono del tempo”, opera dell’artista modenese Luca Zamoc realizzata nell’ambito di un progetto di 30Formiche Aps, associazione culturale, affiliata ad Arci Roma, che da una decina d’anni ha aperto un circolo in questo luogo cruciale, tra i quartieri del Pigneto, della Certosa e di Torre Spaccata, nel V municipio. Il murale, che sarà  inaugurato nelle prossime settimane, è la nuova veste della facciata del palazzo che ospita la sede dell’associazione.

L’opera, dipinta durante il mese di dicembre 2021, è stata la terza fase di un laboratorio di street art,”Dalla teoria alla prassi”, iniziativa finanziata con fondi della Regione Lazio, in collaborazione PalomArt, network internazionale di arte indipendente che ha diretto la produzione del murales. Il laboratorio ha coinvolto decine di giovani partecipanti, sia in presenza che in diretta tramite piattaforme streaming sui social. Alcuni di loro si sono offerti come assistenti volontari per i giorni della realizzazione dell’opera.

L’arte partecipata, secondo i promotori di 30Formiche, è un formidabile strumento di coesione sociale e la street art ne rappresenta uno dei linguaggi più efficaci per operazioni di rigenerazione urbana e sociale estranei alle retoriche dominanti del degrado. Il Laboratorio – animato da artisti, esperti, operatori indipendenti e accademici e coordinato da Maura Crudeli, project manageer per Yourban 2030 – ha fornito gli strumenti e le conoscenze necessarie a gestire le fasi di progettazione e creazione di un’opera artistica restituendo le storia e il senso di un linguaggio nato per risignificare spazi urbani e soggettività altrimenti condannati all’abbandono e alla marginalità .
Luca Zanni, in arte Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dall’inchiostro su carta al digitale, dal fumetto all’arte pubblica.

 

Durante gli ultimi anni ha vissuto e operato a Milano, Berlino, Londra, Istanbul, Los Angeles e Barcellona.
«Ogni muro è muto, ma a questo volevo dare una voce, volevo che suonasse come il vostro circolo», ha spiegato Zamoc nel corso del Laboratorio. Il 30Formiche, infatti, è un punto di riferimento internazionale per la scena musicale e artistica underground. “Il suono del tempo” raccoglie una suggestione che, nei secoli, ha ispirato già  vari artisti, da Michelangelo a De Chirico: il fascino dell’antico e il dualismo tra presente e passato. Un grande specchio, elemento simbolico del contemporaneo, si infrange sul Torso del Belvedere, celeberrima scultura neo-attica del I secolo aC conservata nei Musei Vaticani. Sullo sfondo della gigantesca facciata è evidente l’influenza della pittura metafisica di Giorgio De Chirico.
«I murales sono monumenti temporanei perché hanno una loro caducità e questo fa parte del loro fascino – ha spiegato Zamoc – dalla loro presenza sorge un nuovo punto di interesse, un nuovo riferimento che caratterizza il contesto urbano».
«La street art – dice ancora Giuseppe Giannetti, presidente di 30Formiche – è stato uno dei linguaggi più apprezzati nel percorso di promozione culturale dell’associazione. Ci ha sempre interessato anche l’impatto che queste opere hanno sui territori che le ospitano per questo abbiamo colto al volo l’occasione dell’avviso pubblico di LAZIOcrea».

Caro bollette, Bologna cancella la Tari alle associazioni. E Roma?

Il sindaco di Bologna risponde all’appello delle associazioni: nel 2022 niente Tari. Arci Roma ha chiesto da mesi un impegno di Comune e Regione

Tutte le associazioni sportive, culturali, sociali e tutti gli impianti sportivi nel 2022 saranno esentate dal pagamento della Tari. Succede a Bologna dove il sindaco Matteo Lepore, durante un incontro con alcune realtà del terzo settore, ha annunciato che si tratta di «una decisione straordinaria: nel passato avevamo fatto degli sconti per alcuni periodi, mentre per il 2022 la azzeriamo per tutto l’anno per l’intero terzo settore, non solo per quello negli immobili del Comune di Bologna. Ci sembra un segnale importante, molto impegnativo per il nostro Comune, in questa fase così difficile». Entro marzo la modifica al regolamento Tari, per dare attuazione a questa decisione. Nei giorni precedenti le associazioni avevano scritto al sindaco per esprimere la loro preoccupazione sul caro energia, ulteriore duro colpo inferto al mondo dell’associazionismo della città , alle organizzazioni e agli spazi che in vario modo si occupano di cultura, socialità, sport e spettacolo, costrette negli ultimi due anni a frequenti periodi di chiusura e alla sospensione di molte attività .

