No Pride with genocide!

Socз e circoli di Arci Roma attraverseranno il Roma Pride consapevolз che la lotta è resistenza – e mai complicità

Nessun orgoglio è possibile se è in atto un genocidio!

Le nostre libere soggettività insieme ai circoli della rete romana di Arci saranno sabato al Roma Pride; per fare più rumore possibile, e irrompere con desideri e ragionamenti in uno spazio che non può ignorare quello che accade a Gaza e che non può che essere voce critica di fronte alla presenza di sponsor che sfileranno durante il corteo.

L’assenza di azioni di contrasto ai crimini d’odio motivati da orientamento sessuale e identità di genere continua a produrre un’escalation di violenza diffusa; l’attuale governo non esita a farsi portavoce di attacchi e forzature ideologiche contro le persone Lgbtiq+, negando diritti e dignità di esistenza.

Consapevolз che la lotta è resistenza – e mai complicità – saremo al Pride

Perché ogni corpo si libera se tutti i corpi diventano liberз

Perché i privilegi di alcunз non siano l’oppressione di altrз

Con rabbia e con amore, come ogni giorno

Pratiche transfemministe contro una violenza che non è neutra

Le istituzioni hanno un debito di cura con tuttз noi. Per questo esigiamo le case delle donne [Sara Grimaldi]

Ho nitido nei mie ricordi di bambina e poi di adolescente, l’immagine delle donne di famiglia che si occupano di altre donne, di quelle che si sono ritrovate in relazioni violente, di quelle che sono state picchiate o di quelle schiacciate attraverso la violenza psicologica…con cura e amore ma senza dare nell’occhio, possibilmente senza che si sapesse, come se ci fosse una vergogna, una colpa in quello che accadeva… senza fare RUMORE.

Non è più quel tempo! Oggi le nostre voci  si alzano forti nella scena pubblica chiedendo una trasformazione radicale. Oggi non vogliamo solo correre ai ripari ma costruire una cultura che favorisca la libera espressione e l’autodeterminazione di ogni persona.

L’obiettivo principale che oggi vogliamo porre a tutt3 noi è quello di contrastare la violenza di genere e dei generi perchè ci riguarda tutt3; vogliamo trasformare la realtà sociale a partire da noi, collocandoci nelle lotte intersezionali e decostruendo la cultura patriarcale interiorizzatada tutt3.

Dobbiamo dare visibilità a tutto quel lavoro trasformativo che già c’è in giro per l’Italia dentro e fuori dai circoli, alle case delle donne, agli sportelli sociali, ai progetti di accoglienza per soggettivita lgbtqi+, alla formazione delle soc3, ai progetti culturali ed educativi che ogni giorno decostruiscono la cultura della violenza patriarcale e riuniscono comunità basate su ascolto rispetto e cura.

Nelle foto, realizzate dal circolo CFFC Roma, alcuni momenti dell’immenso corteo del 25 novembre indetto da Non Una di Meno

A Roma dal 17 ottobre il movimento transfemminista è impegnato a combattere contro la violenza istituzionale della Regione Lazio che  ha votato una delibera che dispone lo svuotamento della casa delle donne Lucha y Siesta,il ricollocamento dei nuclei accolti, la ristrutturazione e la messa a bando degli spazi di quello che oramai da 15 anni è un BENE COMUNE di questa città  e che ha dovuto svolgere un compito che dovrebbero avere enti pubblici,  ha dovuto sopperire alla mancanza di posti letto per persone che devono fuggire da situazioni di violenza (con buona pace della ratifica della convenzione di Instanbul).

NON SI PUO’ RIDURRE LA COMPLESSITA’ DI UNO SPAZIO DI QUESTO TIPO A MERO SERVIZIO DA METTERE A BANDO.

Così come è stato per la casa internazionale delle donne dobbiamo schierarci in maniera determinata perché sappiamo che la violenza di genere non è neutra e non si affronta in maniera neutra; è un fenomeno politico, sistemico, pervasivo. Per contrastarla occorrono pratiche femministe, transfemministe e laiche.

