5 ottobre, sbagliato e pericoloso vietare le manifestazioni

Nota stampa di Arci Roma 27 settembre 20224

Arci Roma rivolge un appello alle istituzioni romane, al sindaco, ai parlamentari, a tutto il vasto fronte politico, sociale e sindacale che proprio in queste ore si sta battendo contro lo scempio del decreto sicurezza. Chiediamo loro di farsi garanti con la Questura di Roma del diritto a manifestare e lavorare insieme, da subito, per permettere una necessaria giornata nazionale di protesta pacifica a Roma

Riteniamo profondamente sbagliata e pericolosa la decisione della Questura di Roma, anticipata dal ministro Piantedosi, di vietare tutte le manifestazioni previste per il 5 ottobre in solidarietà con la Palestina e contro il genocidio in atto a Gaza.

Crediamo sia controproducente e disumano soffocare il diritto di esprimere il dolore e l’indignazione delle comunità palestinesi della diaspora e di tutte le persone e associazioni solidali con la Palestina, negando così il diritto di tuttз a manifestare contro il governo di Israele, le sue politiche di sterminio e apartheid, contro l’escalation in corso in Cisgiordania e Libano, e di denunciare esplicitamente la complicità del governo italiano nel genocidio.

Non si può inibire il diritto costituzionale al dissenso proprio mentre si fanno sempre più foschi gli scenari da terza guerra mondiale prefigurati dall’escalation in corso in Medio Oriente. Tutto ciò mentre decine di organizzazioni e migliaia di persone hanno già annunciato la loro partecipazione da ogni parte d’Italia e con il ragionevole sentore che non rinunceranno ad essere presenti nonostante il diniego della questura. L’opzione repressiva rischia di essere una miccia catastrofica in una città che non ha certo bisogno di ulteriori lacerazioni.

Per tutto questo, tuttз noi di Arci Roma siamo fortemente preoccupati che quella giornata ci riporti indietro di decenni, a scenari di piazza repressivi e violenti, con traumi sociali ancora oggi irrisolti. In attesa delle decisioni delle reti palestinesi e di quelle romane solidali, Arci Roma rivolge un appello alle istituzioni romane, al sindaco, ai parlamentari, a tutto il vasto fronte politico, sociale e sindacale che proprio in queste ore si sta battendo contro lo scempio del decreto sicurezza.

Chiediamo loro di farsi garanti con la Questura di Roma del diritto a manifestare e lavorare insieme, da subito, per permettere una necessaria giornata nazionale di protesta pacifica a Roma.

Di fronte al sangue che scorre a Gaza e in  qualsiasi data decideranno di manifestare le reti palestinesi, come Arci Roma ci impegneremo affinché si realizzi una partecipazione ampia,  determinata, pacifica e solidale con la resistenza. Allo stesso tempo, lavoreremo per contrastare ogni forma di repressione violenta, in una città che, alla vigilia del Giubileo, deve essere riaffermata come simbolo di pace e accoglienza.

 

Selezione per operatrice/operatore di accoglienza SAI

Aperta la selezione per Operatrice/Operatore di accoglienza SAI per l’orientamento socio-sanitario

Aperta la selezione per Operatrice/Operatore di accoglienza SAI per l’orientamento socio-sanitario.
Progetto SAI del Comune di Monterotondo rivolto a donne singole e nuclei monoparentali

Arci Roma aps è impegnata da circa 15 anni come ente gestore di progetti di accoglienza rivolti a donne singole e nuclei monoparentali; attualmente gestisce cinque progetti SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) nei Comuni di Roma e Monterotondo.
La risorsa oggetto della selezione si occuperà di orientamento e accompagnamento ai servizi sanitari, ai percorsi di cura, alla tutela del diritto alla salute, all’ottenimento dei documenti sanitari: medicina di base, visite specialistiche, centri per la salute mentale sia per adulte che per minori (CSM, TSMREE), centri riabilitazione infantile, consultorio familiare, servizi di emergenza sanitaria, sportelli ASL.
Nello svolgimento dell’incarico la figura farà riferimento alla Coordinatrice del progetto, raccordando i propri interventi con quelli dell’équipe multidisciplinare.