Meno di 400 km più a sud di Bologna, anche noi di Arci Roma chiediamo da tempo che venga riconosciuto, con misure concrete, il diritto di esistere per il tessuto associativo che più di altri rischia di rimanere incastrato dal caro-bollette dopo aver scontato una lunga fase di incertezza e di fermo per via delle incongruenze dei vari dpcm. La nostra campagna Live Club Must Live, partita alla fine del 2021, ha chiesto – finora invano – al sindaco di Roma Gualtieri e al Presidente della Regione Zingaretti misure di sostegno alla ripartenza (blocco tari, sgravi osp, etc), in linea di discontinuità  con l’amministrazione che l’ha preceduto oltre all’apertura di un tavolo per immediati interventi di tutela del settore della musica dal vivo profit e non-profit, che in altre capitali, come Berlino, è stato riconosciuto al pari di istituzioni culturali e tutelato durante la pandemia per evitare le chiusure.  Tutto ciò perché il patrimonio associativo è stato prezioso durante le fasi più acute della pandemia, quando il mutualismo ha svolto anche un ruolo di supplenza nella distribuzione degli aiuti, e dovrà  avere un ruolo anche quando l’emergenza sarà  finita.

Ci saremmo aspettati di incontrare su questi temi i nostri referenti istituzionali, a partire dall’assessore alla Cultura di Roma Capitale, dopo tutti i buoni propositi formulati nella campagna elettorale. Così non è stato, non ancora almeno, ma intanto sui nostri circoli, sui luoghi della progettazione culturale e dell’intervento sociale aleggia, tra gli altri, lo spettro del caro bollette che rischia di sottrarre a questa città  l’energia dei nostri circoli.

 

Caro bollette, sostegni o chiudiamo!

Caro bollette, Arci: “Aumenti insostenibili. Chiediamo sostegni urgenti per tutti!”

La pandemia ha messo in ginocchio larga parte di questo Paese. Le famiglie sono in affanno, le imprese di ogni settore faticano a riprendersi, le risorse per i servizi pubblici non si trovano. Crescono le diseguaglianze sociali ed economiche. Anche Il Terzo Settore associativo e di volontariato non ce la fa più a stringere la cinghia; e se noi chiudiamo, a tante persone e famiglie verranno a mancare socialità, cura, cultura che spesso trovano solo nei nostri spazi.

La situazione pandemica sembrerebbe migliorare ma ecco un nuovo, temibile, baco del sistema: l’aumento spropositato dei costi di luce e gas. Un aumento che sta già producendo maggiore povertà, meno capacità di spesa delle famiglie e anche una crescita insostenibile dei costi di gestione di quel mondo associativo che con i suoi spazi sociali cerca di dare conforto alle persone fragili e alle fasce più deboli della popolazione. Gli aumenti delle bollette, che vanno dal 40% al 100%, potrebbero dare infatti il colpo di grazia anche a gran parte del mondo associativo che ha subito drammaticamente gli effetti delle chiusure, delle norme per arginare il covid-19, della poca attenzione di media e politica alle esigenze di quel mondo che garantisce coesione sociale e spazi di vita sociale.

Chiediamo che il Governo faccia l’impossibile per contenere il costo delle bollette. Persone e famiglie, Comuni e enti territoriali, piccole e medie imprese, non devono pagare il prezzo dei ritardi di una transizione energetica giusta. E neppure tutto il Terzo Settore associativo, troppo spesso dimenticato dai provvedimenti di ristoro e sostegno.

Segnaliamo al Governo, in questo momento così complicato della vita del Paese, che potrebbe essere ridimensionata la spesa militare che nel bilancio 2022 vale 26 miliardi di euro, il 3% dell’intero bilancio statale (a fronte, ad esempio, del solo 0,5% delle spese per la Cultura o dello 0,2% per la tutela della salute).

E’ urgente trovare una soluzione per arginare l’ennesimo tsunami che si sta abbattendo sul nostro Paese che aumenterà le diseguaglianze sociali e farà chiudere migliaia di spazi sociali e culturali! Per questi motivi e perché tutto ciò non accada Arci nazionale sostiene tutte le iniziative territoriali, da nord a sud, contro gli aumenti spropositati dei costi dell’energia.

