Dopo sei giorni e sei notti per strada, dopo aver subito un violento sfratto a causa della morosità della cooperativa che si doveva occupare dell’accoglienza, i 120 rifugiati di via Scorticabove si ritrovano in queste ore anche senza possibilità di accedere ai servizi igienici. La proprietà, infatti, aveva concordato con la comunità sudanese la possibilità di fruire dei bagni dell’immobile fino al 14 luglio, in attesa di conoscere l’esito del tavolo con la Giunta capitolina fissato per questo giovedì. A quanto pare, l’ordine di bloccare la possibilità di accesso ai servizi igienici è arrivato direttamente dalla Questura, che con questa mossa forse intende scoraggiare i rifugiati dal continuare il loro presidio permanente in via Scorticabove.

Chiediamo a tutti/e di denunciare quanto sta accadendo in queste ore e di potenziare la solidarietà verso questi rifugiati.

 

Vedi l’intervista de Il Tempo a Claudio Graziano