Lo scorso 30 ottobre l’Arci di Roma e Arcs hanno presentato presso il Circolo Arci Rialto Sant’Ambrogio il libro fotografico Sem Terra – 30 anni di storia, 30 anni di volti, un racconto in immagini attraverso i ritratti dei suoi protagonisti del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), l’organizzazione sociale brasiliana che da tre decadi si batte per la realizzazione di una riforma agraria e per i diritti dei contadini.

Il libro, curato dal fotoreporter Giulio Di Meo, raccoglie i risultati del workshop di fotografia sociale organizzato nel 2013 da Arcs negli accampamenti del MST del Paraná, e rappresenta, a detta di João Pedro Stédile, uno dei fondatori del MST, intervenuto durante la presentazione, una “radiografia” del movimento stesso, descrivendone la composizione variegata che raggruppa uomini, donne e bambini. Le immagini della pubblicazione sono state esposte la stessa sera nei locali del Rialto in una mostra intitolata Terra Rossa.

Il MST nasce nel 1984 dalle occupazioni contadine dei latifondi non utilizzati e, negli anni, è riuscito a conquistare oltre 3.000 fazendas. Dopo l’occupazione dei terreni, attuata da interi nuclei familiari, il modello di lotta prevede poi l’organizzazione della produzione in forma cooperativa, al fine di aumentare la rendita della terra e industrializzare il prodotto. Ad oggi questo forte collettivo sociale è presente in 24 Stati del Brasile e raccoglie circa un milione e mezzo di persone.

Quest’anno il MST ha raggiunto il traguardo dei trent’anni, un risultato cui nessun’altro movimento di contadini era mai arrivato nella storia della lotta di classe del Brasile, e che, nelle parole di Stédile, si deve principalmente all’aver coltivato il valore della solidarietà, non solo all’interno del movimento, ma anche con le altre classi di lavoratori, e stringendo alleanze a livello internazionale. In Italia l’Arcs, l’ONG dell’Arci, partner storica del MST, con il quale realizza scambi culturali e progetti di collaborazione, è riuscita ad attivare un piano di raccolta fondi in favore del movimento insieme alla Regione Puglia, un’azione di cooperazione internazionale di per sé non facile, in quanto il MST non è riconosciuto nell’ambito degli accordi bilaterali tra i governi come un soggetto da sostenere nella lotta alle povertà.

Nella sua strategia di trasformazione della società, il movimento rurale brasiliano, rifacendosi al pensiero del pedagogista Paulo Freire, attribuisce un’importanza centrale al ruolo dell’educazione, il cui accesso viene incoraggiato e sostenuto dal MST a tutti i livelli, dalla scolarizzazione nel campo fino all’istruzione universitaria, attraverso partenariati con università estere (tra cui, in Italia, l’Università di Teramo).

Negli ultimi anni, pur rimanendo stabili i pilastri della lotta per la riforma agraria e del diritto all’istruzione, il MST ha rivolto la sua attenzione specialmente al tema dell’agroecologia, ovvero ad un’agricoltura sostenibile che rispetti la natura, instaurando una lotta sempre più forte al cosiddetto agronegócio, fenomeno che rappresenta la trasformazione capitalistica del latifondo, l’industria agroalimentare che per produrre utilizza veleni ed espropria i contadini dalla terra.

Recentemente il collettivo brasiliano, insieme ad altri movimenti sociali, è stato ricevuto da Papa Bergoglio, in un incontro che João Pedro Stédile ha definito “un importante atto di riconoscimento istituzionale per il MST e gli altri soggetti partecipanti”, che sono in tal modo riusciti a portare le proprie istanze presso un’importante uditorio quale il Vaticano, ma che, dall’altro lato, ha sancito anche una presa di posizione dell’attuale Pontefice verso il tentativo di riforma ecclesiastica di cui si fa portavoce.

Alle ultime elezioni politiche invece, il MST, per scongiurare la minaccia neoliberista rappresentata dalla destra conservatrice di Aécio Neves, ha appoggiato la rielezione della presidentessa Dilma Rousseff, accordandole però una fiducia vincolata alla realizzazione delle riforme sociali necessarie.

Davide Oliva

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