 

 

 

Live club: Milano sta lavorando a una mappatura. E Roma a che punto sta?

I posti dove si suona sono luoghi di aggregazione sociale e culturale. Ma sono in crisi per via dei dpcm e perché non sono riconosciuti nella loro peculiarità. L’appello di Arci Roma a Comune e Regione [Vito Scalisi]

La scorsa primavera, a Milano, è stata presentata la prima mappatura delle realtà culturali cittadine. C’è dentro tutto, anche i live club e gli spazi ibridi.

I live club sono posti dove si ascolta musica, si mangia e si beve. La somministrazione serve a finanziare la programmazione artistica e culturale perché quasi mai si paga un biglietto per sentire un concerto. I live club sono da sempre luoghi di sperimentazioni di linguaggi, tasselli di progetti di rigenerazione urbana, con professionalità e saperi.

Gli spazi ibridi sono luoghi di socialità, creatività, rigenerazione, di sperimentazione di pratiche collaborative intrecciate ad attività commerciali. Librerie che offrono anche servizi di coworking; bar che funzionano anche come portinerie di quartiere; negozi che mettono in relazione persone per rigenerare o valorizzare intere aree di quartiere, spazi in cui si frequentano corsi e si fruisce di mostre e si ascolta musica o si assiste a performance.

Le differenze sono sottili ma spesso sono circoli. Circoli Arci. Le differenze sono sottili, ripeto, ma è urgente una definizione, una normativa. Perché, ad esempio, non essendo teatri e nemmeno ristoranti, quegli spazi, e la gente che ci lavora, sono rimasti tagliati fuori dai ristori e chissà se l’ultimo dpcm sarà in grado di rispondere alle aspettative e alle richieste del terzo settore e della società civile organizzata.

La mappatura milanese, varata come ultimo atto della precedente consiliatura, serve sia al pubblico per orientarsi nell’offerta culturale e nella scoperta della città, serve agli operatori per favorire gli scambi, serve a chi governa per individuare i soggetti e costruire una regolamentazione adeguata nel riconoscimento della peculiarità dei live club come luoghi di aggregazione sociale e culturale.

Ora l’assessore milanese alla Cultura, Sacchi, ha annunciato che sta per prendere forma un albo dei live club, «che andrà individuato con parametri seri e predefiniti (attività continuativa di proposta artistica e culturale dal vivo, organizzazione di un numero minimo di serate live, eccetera) e in seguito disciplinato e tutelato con una normativa dedicata».

Ci sembra molto interessante – perché è quello che propone a Roma Capitale e alla Regione Lazio Arci Roma assieme a tutte le realtà che danno vita al cartello di Roma Culture Diffuse – la disponibilità di Palazzo Marino, il municipio milanese, alla realizzazione congiunta di eventi-test, alla revisione del regolamento relativo alla Commissione comunale di vigilanza, alla realizzazione di un’iniziativa che riconosca pienamente il valore culturale dei live club come parte integrante del sistema cittadino dello spettacolo dal vivo.

A Roma, invece, profit e no profit, il mondo dei live club e delle sale da ballo è colpito al cuore da un decreto che mette di nuovo in ginocchio — incomprensibilmente — il settore della musica dal vivo e delle sale da ballo, senza prevedere alcun ristoro e misure antichiusure. Eppure è uno dei settori culturali più produttivi di Roma e d’Italia, quello dei live club e dei locali di intrattenimento ma è bloccato da misure come il divieto di somministrazione durante i concerti — a fronte già dell’obbligo di costose mascherine FFP2 e del super green pass — e la proibizione di assistere in piedi agli spettacoli, nonostante tutti indossino la mascherina e abbiano certificato il ciclo vaccinale.

E’ utile ribadire che, nel caso specifico dell’associazionismo, la somministrazione, pur essendo attività complementare, è connessa inestricabilmente all’attività culturale per cui è incomprensibile e cieco applicare le disposizioni che valgono per grandi spazi come Palaexpo e Auditorium, anche a queste strutture come le nostre che vivono soprattutto di autofinanziamento e senza biglietterie. Su questo ci piacerebbe che si aprisse un dibattito nella società e a tutti i livelli istituzionali che coinvolga l’associazionismo e le organizzazioni di categoria.

