Dichiarazione di Paolo Beni Presidente Nazionale dell’Arci
Vi esprimo, a nome personale e di tutta l’Arci, la nostra piena e convinta solidarietà alla vostra lotta in difesa del posto di lavoro e dell’insediamento produttivo di Portovesme.
La decisione della multinazionale Alcoa di chiudere lo stabilimento il prossimo sei febbraio e di licenziare tutti i lavoratori va respinta in toto. E’ un’offesa alla Sardegna e al nostro paese, è la dimostrazione di una totale irresponsabilità sociale da parte dell’impresa.
La nostra solidarietà va anche ai lavoratori dello stabilimento veneto che hanno subito analoghe minacce di licenziamento.
Non è accettabile che una multinazionale usi il nostro paese come una semplice stazione di passaggio, dopo avere ricevuto agevolazioni dal governo e acquistato gli stabilimenti a prezzi di svendita. Chiediamo perciò al governo che difenda l’occupazione e il lavoro nel nostro paese.
Duemila posti di lavoro in discussione non sono poca cosa, specialmente in un momento in cui la disoccupazione sta crescendo a causa delle conseguenze della crisi economica mondiale in atto e le regioni del Mezzogiorno vedono peggiorare ulteriormente le loro condizioni.
Chiediamo che gli organi della Unione Europea non si frappongano con inutili rigidità alla ricerca di una soluzione positiva. Chiediamo soprattutto che non avvenga il solito scarico di responsabilità, fra governo italiano e istituzioni europee, ancora una volta sulle spalle dei lavoratori, ma che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Siamo e saremo al vostro fianco per una soluzione positiva della vostra giusta lotta.
Di Caterina Venturini. Liberamente tratto dal libro omonimo di PIETRO BORROMEO
La storia di un medico coraggioso e fantasioso nell’Italia occupata dai tedeschi.
Una storia italiana. Una storia romana, Una storia di solidarietà nei confronti degli ebrei perseguitati dal nazismo che è valsa al suo protagonista l’elezione a Giusto fra le Nazioni e un albero e una targa dorata nel famoso viale di Yad Vashem.
Il brillante medico Giovanni Borromeo, invitato dal coraggioso e intraprendente Fra’ Maurizio Bialek, rifonda e rinnova l’antico Nosocomio romano Fatebenefratelli a partire dal 1934. Non si limiterà a farne un efficiente ospedale, ma un luogo che, grazie all’invenzione di un raro e contagioso morbo, diventerà a partire dal ‘43 rifugio e salvezza per decine e decine di ebrei perseguitati. Una storia fatta di coraggio, intelligenza, professionalità, ma certo non priva di elementi grotteschi e ironici.
Con Andrea Cavatorta e Caterina Venturini, Maurizia Grossi, Luca Arcangeli e Valerio Magliozzi
Il 27 gennaio, anniversario della liberazione nel 1945 del campo di sterminio di Auschwitz, si celebra la Giornata della Memoria.
La ricorrenza è stata istituita dal Parlamento italiano per non dimenticare le persecuzioni razziali avvenute in Italia durante il fascismo, ma anche gli orrori del nazismo.
Tante, come ogni anno, le iniziative locali organizzate dai nostri comitati territoriali: dibattiti, mostre, proiezioni, pubblicazioni. Il 25 gennaio è partito da Terni il Treno per Auschwitz, dal 27 gennaio al 2 febbraio alcuni giovani dell’Arci Liguria ripercorreranno il viaggio dei deportati verso i campi di sterminio con il Treno della Memoria.
Contro ogni revisionismo, per il sostegno alla memoria civile e democratica, contro ogni forma di discriminazione e razzismo
L’ammistrazione Alemanno in concomitanza con le elezioni regionali ha fretta di dare soddisfazione alle promesse fatte ai suoi elettori, partendo dalla questione “Casilino 900″, il campo emblema della presenza rom nella capitale.