Lucha y siesta era un luogo abbandonato da ATAC e restituito alla collettività nel 2008, nel 2019 si è avviato il processo di progettazione partecipata come bene comune femminista e transfemminista, un luogo per le donne e tutte le soggettività oppresse dal patriarcato, un centro antiviolenza e una casa rifugio.

E l’Atac, ex proprietario dell’immobile – si è costituita parte civile nel processo per l’occupazione dell’immobile, con prossima udienza il 27 novembre. Dopo aver lasciato abbandonato l’immobile per anni, la partecipata del Comune di Roma chiede un risarcimento di 1,3 milioni di euro per il danno che sarebbe stato arrecato alla collettività da chi, invece, ha dato risposte concrete quando le istituzioni mancavano.

Le istituzioni hanno un debito di cura incalcolabile verso le donne e le soggettività lgbtqi+, l’esistenza delle case delle donne sono solo una parte del credito di cui esigiamo la restituzione.

Sappiamo bene che le politiche sicuritarie di questo governo e anche di quelli precedenti, aggiungono violenza alla violenza, producono solo ulteriore sopraffazione. La nostra urgenza oggi è che  spazi come quelli di Lucha y Siesta si moltiplichino perchè non sono solo luogo sicuro ma anche fucina di cultura del consenso, di educazione all’affettività, decostruzione di stereotipi, pregiudizi e mascolinità tossica.

Possiamo  e dobbiamo essere al fianco delle sorell3 di Lucha.

Per distruggere la cultura patriarcale abbiamo bisogno di sorellanza, di costruire un NOI INTERSEZIONALE….cerchiamo di costruire questo noi,  nel dialogo  e nel conflitto costruttivo, anche dentro la nostra associazione.

*Sara Grimaldi, è responsabile insieme a Lucia Caponera, della Commissione Politiche di genere di Arci Roma e componente del Consiglio nazionale Arci dove, alla vigilia dell’immenso corteo del 25 novembre, ha pronunciato questo intervento

Violenza di genere: è tempo di consapevolezza

Come decostruire il patriarcato? Costruendo una comunità che lotta, rigettando una cultura di oppressione [Lucia Caponera]

Nelle foto, realizzate dal circolo CFFC Roma, alcuni momenti dell’immenso corteo del 25 novembre indetto da Non Una di Meno

Che questo debba essere il tempo della consapevolezza del momento che stiamo vivendo è la radice di ogni parola, vissuto, esperienza, narrazione, per ognunə di noi. A che punto siamo? Come intendiamo attraversare e rappresentare e decostruire i percorsi, le imposizioni, la ratio attendista e dissuasiva, ingiusta, di una classe sociale, politica, che ci circonda, le profonde disuguaglianze che garantiscono al potere dei più, di sovradeterminare la condizione di precarietà e di necessità di tutte quelle realtà che scivolano via lungo i margini di un capitalismo intransigente, meccanismo di potere fuori controllo?

La risposta può essere una: costruire una comunità che lotta perchè nessunə sia più bersaglio, rimettendo al centro il rigetto di una cultura di oppressione. Ovunque.

Partiamo dall’assenza nel nostro paese di un dibattito costruttivo e condiviso su come affrontare la violenza in maniera trasformativa e non (solo) punitiva.

Il nodo fondamentale è la prospettiva del cambiamento delle relazioni dentro i contesti comunitari: chiediamoci cosa siano e come si possano costruire anche in spazi annichiliti da logiche neoliberiste e individualiste. Un cambiamento che si prenda la responsabilità di affrontare anche i lati oscuri delle nostre comunità: violenze, disuguaglianze, dove le coscienze ai margini sono destinatarie di “misure di protezione” che millantano soluzioni, scorciatoie di facciata.