Infatti, per porre argine alla morte dei club, Arci Roma ha lanciato un appello al Campidoglio e alla Regione Lazio, che già ha raccolto decine di adesioni, per chiedere di predisporre tempestivamente misure di sostegno alla ripartenza (blocco tari, sgravi osp, etc); di farsi portavoce delle istanze di questo comparto anche al livello regionale e in sede di conferenza Stato-Regioni (esiste anche la rete tra gli assessori alla cultura delle principali città d’arte che potrebbe svolgere un ruolo molto positivo a livello nazionale), e di aprire un tavolo che ponga al centro immediati interventi di tutela del settore della musica dal vivo, profit e non-profit — che in altre capitali, come Berlino, è stato riconosciuto al pari di istituzioni culturali e tutelato durante la pandemia per evitare le chiusure. L’appello è stato già sottoscritto da artisti, band e circoli anche alcuni che non fanno parte dell’Arci, segno che il tema è molto sentito in un campo già segnato moltissimo dall’incertezza collaterale alla pandemia.

 

Live club must live!! Salviamo la musica dal vivo e chi ci lavora

Un appello di Arci roma al sindaco Gualtieri, al presidente della Regione Zingaretti e all’assessore alla cultura del comune di Roma, Miguel Gotor

 

Un decreto, quello appena varato dal Governo, mette di nuovo in ginocchio — incomprensibilmente – il settore della musica dal vivo e delle sale da ballo, senza prevedere alcun ristoro e misure che ne evitino le chiusure. Colpito al cuore nuovamente uno dei settori culturali più produttivi di Roma e d’Italia, quello dei live club e dei locali di intrattenimento. Il divieto di somministrazione durante i concerti (a fronte già dell’obbligo di costose mascherine FFP2 e del super green pass — che viene in questo modo depotenziato e svuotato di senso) e la proibizione di assistere in piedi agli spettacoli (nonostante la mascherina e i vaccini) rendono impossibile l’attività di un settore che propone spettacoli perlopiù ad ingresso gratuito, le cui uniche entrate, per coprire costi di cachet e costi fissi delle sedi, sono proprio quelli della somministrazione. Nel caso specifico dell’associazionismo, la somministrazione, pur essendo attività complementare, è connessa inestricabilmente all’attività culturale. Incomprensibile e cieco applicare le disposizioni che valgono per grandi spazi come Palaexpo e Auditorium, anche a queste strutture che vivono soprattutto di autofinanziamento e senza biglietterie.

 

Per porre argine alla morte dei Club, Arci Roma rivolge un appello al Comune di Roma e alla Regione Lazio per chiedere:

  • l’apertura di un tavolo che ponga al centro immediati interventi di tutela del settore della musica dal vivo profit e non-profit – che in altre capitali, come Berlino, è stato riconosciuto al pari di istituzioni culturali e tutelato durante la pandemia per evitare le chiusure
  • di predisporre tempestivamente misure di sostegno alla ripartenza (blocco tari, sgravi osp, etc), ponendosi in linea di discontinuità con quanto fatto dall’amministrazione che l’ha preceduta.
  • che Campidoglio e Regione Lazio si facciano portavoce delle istanze di questo comparto anche al livello regionale e in sede di conferenza Stato-Regioni

 

Vito Scalisi Presidente Arci Roma

Claudio Graziano Arci Lazio

 

Prime adesioni pervenute:

Adriano Bono
Bianca La Jorona
Villa ada Roma Incontra il mondo Festival
Village Celimontana Festival
Fanfulla Circolo Arci
Trenta Formiche Circolo Arci
Angelo Mai
Brancaleone
Sparwasser Circolo Arci
Dissesto Cult
Pianeta Sonoro Circolo Arci
Ibidem Live Club
Ea Lab
Pentalfa Club
Circolo Arci Pietralata
Metrocore circolo Arci
Ass. Cult. “La Pentola a Pressione”
Fleurs du mal
associazione Popoff
circolo di Sanlorenzo-sportelli popolari
33 Centiletri
APS Anytime
Arci Ar Circolo
Arci Timba
Assisi 33
Associazione Centro Ottava
Associazione Musicale seicorde
Argot
E’ArrivatoGodot
Il condominio APS
Il Palco APS
MetroCore APS
Mister Songs
Pianeta Sonoro APS
Roma ArtFactory APS
Sparwasser APS
Pentatonic Live club
Urban Monkey APS
Cotton Club

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Partire da Scup alla conquista dello spazio

Tutte e tutti con Scup e per una vertenza generale sugli spazi sociali di questa città [Vito Scalisi]

Ma che rigenerazione urbana è quella che espelle da un quartiere proprio chi porta avanti pratiche molteplici, solidali e autogestite di rigenerazione urbana?