Competenze richieste:

-preferibile esperienza pregressa nel lavoro come operatrice nel sistema SAI o formazione specifica
-conoscenza lingua inglese livello intermedio
-conoscenza del territorio e dei servizi di riferimento relativi all’incarico
-propensione al lavoro in gruppo
-flessibilità.

Sede di lavoro:

Sede operativa: Monterotondo Via Calatafimi 19.
Sede legale ed amministrativa: Roma Viale G. stefanini 15 (Pietralata).

Sono previsti spostamenti in base alla collocazione dei servizi socio-sanitari sopra elencati (principalmente Roma, Monterotondo).

Tipologia di contratto e impegno richiesto sul progetto:

Contratto a tempo determinato di 6 mesi con possibilità di rinnovo (CCNL UNEBA)
Livello di inquadramento 5
Part-time, da definire.
Disponibilità dal 1 giugno 2024

Inviare CV a arciroma.spraraida@gmail.com

Brucia l’Asilo nel Bosco del circolo La Fattorietta

Scalisi: «Atto intimidatorio che non fermerà le attività educative e sociali in quell’angolo verde al centro di Roma». Nota stampa Arci Roma del 3 agosto 2023

 

Un incendio doloso ha mandato in fumo stanotte l’Asilo nel Bosco della La Fattorietta, il circolo #Arci che si affaccia sulla Valle del Gelsomino. Ne dà notizia lo stesso circolo pubblicando sui social le immagini del rogo precisando che non ci sono stati danni a persone e animali. Il circolo Arci, infatti, è una fattoria didattica a pochi passi da Via Gregorio VII, alle spalle del Vaticano, un angolo di verde al centro Roma da anni difeso dalla speculazione edilizia, per il quale si sta discutendo della costruzione di un eliporto.

«Lə nostrə socə sono sconvoltə ma determinatə a ricominciare prima possibile anche grazie alla solidarietà che sapremo mettere in pratica – spiega Vito Scalisi, presidente di Arci Roma – ad essere lesa è la nostra comunità che non tarderà a reagire di fronte a un atto intimidatorio che non fermerà le attività educative e sociali presenti in quell’angolo di verde al centro di Roma. Dai circoli Arci siamo già arrivati per dare solidarietà e supporto. Faremo la nostra parte per fare ripartire le attività già da settembre. Ci aspettiamo che anche il Campidoglio faccia la sua parte».

Arci Roma, nei prossimi giorni, fornirà i dettagli per la raccolta fondi e delle iniziative che faranno rinascere l’Asilo nel Bosco.

Formazione musicale, il bonus di Gotor non aiuta le famiglie più povere

Nota Stampa Arci Roma 14 luglio 2023

Esprimiamo profonda perplessità sui contenuti dell’incontro convocato dall’assessorato alla cultura alla presenza di Miguel Gotor finalizzato ad una misura di sostegno alla formazione musicale per redditi ISEE non superiori ai 25.000 euro a copertura parziale (40%) delle spese di partecipazione ai corsi di musica.
Un finanziamento che di fatto graverebbe per la restante parte sulle famiglie stesse e sul lavoro delle scuole di musica.
La platea che vuole raggiungere in questo modo l’assessorato è di mille persone e rimane non chiara la distribuzione territoriale.
Premesso che il Terzo Settore della formazione musicale, che annovera dentro Arci Roma 12 scuole di musica, è già impegnato nell’accessibilità a fasce di reddito più disagiate, ci riserviamo di produrre una nota – come concordato – a commento della proposta, ma riteniamo già da ora troppo alta la soglia ISEE che andrebbe abbassata ad una fascia non superiore ai 15mila euro così da puntare a raggiungere fasce di povertà conclamate in particolar modo dei quartieri periferici ottenendo due risultati: da un parte una platea meno ampia ma che non disperda il contributo pubblico a fasce che non hanno difficoltà di accesso alla cultura, dall’altra di aumentare il contributo a copertura totale dei costi di formazione.

In nome della solidarietà  e dei diritti. Con Simona nel cuore

Un premio per ricordare Simona Sinopoli. Il riconoscimento alle tesi di laurea indetto da Arci, Asgi, MD, in collaborazione con Anpi

È un omaggio a Simona Sinopoli il Premio di Laurea indetto da Arci, Asgi, Magistratura Democratica, in collaborazione con Anpi.