Mi è stato donato un libro quest’estate, o meglio, pagine di un respiro profondo, complesse, ma imprescindibili, faticose ma rivelatrici. Giusi Palomba, nel suo libro “La trama alternativa, sogni e pratiche di giustizia trasformativa, contro la violenza di genere”, afferma che «I conflitti sono dei processi naturali, addirittura necessari al cambiamento. E un lavoro profondo su di sé e sulle relazioni interpersonali li tramutano in strumenti potentissimi, capaci di smascherare rapporti di potere e ottenere trasformazione e cambiamento».

Non è semplice posare lo sguardo su questa prospettiva eppure, il presupposto di tutte le riflessioni sulla giustizia riparativa e trasformativa è vedere, accettare e così trasformare l’interiorizzazione di una mentalità punitiva, elaborare la rabbia e il desiderio di vendetta e renderli azione e trasformazione, distruggendo il binomio vittima/carnefice e puntare lo sguardo verso il contesto che ha permesso alla violenza di esistere avviando un processo di responsabilizzazione, collettiva. Perché è facile cedere ad una rabbia che ci deresponsabilizza quando parliamo di violenza di genere. Facile sbandierare la lotta contro la violenza, senza pronunciare parole come: discriminazione, oppressione, eteronormatività, omolesbobitransfobia, crimini d’odio, razzismo, guerre, colonialismo.

Dai banchi di scuola, dalle nostre comunità, ai nostri circoli, nei contesti che attraversiamo ogni giorno, dobbiamo dircelo: la violenza non è l’azione del qui ed ora, ma è il risultato di una cultura sessista, misogina, eteronormata. E’ l’attendismo dello Stato, la rincorsa all’emergenza, l’abbandono di un impegno serio e costruttivo; il rifugio nelle soluzioni penaliste, che non sono sufficienti; la violenza è il dolore di un fermo immagine raccontato da media inadeguati megafoni del più sfrenato liberismo.

 

Non ho bisogno di sicurezza. Non ho bisogno di pratiche e luoghi sicuri, non ho bisogno e non abbiamo bisogno di sentirci al sicuro. Al sicuro da cosa? DA CHI? Cosa significa sicurezza? Forse è solo una deriva, scambiata per “il migliore dei mondi possibili”. Ci dicono che per arginare la violenza innalzeranno le pene, che inchioderanno la colpa, ci dicono che siamo sulla strada giusta. Ma sappiamo che non è così. Investiamo sulla prevenzione, sui programmi nelle scuole che educhino all’affettività; apriamo i nostri spazi al cambiamento e guardiamo in faccia pregiudizi e stereotipi, ci accorgeremo che non ne siamo sprovvist3. La lotta contro la violenza di genere deve nominare le differenze essere intersezionale; deve farsi lotta di tutt3. Sapete, essere lesbica, raccontava uno slogan di qualche anno fa, non è semplice come bere un bicchier d’acqua; perché il lesbismo, così come l’alveo di tutte le soggettività lgbt+, mette in discussione l’ordine patriarcale e perché “il lesbismo non denota solo un orientamento sessuale o un marchio identitario, esso si pone invece come negazione determinata di un rapporto sociale di oppressione”.

Ed è qui che bisogna stare. Contro l’oppressione, per tutte quelle donne, quelle soggettività che oggi devono tornare ad autodeterminarsi e contagiarsi; contro razzismi diffusi, contro il possesso. “Il femminismo ha imparato a pensare e sentire in modi non binari. Il nostro potere risiede nel pensare al di là delle dicotomie imposte dai sistemi di dominio. I nostri corpi conservano le memorie, le conoscenze e il dolore dei nostri popoli e resistono alle politiche di oblio promosse dal capitalismo coloniale e dal patriarcato”. Sono le parole del manifesto femminista per la Palestina, un’eco che diventa ragione di lotta. Per tutt3 noi

*Lucia Caponera, presidente del circolo Differenza Lesbica Roma, è responsabile con Sara Grimaldi della Commissione Politiche di genere di Arci Roma e componente del Consiglio nazionale Arci dove, alla vigilia dell’immenso corteo del 25 novembre, ha pronunciato questo intervento

L’Arci di Roma al fianco della Casa Internazionale Delle Donne: un patrimonio di tutte e tutti.