E’ quello che sta capitando ai compagni e alle compagne di Scup che entro il 31 dicembre rischiano di vedere cancellata nuovamente la loro esperienza. La prima volta è stata nel 2015 quando vennero cacciati dalla prima sede di Via Nola, a S.Giovanni che, sei anni dopo, è ancora assediata da una muraglia di lamiere di metallo zincato guardate a vista da un vigilantes.

Adesso RFI (Rete Ferroviaria Italiana) vuole liberare gli stabili che ospitano Scup in vista della futura vendita degli edifici, e ancora non è stata trovata una soluzione per mettere in sicurezza il progetto ed evitare lo sgombero. Sottoscriviamo le parole di Scup: «Come a San Lorenzo, anche nel quartiere che circonda la stazione Tuscolana Roma fa guerra agli spazi sociali, schierandosi al fianco degli interessi privati e contro le realtà sociali autogestite, verso le quali dichiara una solidarietà tutta astratta, che non riesce mai a tradursi in azioni concrete».

I capannoni di via della Stazione Tuscolana erano totalmente fatiscenti e in abbandono. Scup li ha recuperati con anni di impegno collettivo, ottenendo anche la bonifica dall’amianto a tutela della salute pubblica, e li ha aperti al quartiere per attività culturali e sportive gratuite o a costi popolari.

Dicono ancora a Scup: «Perdere questa esperienza, questi spazi e servizi di interesse pubblico in nome della finta “rigenerazione urbana” proposta da Reinventing Cities, significherebbe sancire la sconfitta della politica nella gestione della città e del suo destino urbanistico. Se è vero che le ultime elezioni amministrative hanno segnato un cambio di passo nell’amministrazione di Roma, come è stato più volte dichiarato dai loro vincitori, questo è il momento di dimostrarlo dando seguito alle promesse fatte negli scorsi mesi».

Ci saremo anche noi all’assemblea pubblica martedì 21 dicembre alle ore 18,00 tra tutte e tutti quelli che intendono mobilitarsi contro lo sgombero e trovare una soluzione rapida, sicura e stabile per mettere in sicurezza il progetto e aprire una vertenza complessiva in difesa di tutti gli spazi sociali. Perché le vicende di Esc, Scup e della casa di Pasolini a Rebibbia — solo per citare tre casi recentissimi — restituiscono un quadro complesso della situazione degli spazi sociali di questa città.

Roma è una città di culture diffuse elaborate, prodotte e diffuse da una molteplicità di soggetti collettivi che provano a contrastare il degrado del senso comune e resistere alle crisi sociale, sanitaria, economica. La cittadinanza consapevole e lo sviluppo sostenibile sono legati in maniera indissolubile alla capacità di azione di questi soggetti di produzione di cultura, mutualismo e conoscenza anche utilizzando i nuovi strumenti della coprogrammazione e della coprogettazione per venire a capo della cronica frammentazione dell’offerta, dello squilibrio fra centro e periferia, della carenza di spazi e risorse.

Cultura, mutualismo e creatività sono parole chiave per la ricucitura del tessuto sociale e per la produzione di reddito.

Durante la pandemia, a fronte della drammatica chiusura degli spazi per lo spettacolo dal vivo e la socialità, questo patrimonio di culture diffuse è riuscito sia a riconvertire le energie, le risorse umane e anche gli spazi in progetti di mutualismo, sia a tessere la rete tra i coordinamenti per l’elaborazione progettuale e politica. Ma la cultura ha bisogno di spazi certi perché possa prendersi i suoi tempi e costruire inclusione, conoscenza, confronto e divertimento.