Allo scopo di mantenere vivo il ricordo di Simona Sinopoli e del suo impegno sociale e politico per i diritti umani, contro ogni forma di razzismo e fascismo, per i diritti delle donne sono stati riservati tre Premi, per Tesi di Laurea che affrontino i temi dell’immigrazione e del diritto d’asilo.

In particolare, si intendono valorizzare gli studi che approfondiscano il tema della criminalizzazione della solidarietà  e dei diritti. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un uso improprio delle già discutibili leggi antiterrorismo e di quelle sugli ingressi irregolari ai danni di difensori dei diritti umani. Sono stati avviati numerosi procedimenti giudiziari contro chi agisce con solidarietà  verso le persone rifugiate, richiedenti asilo e migranti. Un pasto caldo, dei vestiti, ospitalità, un salvataggio nel mare, un accompagnamento tra i sentieri o uno acquisto di biglietti del treno sono diventati atti propedeutici all’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Tempi, risorse umane ed economiche distorti dalla lotta alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il premio in questa prima edizione sarà  conferito da una Commissione di valutazione composta dal Comitato Scientifico con il supporto del Comitato Promotore del Premio.

Il Comitato Scientifico, presieduto da Luciana Castellina, è composto da: Alessandra Algostino (Università degli Studi di Torino), Luciana Breggia (Magistrata), Angelo Caputo (Magistrato), Francesca Curi (Alma Mater Studiorum – Università  di Bologna), Antonella Di Florio (Magistrata), Domenico Gallo (Magistrato), Marcello Maneri (Università  degli Studi Milano la Bicocca), Luca Masera (Università  degli Studi di Brescia), Livio Pepino (Magistrato), Fabio Quassoli (Università  degli Studi Milano — Bicocca), Katia Scannavini (Università  Roma Tre), Alessandra Sciurba (Università  degli Studi di Palermo). Il Comitato Promotore è composto da rappresentanti delle organizzazioni sostenitrici: Silvia Albano (Md), Filippo Miraglia (Arci), Lorenzo Trucco (Asgi), Fabrizio De Santis (Anpi).

La domanda di partecipazione deve essere spedita entro il 15 dicembre 2022 alla mail premiosinopoli@gmail.com

Per leggere il regolamento: https://www.arci.it/campagna/premio-di-laurea-simona-sinopoli/

Il gesto di Silvia, il 5×1000 all’Arci #accoglientipernatura

È un gesto semplice ma pieno di significato, come quello di Silvia, di Akkittate e di Arci Roma. Un gesto che racconta di noi

Decido di passare la serata in circolo Arci dove sono certo di trovare un luogo accogliente ascoltando un po’ di musica. Cerco quello più vicino a dove mi trovo, dalle parti del Colosseo, e mi imbatto nel The Barber Shop. Appena dentro penso di essere in errore. Però, no, mi dico,  hanno controllato la tessera all’entrata. Quindi sono nel posto giusto.

Mi guardo nuovamente intorno e la ragazza che sta tagliando i capelli è sempre li, non è uno scherzo della mia fantasia.

È questa la storia che abbiamo scelto di raccontare da Roma, nell’ambito della campagna per il 5 per mille dell’Arci. Accade in un circolo nel centro di Roma, che ha preso il posto di una vecchia bottega di quartiere conservandone l’aspetto con poltrone, prodotti e stampe d’epoca. È proprio questo genius loci che ha consentito agli animatori del posto di entrare in relazione con il centro d’accoglienza di Akkittate nella vicina via Galilei, uno spazio temporaneo gestito per l’emergenza freddo. Da lì, un lunedì sì e uno no, gli ospiti del centro possono recarsi al circolo per farsi fare barba e capelli da Silvia, una delle tante persone che grazie ad Arci si mettono a disposizione della comunità  e della sua parte più fragile.

Progetti di mutuo soccorso come Akkittate,  forniscono assistenza e ristoro ai senza fissa dimora, con l’obiettivo offrire il sostegno necessario a sviluppare opportunità  di reinserimento nella società.

Questo è il nostro DNA.