L’Arci di Roma esprime solidarietà e sostegno alla Casa Internazionale Delle Donne contro la decisione della giunta Raggi di procedere alla messa al bando della struttura che la ospita. La Casa Internazionale Delle Donne è il luogo simbolo della lotta femminista del nostro Paese, delle nostra città e dei diritti conquistati: il valore è inestimabile.

Nata dalle occupazioni degli anni 70 in via del Governo Vecchio, trasferitasi nella sua attuale sede nel 1987, tramite un’assegnazione dell’allora giunta Capitolina, la Casa Internazionale delle Donne, libera ed autofinanziata, è luogo storico, il riferimento di oltre 30.000 donne che la visitano ogni anno e delle numerose associazioni che la fanno vivere, il punto di incontro, confronto culturale e politico, di crescita personale e professionale, l’archivio del femminismo, la sede di tante battaglie delle donne contro discriminazioni e violenze, è a rischio.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un sistematico smantellamento degli spazi sociali che a Roma hanno supplito per decenni alle carenze della pubblica amministrazione in periferie e centro città offrendo, servizi e assistenza ma anche solo e semplicemente aggregazione e socializzazione, in una parola “comunità”. Migliaia di cittadine, comitati territoriali, associazioni e movimenti hanno lottato in questi anni preservando beni pubblici, strappando gli spazi sociali dallo stato di abbandono al quale erano inevitabilmente destinati.

La Casa Internazionale delle donne rappresenta, in una volta, tutto questo e molto altro ancora, contenuto nei suoi archivi che raccontano una storia che va ben oltre le mura che la delimita. «Uno spazio storico dal valore immenso – simbolico, sociale e politico – per le donne e per tutta la città, che non può essere oggetto di un atto tanto insensato quanto pericoloso» dichiara la Presidente Simona Sinopoli.

Ci chiediamo quale visione politica ci sia dietro scelte “sconsiderate”, come questa: inspiegabili su un piano politico, irrilevanti su un piano economico. Una gestione illuminata e capace di un bene pubblico, collettivo e comune – con un così alto valore simbolico e sociale – dovrebbe essere in grado di agire prescindendo dallo strumento del bando di gara che in questo caso non sarebbe strumento di garanzia di diritti e legalità ma, al contrario, rischierebbe di svuotare di senso e contenuto queste parole. Gli spazi sociali a Roma come nel resto del nostro Paese sono abituati a resistere, è nel loro Dna.

L’Arci di Roma, ha scelto da anni di schierarsi e lavorare con le donne e per le donne alla realizzazione di una città e di una cultura di accoglienza. Per questo insieme ai nostri Circoli, saremo al fianco della Casa Internazionale delle Donne. Saremo presenti a tutte le iniziative a difesa della Casa. Saremo all’assemblea pubblica di domani e al presidio di lunedì, pronti a sostenere se necessario una grande mobilitazione cittadina in difesa di questo spazio.

La Casa Internazionale delle Donne non si tocca!

 

I prossimi appuntamenti:

Domenica 20 maggio dalle 15:00 Assemblea aperta

Lunedì 21 maggio dalle 11:00 alle 13:00 Conferenza Stampa in Senato per accreditarsi inviare il nominativo a segreteria@casainternazionaledelledonne.org

Lunedì 21 maggio dalle 18:00 presidio davanti all’Assessorato Roma Semplice, via del Tempio di Giove 3, (Campidoglio)

#giùlemanidallecasa

#lacasasiamotutte

 

Roma Pride 2017 “Corpi senza confini”.
L’ARCI di Roma: “Il Pride per noi è casa”

“Scopriamoci — Corpi senza confini” è lo slogan con il quale il Roma Pride 2017 torna a sfilare per le vie della Capitale sabato 10 Giugno: una manifestazione gioiosa, colorata e pacifica che da oltre venti anni porta al centro dell’agenda politica i valori di democrazia, laicità, diritti, parità, salute e libertà e che ha contribuito a cambiare radicalmente la cultura e la società del nostro Paese. Il Roma Pride sfila per le strade della Capitale dando vita alla più grande manifestazione del nostro Paese di persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer e intersessuali (LGBTQI) che si uniranno a tutte e tutti quelli che aspirano a costruire un mondo più giusto.