La disuguaglianza non è solo tra ricchi e poveri, centro e periferia ma tra realtà e istituzioni culturali forti, da un lato, con finanziamenti sicuri e ritorni di mercato, e piccole istituzioni dal basso, sociali, teatrali, ricreative, artistiche che operano in territori di frontiera svolgendo una funzione insostituibile contro la desertificazione e spesso, troppo spesso, di supplenza rispetto alle istituzioni, alla scuola ecc…

Le tremila associazioni socio-culturali attive in città coinvolgono almeno 600mila cittadini nelle loro attività (spettacoli, concerti, percorsi formativi, mostre, proiezioni, arti visive, letture, incontri intergenerazionali, teatro integrato, attività per bambini) e 25mila tra lavoratori e artisti. Bene, questo mondo deve essere riconosciuto subito, oggi, riconoscendone il valore socio-culturale. Va subito cancellata la delibera 140, scritta male e ancor peggio portata in attuazione.

Un pezzo importante della relazione tra i nostri circuiti e Roma Capitale può essere imperniato sui temi del riuso e della rigenerazione del patrimonio inutilizzato e abbandonato e dei beni confiscati alle cosche. Ma la precondizione, per tutto questo, è la mobilitazione permanente, il mutuo soccorso, l’elaborazione di una piattaforma comune.

 

 

 

 

Non si possono lasciare sole esperienze come Zalib

Un centro giovani costretto a “chiudersi” da una burocrazia incapace di assicurare la legalità necessaria ad operare [Vito Scalisi]

«Cari e care. Zalib chiude per un po’». L’annuncio corre sui social in un 8 dicembre romano che più uggioso non si può. Zalib è un Centro Giovani affidato all’omonima associazione in piena Trastevere. Ragazzi/e da 15 a 30 anni che s’erano, anzi sono ancora convinti di farcela, di riaprire la libreria in cui sono cresciute/i, in Via della Gatta, quando, ad ottobre 2017, dopo vent’anni di attività, Marco (Zalib, appunto, “mitico e burbero gestore”) sta per soccombere alla concorrenza dell’e-commerce e al peso degli affitti del centro storico. E’ una bella storia, la trovate sul loro sito, ma provo a riassumerla: quel giorno di ottobre Marco, il libraio, dà il triste annuncio e poco dopo, roba di ore, i “suoi” ragazzi – “I ragazzi di Via Gatta, si sono chiamati – si sono attivati con un crowdfunding, la campagna #SaveZalib e il rilancio delle attività in libreria grazie a 20.000 euro raccolti in meno di un mese e riuscendo ad attivare l’attenzione delle istituzioni (dal Municipio I Roma Centro alla Regione Lazio) e della stampa.

La trattativa con la proprietà non va bene e il 17 novembre il vecchio Zalib ha chiuso ma intanto quelli di Zalib erano entrati in rete con le altre realtà culturali romane e hanno continuato «a promuovere cultura fatta dai giovani per i giovani», libreria, lab culturale, masterclass, cinema, corsi di teatro, graphic design. Il Primo Municipio gli assegna il “Centro Giovani I Municipio” di via della Penitenza 35 in attesa di una casa definitiva in cui riaprire la libreria. La storia che restituisce una navigazione sul loro sito è un racconto allegro, impegnato che si interrompe bruscamente con le slide pubblicate sulla pagina fb in cui, «a malincuore» annunciano che per un po’ il portone colorato del Centro Giovani resterà sbarrato a seguito della «mancanza di alcuni documenti fondamentali per uno svolgimento delle attività culturali in piena legalità. I/le ragazzi/e ricordano di aver sempre chiesto di operare in conformità «con i valori dello spazio, con le sue regole e con le norme amministrative annesse». Di fronte a un estenuante temporeggiare, accompagnato da continue rassicurazioni, abbiamo deciso di non fermarci». Solo negli ulti 7 mesi, l’aula studio di Zalib è stata aperta per 210 giorni, con 200 eventi, 83 associazioni «amiche e ospiti» e 13mila nuovi iscritti. Ma gli interlocutori politici «non sono riusciti ad assicurarci la legalità necessaria allo svolgimento di tutte le attività».

Da qui la decisione di chiudere per non rischiare «ulteriori sanzioni» e per non continuare ad avallare un sistema incapace di tutelare giovani che lavorano per l’animazione culturale e sociale. L’altroieri sono stati convocati dalla nuova presidente del Primo, Lorenza Bonaccorsi e l’esito dell’incontro li fa «ben sperare in una soluzione fattiva e rapida degli impedimenti amministrativi».