è un gesto semplice ma pieno di significato, come quello di Silvia, di Akkittate e di Arci Roma. Un gesto che racconta di noi: Accoglienti per natura.

#accoglientipernatura

30 Formiche fa suonare il suo muro

Un murale di 170mq realizzato da Luca Zamoc per la sede di uno dei circoli di Arci Roma. Arte partecipata per la coesione sociale

Un nuovo murale di 170 metri quadri fa bella mostra di sé sulla Via Casilina, là dove la consolare incrocia via del Mandrione, sulla facciata di uno stabile incastonato fra due ferrovie e all’ombra delle arcate dell’Acquedotto romano.
Si tratta di “Il suono del tempo”, opera dell’artista modenese Luca Zamoc realizzata nell’ambito di un progetto di 30Formiche Aps, associazione culturale, affiliata ad Arci Roma, che da una decina d’anni ha aperto un circolo in questo luogo cruciale, tra i quartieri del Pigneto, della Certosa e di Torre Spaccata, nel V municipio. Il murale, che sarà  inaugurato nelle prossime settimane, è la nuova veste della facciata del palazzo che ospita la sede dell’associazione.

L’opera, dipinta durante il mese di dicembre 2021, è stata la terza fase di un laboratorio di street art,”Dalla teoria alla prassi”, iniziativa finanziata con fondi della Regione Lazio, in collaborazione PalomArt, network internazionale di arte indipendente che ha diretto la produzione del murales. Il laboratorio ha coinvolto decine di giovani partecipanti, sia in presenza che in diretta tramite piattaforme streaming sui social. Alcuni di loro si sono offerti come assistenti volontari per i giorni della realizzazione dell’opera.

L’arte partecipata, secondo i promotori di 30Formiche, è un formidabile strumento di coesione sociale e la street art ne rappresenta uno dei linguaggi più efficaci per operazioni di rigenerazione urbana e sociale estranei alle retoriche dominanti del degrado. Il Laboratorio – animato da artisti, esperti, operatori indipendenti e accademici e coordinato da Maura Crudeli, project manageer per Yourban 2030 – ha fornito gli strumenti e le conoscenze necessarie a gestire le fasi di progettazione e creazione di un’opera artistica restituendo le storia e il senso di un linguaggio nato per risignificare spazi urbani e soggettività altrimenti condannati all’abbandono e alla marginalità .
Luca Zanni, in arte Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dall’inchiostro su carta al digitale, dal fumetto all’arte pubblica.

 

Durante gli ultimi anni ha vissuto e operato a Milano, Berlino, Londra, Istanbul, Los Angeles e Barcellona.
«Ogni muro è muto, ma a questo volevo dare una voce, volevo che suonasse come il vostro circolo», ha spiegato Zamoc nel corso del Laboratorio. Il 30Formiche, infatti, è un punto di riferimento internazionale per la scena musicale e artistica underground. “Il suono del tempo” raccoglie una suggestione che, nei secoli, ha ispirato già  vari artisti, da Michelangelo a De Chirico: il fascino dell’antico e il dualismo tra presente e passato. Un grande specchio, elemento simbolico del contemporaneo, si infrange sul Torso del Belvedere, celeberrima scultura neo-attica del I secolo aC conservata nei Musei Vaticani. Sullo sfondo della gigantesca facciata è evidente l’influenza della pittura metafisica di Giorgio De Chirico.
«I murales sono monumenti temporanei perché hanno una loro caducità e questo fa parte del loro fascino – ha spiegato Zamoc – dalla loro presenza sorge un nuovo punto di interesse, un nuovo riferimento che caratterizza il contesto urbano».
«La street art – dice ancora Giuseppe Giannetti, presidente di 30Formiche – è stato uno dei linguaggi più apprezzati nel percorso di promozione culturale dell’associazione. Ci ha sempre interessato anche l’impatto che queste opere hanno sui territori che le ospitano per questo abbiamo colto al volo l’occasione dell’avviso pubblico di LAZIOcrea».

Partire da Scup alla conquista dello spazio

Tutte e tutti con Scup e per una vertenza generale sugli spazi sociali di questa città [Vito Scalisi]

Ma che rigenerazione urbana è quella che espelle da un quartiere proprio chi porta avanti pratiche molteplici, solidali e autogestite di rigenerazione urbana?