Anche l’Arci di Roma aderisce e partecipa. “Il roma pride per noi è casa, – dichiara Filippo Riniolo dell’Arci di Roma – è una giornata di lotta e di impegno necessaria per il mondo che vogliamo costruire. Non è la giornata solo della memoria dei moti di Stonewall, ma quella memoria ci restituisce la consapevolezza che è necessario lottare contro tutte le forme di discriminazione anche legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Per noi il piano formale, ovvero il matrimonio equalitario compresa l’adozione, sono necessari ma non sufficienti. É già scandaloso che in Italia siamo così indietro, ma questo non ci deve distogliere l’attenzione sull’oppressione culturale. Anche le donne o gli italiani che hanno una provenienza etnica diversa, sul piano formale solo uguali, ma vengono discriminati anche a distanza di anni dall’ottenimento di quei diritti. La discriminazione purtroppo non è un opinione casuale, serve allo sfruttamento e alle tasche di chi sfrutta, basta pensare al caporalato o al fatto che le donne vengono pagate il 20% a parità di lavoro. A chi vanno quei soldi? Di solito a quegli imprenditori che la sera vanno farneticando dell’invasione dei migranti o dell’isteria delle donne. E che “io non sono omofobo ma…” è l’incipit di tante, troppi pregiudizi sulle persone lgbtq.”

La parata per le vie della città partirà da Piazza della Repubblica e si snoderà lungo il centro di Roma. Concentramento alle ore 15:00. È stato autorizzato il seguente percorso: Piazza della Repubblica – Piazza dei Cinquecento – Via Cavour – Piazza dell’Esquilino – Via Liberiana – Piazza Santa Maria Maggiore – Via Merulana – Via Labicana – Piazza del Colosseo – Largo Corrado Ricci – Piazza della Madonna di Loreto.

 

 

l’Arci Roma con #nonunadimeno
e lo sciopero globale delle donne

Per le donne che non hanno scelta e che quotidianamente subiscono. Per le donne vittime di femminicidio. Per le donne mortificate da giudizi estetici e morali (Sei brutta, sei grassa, troia, come ti vesti, sei un maschiaccio… continuate voi l’elenco). Per le donne che sono la parte portante del nostro welfare, che si prendono cura di anziani/e, bambini/e, intere famiglie senza nulla in cambio. Per chi decide di essere madre e per chi decide di non esserlo. Per le donne cui è negata la scelta della maternità.

 

Per le donne che “con una gonna così corta te lo sei meritato”. Per le donne migranti, appese ad un permesso di soggiorno, respinte alle frontiere, detenute, sfruttate. Per le donne ricattate dal precariato, discriminate sul posto di lavoro, sottopagate. Per le donne che per quanto studino e si impegno non arriveranno mai ai livelli dei colleghi maschi. Per i corpi liberi delle donne, fuori dagli sche(r)mi, al di là degli stereotipi.

 

A Roma come in moltissime città d’Italia e del mondo, #lottomarzo sarà l’occasione per rilanciare questa giornata di lotta: un appuntamento in cui sperimentare e praticare forme di blocco della produzione e della riproduzione sociale, reinventando lo sciopero come vera e propria pratica femminista a partire dalle forme specifiche di violenza, discriminazione e sfruttamento che le donne vivono quotidianamente, 24 ore al giorno, in ogni ambito della vita, che sia pubblico o privato”.

 

L’Arci è impegnata in incontri e momenti di dibattito in occasione dell’8 marzo e aderisce e sostiene #nonunadimeno e lo sciopero globale delle donne.