Ci risiamo. Un progetto appena annunciato dopo pochi mesi costretto a sospendere le attività! Proprio non si vuole comprendere come funziona una associazione di promozione culturale! Non basta dare delle chiavi di uno spazio come spesso accaduto con concessioni raffazzonate e senza nessuna certificazione degli immobili, privi dei requisiti di sicurezza e messa a norma, senza riconoscerne il ruolo, il funzionamento delle attività, la necessità di specifiche professionalità, il ruolo centrale del lavoro che non può essere demandato solo al volontariato estemporaneo, le forme di autofinanziamento in mancanza di fondi pubblici e metterle al riparo da ogni forma di contestazione legislativa e da ogni accertamento.

Il Terzo settore è una cosa seria e va letto come tale anche quando si occupa di cultura. Organizzare incontri, concerti, performance, festival, mostre, rassegne cinematografiche, sale studio, laboratori non è un gioco. Ci vogliono competenze e professionalità specifiche, si prendono impegni e ci si espone economicamente. Le associazioni sono state chiuse e confinate in difesa delle loro attività, private della loro propensione ad operare dentro e fuori le mura di uno spazio fisico.

Per troppi anni abbiamo concordato la programmazione culturale di questa città con i vigili e la polizia amministrativa. Bene hanno fatto i ragazzi e le ragazze di Zalib a sospendere ogni attività. Come Arci Roma siamo a disposizione.

Roma Culture Diffuse, proposte per una amministrazione culturale condivisa

Ci saremo anche noi di Arci Roma alla giornata di studi del 9 dicembre con la partecipazione di Miguel Gotor, nuovo assessore alla Cultura di Roma Capitale

Roma è una città di culture diffuse elaborate, prodotte e diffuse da una molteplicità di soggetti collettivi che provano a contrastare il degrado del senso comune e resistere alle crisi sociale, sanitaria, economica. La cittadinanza consapevole e lo sviluppo sostenibile sono legati in maniera indissolubile alla capacità di azione di questi soggetti di produzione di cultura e conoscenza, alla possibilità di interagire con le istituzioni (Roma è anche il polo scientifico più importante), con i territori e le pubbliche amministrazioni anche utilizzando i nuovi strumenti della coprogrammazione e della coprogettazione per venire a capo della cronica frammentazione dell’offerta, dello squilibrio fra centro e periferia, della carenza di spazi e risorse.

Per questo le reti dell’associazionismo culturale parteciperanno alla Giornata pubblica di studi che si terrà giovedì 9 dicembre, dalle 10.30, al Teatro Porta Portese con la partecipazione di Miguel Gotor, assessore alla Cultura di Roma Capitale e Erica Battaglia, presidente della commissione Cultura e politiche giovanili dell’Assemblea Capitolina.

“Roma Culture Diffuse: proposte per un’amministrazione condivisa” vuole articolare riflessioni e proposte nell’urgenza di una discontinuità delle politiche culturali da parte di Roma Capitale.

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Roma Culture Diffuse è una rete di cinque importanti coordinamenti delle arti radicati nel territorio della città. Il confronto tra queste soggettività — Corsa, coordinamento delle scuole d’arte, Forum nazionale dell’Educazione musicale, Unione Teatri Romani, Feditart, Arci Roma più il Forum del Terzo settore del Lazio — è in corso fin dal primo lockdown. La rete abbraccia molte migliaia di operatori a Roma e decine di migliaia di famiglie.

La giornata si articolerà sui temi delle attività culturali, degli spazi pubblici e privati, della formazione, degli investimenti e della coprogettazione con relazioni di Checco Galtieri, Gino Auriuso, Vito Scalisi, Stefano Ribeca e Francesca Danese.

Secondo l’Istat, il settore dello spettacolo dal vivo impegna circa 200mila tra lavoratrici e lavoratori, il 36% dei quali opera nella Capitale. Il Nuovo IMAIE, istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori, conta ad oggi 24mila iscritti di cui la metà vive e/o lavora a Roma.