E’ quello che sta capitando ai compagni e alle compagne di Scup che entro il 31 dicembre rischiano di vedere cancellata nuovamente la loro esperienza. La prima volta è stata nel 2015 quando vennero cacciati dalla prima sede di Via Nola, a S.Giovanni che, sei anni dopo, è ancora assediata da una muraglia di lamiere di metallo zincato guardate a vista da un vigilantes.

Adesso RFI (Rete Ferroviaria Italiana) vuole liberare gli stabili che ospitano Scup in vista della futura vendita degli edifici, e ancora non è stata trovata una soluzione per mettere in sicurezza il progetto ed evitare lo sgombero. Sottoscriviamo le parole di Scup: «Come a San Lorenzo, anche nel quartiere che circonda la stazione Tuscolana Roma fa guerra agli spazi sociali, schierandosi al fianco degli interessi privati e contro le realtà sociali autogestite, verso le quali dichiara una solidarietà tutta astratta, che non riesce mai a tradursi in azioni concrete».

I capannoni di via della Stazione Tuscolana erano totalmente fatiscenti e in abbandono. Scup li ha recuperati con anni di impegno collettivo, ottenendo anche la bonifica dall’amianto a tutela della salute pubblica, e li ha aperti al quartiere per attività culturali e sportive gratuite o a costi popolari.

Dicono ancora a Scup: «Perdere questa esperienza, questi spazi e servizi di interesse pubblico in nome della finta “rigenerazione urbana” proposta da Reinventing Cities, significherebbe sancire la sconfitta della politica nella gestione della città e del suo destino urbanistico. Se è vero che le ultime elezioni amministrative hanno segnato un cambio di passo nell’amministrazione di Roma, come è stato più volte dichiarato dai loro vincitori, questo è il momento di dimostrarlo dando seguito alle promesse fatte negli scorsi mesi».

Ci saremo anche noi all’assemblea pubblica martedì 21 dicembre alle ore 18,00 tra tutte e tutti quelli che intendono mobilitarsi contro lo sgombero e trovare una soluzione rapida, sicura e stabile per mettere in sicurezza il progetto e aprire una vertenza complessiva in difesa di tutti gli spazi sociali. Perché le vicende di Esc, Scup e della casa di Pasolini a Rebibbia — solo per citare tre casi recentissimi — restituiscono un quadro complesso della situazione degli spazi sociali di questa città.

Roma è una città di culture diffuse elaborate, prodotte e diffuse da una molteplicità di soggetti collettivi che provano a contrastare il degrado del senso comune e resistere alle crisi sociale, sanitaria, economica. La cittadinanza consapevole e lo sviluppo sostenibile sono legati in maniera indissolubile alla capacità di azione di questi soggetti di produzione di cultura, mutualismo e conoscenza anche utilizzando i nuovi strumenti della coprogrammazione e della coprogettazione per venire a capo della cronica frammentazione dell’offerta, dello squilibrio fra centro e periferia, della carenza di spazi e risorse.

Cultura, mutualismo e creatività sono parole chiave per la ricucitura del tessuto sociale e per la produzione di reddito.

Durante la pandemia, a fronte della drammatica chiusura degli spazi per lo spettacolo dal vivo e la socialità, questo patrimonio di culture diffuse è riuscito sia a riconvertire le energie, le risorse umane e anche gli spazi in progetti di mutualismo, sia a tessere la rete tra i coordinamenti per l’elaborazione progettuale e politica. Ma la cultura ha bisogno di spazi certi perché possa prendersi i suoi tempi e costruire inclusione, conoscenza, confronto e divertimento.

La disuguaglianza non è solo tra ricchi e poveri, centro e periferia ma tra realtà e istituzioni culturali forti, da un lato, con finanziamenti sicuri e ritorni di mercato, e piccole istituzioni dal basso, sociali, teatrali, ricreative, artistiche che operano in territori di frontiera svolgendo una funzione insostituibile contro la desertificazione e spesso, troppo spesso, di supplenza rispetto alle istituzioni, alla scuola ecc…

Le tremila associazioni socio-culturali attive in città coinvolgono almeno 600mila cittadini nelle loro attività (spettacoli, concerti, percorsi formativi, mostre, proiezioni, arti visive, letture, incontri intergenerazionali, teatro integrato, attività per bambini) e 25mila tra lavoratori e artisti. Bene, questo mondo deve essere riconosciuto subito, oggi, riconoscendone il valore socio-culturale. Va subito cancellata la delibera 140, scritta male e ancor peggio portata in attuazione.