 

qui tutti gli appuntamenti della giornata di mobilitazione a Roma

VADEMECUM SCIOPERO

NONUNADIMENO

NON UNA DI MENO, L’ARCI ROMA ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 26 NOVEMBRE
CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE.

Il 26 novembre a Roma, alle ore 14:00 a Piazza della Repubblica, si terrà la manifestazione nazionale #nonunadimeno contro la violenza sulle donne. L’Arci Roma invita la cittadinanza tutta a partecipare per affermare ed allargare l’autodeterminazione femminile.

“La data del 26 novembre ha un’importanza storica se si considera l’immobilismo che da anni c’è sul tema e l’eterogeneità delle realtà che hanno ribadito la volontà netta di contrastare la violenza fisica e non, perpetrata ai danni delle donne nel nostro Paese. Un terzo delle donne italiane, straniere e migranti, subisce violenza fisica, psicologica, sessuale, spesso fra le mura domestiche e davanti ai suoi figli.” Dichiara Simona Sinopoli, Presidente dell’Arci Roma.

Dall’inizio dell’anno decine di donne sono state uccise in Italia per mano di uomini. Di fronte a questi dati allarmanti bisogna reagire. L’Arci di Roma vuole affermare che esiste una connessione palese fra le politiche di austerity, le riforme del lavoro e della scuola,il definanziamento dei Centri Antiviolenza, le percentuali vergognose di obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie, la differenza salariale tra le donne e gli uomini e la violenza di genere, in quanto minano la possibilità stessa di autodeterminazione delle donne. Non si può contrastare la violenza sulle donne a parole e perpetrarla nei fatti. E’ un fenomeno che investe ogni aspetto delle nostre esistenze ed è il momento di fare rete per far echeggiare in tutto il Paese un “Adesso Basta!” collettivo. Ci rifiutiamo di considerare la violenza sulle donne come un fatto privato o come un’emergenza, ma pretendiamo che venga affrontata come un dato trasversale e strutturale della nostra società.

L’Arci Roma invita tutte e tutti a partecipare il 24 novembre presso il circolo Arci Sparwasser ad un evento di avvicinamento alla mobilitazione del 26 per confrontarci sugli innumerevoli volti della violenza di genere e sulle pratiche funzionali a contrastarla nella nostra quotidianità. Il prossimo 26 novembre, in corrispondenza con la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scenderemo in piazza a Roma da tutta Italia dietro lo striscione comune con lo slogan Non Una di Meno!, per una grande manifestazione delle donne aperta a tutt* coloro che riconoscono nella fine della violenza maschile una priorità nel processo di trasformazione dell’esistente.

 

Roma Pride 2014. In 200.000 per i diritti, l’uguaglianza e la laicità

Sabato 7 giugno si è svolta la ventesima edizione del Roma Pride, la storica manifestazione che, nello spirito dei moti di Stonewall, ribadisce i valori dell’uguaglianza e della pari dignità di tutti gli individui e reclama a gran voce la necessità di diritti civili per le persone lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali).

In 200.000, secondo le stime degli organizzatori, hanno sfilato per le vie della Capitale, da Piazza della Repubblica a Largo Corrado Ricci, portando per strada le proprie storie, i propri colori, le proprie famiglie. Quest’anno ha preso parte al corteo anche il sindaco Ignazio Marino, che ha sfilato fin quasi alla fine della parata insieme ai quindici presidenti di municipio, tutti con le fasce giallorosse indosso.

Una presenza significativa quella di Marino, giacché era dal lontano 1994, quando l’allora primo cittadino Francesco Rutelli intervenne all’edizione inaugurale, che un sindaco non partecipava ad un Pride. Marino ha promesso la calendarizzazione della delibera sul registro delle unioni civili entro la fine di giugno e ha ribadito la volontà di trascrivere in comune i matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso. I fatti, se ci saranno, diranno della veridicità delle sue intenzioni. Tra le altre presenze istituzionali, l’assessore Alessandra Cattoi, il Vice Presidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, venuto con il compagno Eddy, e il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, oltre a vari deputati e senatori. Nessun esponente di governo.