Delle Associazioni Culturali che hanno avuto diritto al ristoro della Regione Lazio almeno un migliaio opera a Roma. Centinaia di scuole d’arte sono afferenti alle reti promotrici del coordinamento e oltre 5 mila lavoratori intervengono a Roma su un tessuto di oltre 70mila allievi presso le proprie sedi e nelle attività nelle scuole di ogni ordine e grado a partire dagli asili-nido. Oltre 80 mila soci quasi cento circoli culturali valorizzano anche l’operato di volontarie e volontari per l’attivazione di scuole popolari di italiano per stranieri, per sportelli legali-amministrativi rivolti a italiani e migranti, per azioni di contrasto alle povertà e alle disuguaglianze, mostre, sale, studi di registrazione, attività a supporto Dsa e Bes, centri anziani, e centri culturali multi-disciplinari.

Cultura e creatività sono parole chiave non solo per la ricucitura del tessuto sociale ma anche per il rilancio del sistema produttivo della capitale. Il “Sistema produttivo culturale e creativo” prima della pandemia generava il 16,6% del valore aggiunto coinvolgendo il 6,1% degli occupati (da Symbola/Unioncamere) e di tutto ciò Roma possiede almeno un terzo.

Quella degli operatori culturali è una città nella città, difficile da perimetrare per l’alto livello di invisibilità degli occupati, soggetti come sono alla precarietà delle risorse e dell’occupazione e alla mancanza di protezione sociale.

Durante la pandemia, a fronte della drammatica chiusura degli spazi per lo spettacolo dal vivo e la socialità, questo patrimonio di culture diffuse è riuscito sia a riconvertire le energie, le risorse umane e anche gli spazi in progetti di mutualismo, sia a tessere la rete tra i coordinamenti per l’elaborazione progettuale e politica.

 

Se hai bisogno di un aiuto alimentare, hai diritto a scegliere cosa ricevere

E’ in funzione Nonna Roma Social Market, innovativo emporio solidale [Vito Scalisi]

Viale Togliatti 979 è l’indirizzo del Nonna Roma Social Market, l’emporio solidale in funzione tre giorni a settimana dall’inizio dell’estate grazie a un progetto finanziato dal bando Comunità solidali della Regione Lazio. Una pratica innovativa di mutualismo, uno degli strumenti di politica sociale attiva che prova a incidere sul rapporto di dipendenza tra chi aiuta e chi è aiutato per dare maggiore consapevolezza e dignità alle famiglie coinvolte.

Per supportare questo progetto, si può donare su: nonnaroma.it/socialmarket

Funziona così: una parte delle famiglie assistite da Nonna Roma non ricevono più il pacco alimentare ma potranno fare la spesa scegliendo quello che vogliono. Accederanno al servizio attraverso una card e a un sistema di assegnazione mensile di punti-spesa commisurati al bisogno, per poter scegliere i prodotti e i beni di prima necessità sulla base delle loro esigenze alimentari.

Una tendenza che era emersa anche nell’articolarsi delle pratiche di solidarietà e mutualismo durante la stagione del lockdown: aiuti alimentari in qualche modo personalizzati dal punto di vista dell’offerta, legati a necessità specifiche e a desideri perché ciascuno di noi ha voglia di qualcosa, oltre al bisogno di nutririsi. Inoltre era chiara ai volontari e agli operatori l’esigenza dell’eliminazione dei disagi legati al pacco alimentare, come la frustrazione e la mortificazione da parte di chi lo riceve. Le nuove povertà prodotte dalla pandemia sono costituite anche da chi, fino ad appena un anno fa, faceva parte del cosiddetto ceto medio. L’Istat ha contato che in un anno oltre un milione di persone è entrato in una condizione di povertà assoluta e anche se l’emergenza sanitaria sembra ridimensionarsi, l’emergenza sociale si è invece notevolmente aggravata durante l’anno di pandemia.

Insomma, “la solidarietà non è un pacco”, disse qualcuno all’epoca dell’introduzione delle card in alcuni programmi di assistenza. Anche l’emporio si basa su un’idea semplice: se hai bisogno di un aiuto alimentare, hai diritto a scegliere cosa ricevere.

Lì dentro c’è tutta Arci Roma non solo perché Nonna Roma è un’associazione di volontariato, l’unica, affiliata al comitato romano di questa storica associazione ma perché i nostri circoli, dalla pandemia in poi, sono sempre più un intreccio di creatività artistica, socialità e pratiche solidali. Nell’anno orribile 2020, donne e uomini di Arci Roma e i suoi circoli hanno dato vita a una progettualità capace di aiutare migliaia di persone che si inserisce nella più generale battaglia contro povertà e disuguaglianze di questa città.