Un pezzo importante della relazione tra i nostri circuiti e Roma Capitale può essere imperniato sui temi del riuso e della rigenerazione del patrimonio inutilizzato e abbandonato e dei beni confiscati alle cosche. Ma la precondizione, per tutto questo, è la mobilitazione permanente, il mutuo soccorso, l’elaborazione di una piattaforma comune.

 

 

 

 

Non si possono lasciare sole esperienze come Zalib

Un centro giovani costretto a “chiudersi” da una burocrazia incapace di assicurare la legalità necessaria ad operare [Vito Scalisi]

«Cari e care. Zalib chiude per un po’». L’annuncio corre sui social in un 8 dicembre romano che più uggioso non si può. Zalib è un Centro Giovani affidato all’omonima associazione in piena Trastevere. Ragazzi/e da 15 a 30 anni che s’erano, anzi sono ancora convinti di farcela, di riaprire la libreria in cui sono cresciute/i, in Via della Gatta, quando, ad ottobre 2017, dopo vent’anni di attività, Marco (Zalib, appunto, “mitico e burbero gestore”) sta per soccombere alla concorrenza dell’e-commerce e al peso degli affitti del centro storico. E’ una bella storia, la trovate sul loro sito, ma provo a riassumerla: quel giorno di ottobre Marco, il libraio, dà il triste annuncio e poco dopo, roba di ore, i “suoi” ragazzi – “I ragazzi di Via Gatta, si sono chiamati – si sono attivati con un crowdfunding, la campagna #SaveZalib e il rilancio delle attività in libreria grazie a 20.000 euro raccolti in meno di un mese e riuscendo ad attivare l’attenzione delle istituzioni (dal Municipio I Roma Centro alla Regione Lazio) e della stampa.

La trattativa con la proprietà non va bene e il 17 novembre il vecchio Zalib ha chiuso ma intanto quelli di Zalib erano entrati in rete con le altre realtà culturali romane e hanno continuato «a promuovere cultura fatta dai giovani per i giovani», libreria, lab culturale, masterclass, cinema, corsi di teatro, graphic design. Il Primo Municipio gli assegna il “Centro Giovani I Municipio” di via della Penitenza 35 in attesa di una casa definitiva in cui riaprire la libreria. La storia che restituisce una navigazione sul loro sito è un racconto allegro, impegnato che si interrompe bruscamente con le slide pubblicate sulla pagina fb in cui, «a malincuore» annunciano che per un po’ il portone colorato del Centro Giovani resterà sbarrato a seguito della «mancanza di alcuni documenti fondamentali per uno svolgimento delle attività culturali in piena legalità. I/le ragazzi/e ricordano di aver sempre chiesto di operare in conformità «con i valori dello spazio, con le sue regole e con le norme amministrative annesse». Di fronte a un estenuante temporeggiare, accompagnato da continue rassicurazioni, abbiamo deciso di non fermarci». Solo negli ulti 7 mesi, l’aula studio di Zalib è stata aperta per 210 giorni, con 200 eventi, 83 associazioni «amiche e ospiti» e 13mila nuovi iscritti. Ma gli interlocutori politici «non sono riusciti ad assicurarci la legalità necessaria allo svolgimento di tutte le attività».

Da qui la decisione di chiudere per non rischiare «ulteriori sanzioni» e per non continuare ad avallare un sistema incapace di tutelare giovani che lavorano per l’animazione culturale e sociale. L’altroieri sono stati convocati dalla nuova presidente del Primo, Lorenza Bonaccorsi e l’esito dell’incontro li fa «ben sperare in una soluzione fattiva e rapida degli impedimenti amministrativi».