Si tratta di 600 rom, che vivono lì da oltre 30 anni, provenienti dalle varie regioni della ex Jugoslavia e dalla Romania che, secondo l’amministrazione Alemanno, verranno sgomberati entro i primi giorni di Febbraio. In tre giorni sono già state abbattute decine di baracche.
La tanto millantata collaborazione con la comunità rom non esiste; basta vedere la reazione dei 128 legittimi assegnatari del campo di Salone, deportati al centro per richienti asilo di Castel Nuovo di Porto per far posto agli arrivi da Casilino, a cui era stato promesso di tornare al campo dopo l’espletamento delle pratiche per la richiesta di permesso per protezione umanitaria e a quelle altrettanto preoccupate dei rom di Casilino 900. I rom questo sgombero lo subiscono e basta.
C’è un limite oltre il quale la tragedia è troppo grande per qualsiasi commento. Di fronte all’orrore di Haiti potremmo ripeterci molti discorsi già fatti. Dirci che la colpa non è del destino o della natura malvagia; che le catastrofi naturali si abbattono sempre sui più deboli perché privati di ogni mezzo di prevenzione; che solo oggi ci accorgiamo di Haiti, paese fra i più poveri al mondo, con alle spalle una drammatica storia di genocidi, schiavitù, guerre civili, dittature e catastrofi naturali; che tutto questo riguarda la coscienza dei paesi sviluppati. Ma ora c’è anzitutto da salvare un popolo, recuperare corpi sotto le macerie, offrire una speranza di vita a chi è rimasto. C’è bisogno di medicine e ospedali, acqua, cibo, tende e coperte. Un’opera ancor più difficile in un paese sull’orlo del collasso, già prima del terremoto costretto a garantire sicurezza e servizi essenziali solo grazie alla presenza dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie e di cooperazione, che hanno sacrificato nel terremoto le vite di molto personale civile e militare. Deve scattare la solidarietà attiva fra i popoli, come atto di umana responsabilità. Il mondo ha le risorse per farvi fronte. I governi devono assumere le loro responsabilità. In questo caso, la risposta internazionale è stata straordinariamente rapida e puntuale. L’America di Obama ha agito senza esitazioni, altri paesi del nord e del sud hanno fatto altrettanto. Certo, una volta esaurita la spinta emozionale della prima emergenza, servirà un lungo e coerente impegno per la ricostruzione. Ma la catena di solidarietà attivata in questi giorni è la prova che il mondo potrebbe andare in un’altra direzione, se solo la comune responsabilità degli esseri umani prevalesse. L’Arci chiama tutti i suoi soci a rafforzare la solidarietà, attraverso l’impegno personale e quello dei circoli e dei comitati. Nel territorio, alcuni comitati hanno già intrapreso iniziative di sostegno agli aiuti umanitari.
Confermiamo, a chi non è impegnato in campagne territoriali, che si possono far convergere i fondi sul conto corrente bancario di Banca Popolare Etica di Attivarci intestato ad Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma, con la causale “emergenza terremoto Haiti” ( Iban: IT96 N050 1803 2000 0000 0508 080).
I fondi raccolti saranno destinati alla rete SOLIDAR, a cui l’Arci aderisce, che ha promosso un fondo europeo per Haiti e che coordinerà il suo utilizzo destinando le risorse alle organizzazioni presenti in loco a seconda delle necessità. Solidar utilizzerà i fondi principalmente per l’erogazione di acqua, cibo, medicinali, tende, coperte, kit igienici, kit per ripulire le macerie, utensili da cucina e quanto altro serve e servirà alla popolazione colpita. Solidar è una rete europea di 53 organizzazioni sociali e associazioni progressiste, distribuite in 25 paesi, che lavorano per far progredire la giustizia sociale in Europa e nel mondo, operando in tre principali aree di intervento: le politiche sociali, la cooperazione internazionale e l’educazione
Il 24 Gennaio assemblea a Roma per rilanciare l’iniziativa al Sud
Il caso Rosarno è dunque un caso nazionale. Perché è un prodotto delle politiche sulla sicurezza e un episodio del generale clima di intolleranza che si respira in Italia, perché è un caso umanitario, perché è un episodio dello sfruttamento comune nelle campagne del Sud, perché è un prodotto della questione meridionale, perché si interseca con la questione mafiosa, perché occorre ripristinare l’agibilità politica e democratica in Calabria.