Per quanto riguarda le associazioni invece, che sono le vere artefici della realizzazione dei pride, oltre alle venti sigle che quest’anno componevano il Coordinamento Roma Pride, tante erano le realtà presenti (non solo laziali), tra le quali anche l’Arci di Roma, che ha sfilato con una propria delegazione.

Matrimonio egualitario, adozioni, diritto a cure gratuite ed efficaci per le persone in hiv, giuste leggi per le persone trans sono le rivendicazioni lanciate dalla comunità lgbt a una politica sorda che, prona al diktat delle gerarchie vaticane e incapace di sollevare lo sguardo da mere strategie di consenso, preferisce ignorare.

Il guanto di sfida è volto soprattutto al Primo Ministro Matteo Renzi, che nella campagna elettorale per le Primarie si era impegnato a legiferare su civil partnership e adozioni entro i primi cento giorni, un periodo che ormai è passato e che segna la sua prima promessa non mantenuta, come tuona dal palco finale Andrea Maccarrone, Portavoce del Coordinamento Roma Pride nonché Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, da anni in prima linea nella rivendicazione e nella tutela dei diritti lgbt. Molto grave è poi la mancanza nell’attuale governo di un dicastero assegnato alle Pari Opportunità, decisione “che palesa un’assenza di politiche di contrasto alle discriminazioni”, commenta Maccarrone. Altrettanto allarmante è la decisione del Ministro dell’Istruzione Giannini di fermare l’asse educativo di contrasto al bullismo omo/transfobico nelle scuole, delle cui conseguenze tanto tristemente si è sentito parlare negli ultimi anni.

Eppure, nonostante l’immobilismo politico e la lunghezza del cammino ancora da percorrere verso un’autentica parità, il messaggio lanciato dal Roma Pride è forte, assertivo, non lascia posto a rassegnazione e vittimismo. “Dopo tanti anni siamo ancora qui”, grida festosa Leila Daianis, Presidente dell’Associazione Libellula, “e siamo allegri, felici, rispondiamo con una grassa risata a tutto il mondo di destra e bigotto!”.

Possiamo quindi chiederci che cosa sia cambiato in vent’anni di pride. Di prima battuta si potrebbe rispondere niente. Ma, siccome è sempre meglio considerare comunque le proprie realizzazioni e siccome alcuni passi sono stati fatti, ha senso iniziare da lì. Pertanto dirò che la comunità lgbtqi ha, in questi venti anni di lotta, conquistato una visibilità che prima non c’era e, lo sappiamo, quando qualcosa esiste perché afferma il suo nome, allora diventa più difficile ignorarlo.

E infatti, malgrado i cambiamenti siano sempre lenti e graduali, la società civile è più avanzata di ciò che faziosi discorsi ideologici vorrebbero dare ad intendere, perché le cornici entro cui matura e si sviluppa l’affettività tra individui, etero o omosessuali, evolvono, sono anch’esse soggette alla storia, e nella realtà esiste una pluralità di situazioni e di legami di cui la gabbia di una certa rappresentazione idealizzata non può chiaramente rendere giustizia.

Siamo pertanto sicuri che la battaglia per i diritti delle persone omosessuali e transessuali riguardi solo costoro? A mio avviso la risposta è no, perché il diritto all’autodeterminazione, il valore dell’uguaglianza, l’antifascismo, la lotta contro ogni forma di discriminazione e di abuso sono valori universali che costituiscono il fondamento dei diritti umani, e riguardano perciò ciascuno e ciascuna di noi. E soprattutto non sono diritti negoziabili, non devono essere “concessi” ma “garantiti”, come afferma il segretario di Sel Nichi Vendola, perché una società che lascia indietro qualcuno non può definirsi realmente democratica.