Ci risiamo. Un progetto appena annunciato dopo pochi mesi costretto a sospendere le attività! Proprio non si vuole comprendere come funziona una associazione di promozione culturale! Non basta dare delle chiavi di uno spazio come spesso accaduto con concessioni raffazzonate e senza nessuna certificazione degli immobili, privi dei requisiti di sicurezza e messa a norma, senza riconoscerne il ruolo, il funzionamento delle attività, la necessità di specifiche professionalità, il ruolo centrale del lavoro che non può essere demandato solo al volontariato estemporaneo, le forme di autofinanziamento in mancanza di fondi pubblici e metterle al riparo da ogni forma di contestazione legislativa e da ogni accertamento.

Il Terzo settore è una cosa seria e va letto come tale anche quando si occupa di cultura. Organizzare incontri, concerti, performance, festival, mostre, rassegne cinematografiche, sale studio, laboratori non è un gioco. Ci vogliono competenze e professionalità specifiche, si prendono impegni e ci si espone economicamente. Le associazioni sono state chiuse e confinate in difesa delle loro attività, private della loro propensione ad operare dentro e fuori le mura di uno spazio fisico.

Per troppi anni abbiamo concordato la programmazione culturale di questa città con i vigili e la polizia amministrativa. Bene hanno fatto i ragazzi e le ragazze di Zalib a sospendere ogni attività. Come Arci Roma siamo a disposizione.

Se hai bisogno di un aiuto alimentare, hai diritto a scegliere cosa ricevere

E’ in funzione Nonna Roma Social Market, innovativo emporio solidale [Vito Scalisi]

Viale Togliatti 979 è l’indirizzo del Nonna Roma Social Market, l’emporio solidale in funzione tre giorni a settimana dall’inizio dell’estate grazie a un progetto finanziato dal bando Comunità solidali della Regione Lazio. Una pratica innovativa di mutualismo, uno degli strumenti di politica sociale attiva che prova a incidere sul rapporto di dipendenza tra chi aiuta e chi è aiutato per dare maggiore consapevolezza e dignità alle famiglie coinvolte.

Per supportare questo progetto, si può donare su: nonnaroma.it/socialmarket

Funziona così: una parte delle famiglie assistite da Nonna Roma non ricevono più il pacco alimentare ma potranno fare la spesa scegliendo quello che vogliono. Accederanno al servizio attraverso una card e a un sistema di assegnazione mensile di punti-spesa commisurati al bisogno, per poter scegliere i prodotti e i beni di prima necessità sulla base delle loro esigenze alimentari.

Una tendenza che era emersa anche nell’articolarsi delle pratiche di solidarietà e mutualismo durante la stagione del lockdown: aiuti alimentari in qualche modo personalizzati dal punto di vista dell’offerta, legati a necessità specifiche e a desideri perché ciascuno di noi ha voglia di qualcosa, oltre al bisogno di nutririsi. Inoltre era chiara ai volontari e agli operatori l’esigenza dell’eliminazione dei disagi legati al pacco alimentare, come la frustrazione e la mortificazione da parte di chi lo riceve. Le nuove povertà prodotte dalla pandemia sono costituite anche da chi, fino ad appena un anno fa, faceva parte del cosiddetto ceto medio. L’Istat ha contato che in un anno oltre un milione di persone è entrato in una condizione di povertà assoluta e anche se l’emergenza sanitaria sembra ridimensionarsi, l’emergenza sociale si è invece notevolmente aggravata durante l’anno di pandemia.

Insomma, “la solidarietà non è un pacco”, disse qualcuno all’epoca dell’introduzione delle card in alcuni programmi di assistenza. Anche l’emporio si basa su un’idea semplice: se hai bisogno di un aiuto alimentare, hai diritto a scegliere cosa ricevere.

Lì dentro c’è tutta Arci Roma non solo perché Nonna Roma è un’associazione di volontariato, l’unica, affiliata al comitato romano di questa storica associazione ma perché i nostri circoli, dalla pandemia in poi, sono sempre più un intreccio di creatività artistica, socialità e pratiche solidali. Nell’anno orribile 2020, donne e uomini di Arci Roma e i suoi circoli hanno dato vita a una progettualità capace di aiutare migliaia di persone che si inserisce nella più generale battaglia contro povertà e disuguaglianze di questa città.