Ci appelliamo allasocietà civile rosarnese
A quelle fasce di disagio sociale che vengono sottomesse dal governo clientelarmafioso del territorio e taglieggiate dalla speculazione economica e politica ad esso connessa, affinché riconoscano nei lavoratori immigrati un alleato nella lotta per il riscatto da questo sistema soffocante. La solidarietà verticale con padroncini e malandrini che si è espressa a Rosarno è solo l’apice di un fenomeno indotto in tutto il territorio nazionale e nel Sud in particolare: con la crisi, è utile a padronato e governo indirizzare il disagio sociale contro l’anello più debole in una guerra tra poveri che impedisce di riconoscersi come ugualmente sfruttati. Per questo è importante capire che la lotta per la regolarizzazione dei lavoratori immigrati è la stessa lotta di tutti i lavoratori italiani costretti al lavoro nero e alla crescente precarietà sociale. Occorre sostenere una mobilitazione nazionale, che attraversi in particolare il Mezzogiorno, per ridare forza ai movimenti locali. Una mobilitazione il più larga possibile, che coinvolga le associazioni e i partiti, i sindacati e le organizzazioni di massa, le realtà territoriali, la chiesa, i movimenti, i cittadini e le cittadine che dicono no al razzismo. Costruiamo una rete nazionale di solidarietà che supporti gli africani prima sfruttati e poi deportati da Rosarno nei lager di mezz’Italia. E mobilitiamoci sui territori, per costruire un movimento capace di dare un segnale forte sul caso Rosarno, radicare il dissenso, progettare l’accoglienza. La tutela dallo sfruttamento sul lavoro e dai rischi che questo comporta e le politiche dell’accoglienza sono la vera garanzia della sicurezza sociale. Per questo motivo chiediamo la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari a tutti i migranti di Rosarno. Lanciamo una vertenza per il riconoscimento automatico del permesso di soggiorno per gli stranieri che lavorano in agricoltura. E chiediamo una sanatoria generalizzata che salvaguardi la vita di migliaia di cittadini sfruttati e soggiogati dalle mafie che gestiscono la compravendita di forza lavoro. Dopo la protesta e il corteo del 9 Gennaio, dopo il sit-in con le arance insanguinate del 12 gennaio al Senato, dopo le tante iniziative che si sono svolte nel Paese, la mobilitazione non si ferma, ma si allarga.
Il 19 Gennaio a Roma, a Caserta e in tante altre città italiane si terranno dei presidi sotto le prefetture
Per far sentire la nostra voce portare al governo le nostre proposte.
Il 24 Gennaio a Roma l’assemblea nazionale sulle migrazioni
Che segue alla grande iniziativa del 17 ottobre, sarà l’occasione per lanciare una grande mobilitazione per l’intervento nel Sud Italia, a partire dalla Calabria.
comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma
A pochi giorni dai fatti vergognosi di Rosarno e contro il pugno duro del governo che ordina espulsioni di massa, ma vero responsabile di quanto accaduto
ARANCE INSANGUINATE AL SENATO
Durante l’audizione del ministro dell’interno maroni al senato oggi martedì 12, le associazioni antirazziste e le comunità migranti saranno al senato a ribadire la solidarieta’ con i migranti di rosarno
Contro la clandestinità, il lavoro nero e lo sfruttamento nei campi agricoli
Per il permesso di soggiorno per quanti sfruttati e ridotti in schiavitù
Per la riapertura della regolarizzazione dei migranti sans papiers
Dal 10 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010 sono aperte le iscrizioni alla 9/a edizione del Tekfestival “Ai confini del mondo … dentro l’Occidente”, festival internazionale di cinema indipendente e sociale.
Per Info sulle modalità di partecipazione al concorso “Tekfestival 2010″ su
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