E per chi intende ancora farsi garante di oscurantismi e pregiudizi, ci dispiace, una risata vi seppellirà.

Davide Oliva

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L’Arci di Roma aderisce al Roma Pride

Care compagne e compagni, vi comunichiamo che quest’anno anche l’Arci di Roma ha deciso di aderire al Roma Pride, la manifestazione che, in ricordo dei moti di Stonewall del 1969, celebra l’orgoglio e l’identità della comunità lgbtqi, ovvero delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali.

La manifestazione, che quest’anno celebra i vent’anni dal primo Pride, romano e nazionale, si svolgerà a Roma sabato 7 giugno e si caratterizza come un momento di rivendicazione universale, rivolto a tutta la cittadinanza (l’aggettivo “gay” è infatti caduto dalla dicitura), perché i diritti sono diritti e chi vuole negarli a qualcun altro desidera mantenere all’interno della società posizioni di potere che procrastinano disuguaglianza e ingiustizia, ed in questo senso è proprio la tutela delle minoranze, siano esse costituite da omosessuali, transessuali, migranti o Rom, a indicare il livello di civiltà e di benessere sociale presenti all’interno di un sistema democratico.

In queste settimane che precedono il grande evento, l’Arci di Roma seguirà la campagna di comunicazione del Roma Pride e ne diffonderà i contenuti sui propri canali, perché riteniamo importante che in merito a questa manifestazione esista un’informazione corretta e rispettosa e che le istanze di natura politica di cui il Pride è espressione non vengano sommerse da giudizi superficiali e atteggiamenti preconcetti.

La campagna scelta per l’edizione del ventennale si mostra fiera, combattiva e coraggiosa. A scendere in campo sono i volti di persone comuni, che decidono di metterci la faccia e sfidare il pregiudizio “a viso aperto”, con il vessillo del war painting arcobaleno disegnato sulle guance al grido di “Ci vediamo fuori”, efficace claim che vuole indicare che le persone omosessuali e transessuali non sono degli ipotetici “altri” sempre lontani e mai presenti, ma che si trovano nella società e nei diversi contesti di vita al pari di tutte e tutti, e non intendono adottare un atteggiamento remissivo e questuante ma pretendono, altresì, ciò che di diritto spetta loro, come persone e come cittadine e cittadini.

Quest’elaborazione concettuale è racchiusa nello slogan del Roma Pride, “Adesso fuori i diritti!”, motto severo che non lascia spazio a tentennamenti e che ben esprime la tenacia e la determinazione con cui tutta la comunità lgbtqi reclama dalla politica risposte immediate ed efficaci. Quell’“Adesso” è infatti un richiamo polemico alla campagna elettorale del Premier Matteo Renzi, che, “prima di insediarsi a Palazzo Chigi, assicurava l’approvazione delle unioni civili per le coppie omosessuali entro i primi 100 giorni”. Un impegno che, puntualmente, è stato disatteso.

Eppure nemmeno vent’anni di non risposte sono riuscite a scalfire di un solo graffio la costanza e la forza di una battaglia per i diritti umani di cui la storia darà ragione. Perché è una battaglia giusta, perché è una battaglia di tutti e di tutte.

Per questo, ancora una volta, ci vediamo fuori, il 7 giugno.

Davide Oliva

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L’Arci di Roma a sostegno delle unioni civili

L’Arci di Roma tutela e sostiene le unioni civili al fine di superare situazioni di discriminazioni e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.

Sostiene inoltre l’istituzione del Registro delle unioni civili nella nostra città.
Alcuni municipi hanno già deliberato in favore di esso.

Domani 15 Maggio 2014 sarà la volta del XV Municipio, il comitato invita tutti i compagni e le compagne dell’Arci Roma e tutti i cittadini a partecipare al Consiglio e a sostenere questa battaglia di civiltà.

L’appuntamento è per domani 15 Maggio alle ore 10:00 nei locali del Consiglio Municipale del XV Municipio di Via Flaminia, 872.

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