Il sindaco di Bologna risponde all’appello delle associazioni: nel 2022 niente Tari. Arci Roma ha chiesto da mesi un impegno di Comune e Regione

Tutte le associazioni sportive, culturali, sociali e tutti gli impianti sportivi nel 2022 saranno esentate dal pagamento della Tari. Succede a Bologna dove il sindaco Matteo Lepore, durante un incontro con alcune realtà del terzo settore, ha annunciato che si tratta di «una decisione straordinaria: nel passato avevamo fatto degli sconti per alcuni periodi, mentre per il 2022 la azzeriamo per tutto l’anno per l’intero terzo settore, non solo per quello negli immobili del Comune di Bologna. Ci sembra un segnale importante, molto impegnativo per il nostro Comune, in questa fase così difficile». Entro marzo la modifica al regolamento Tari, per dare attuazione a questa decisione. Nei giorni precedenti le associazioni avevano scritto al sindaco per esprimere la loro preoccupazione sul caro energia, ulteriore duro colpo inferto al mondo dell’associazionismo della città, alle organizzazioni e agli spazi che in vario modo si occupano di cultura, socialità, sport e spettacolo, costrette negli ultimi due anni a frequenti periodi di chiusura e alla sospensione di molte attività.

Meno di 400 km più a sud di Bologna, anche noi di Arci Roma chiediamo da tempo che venga riconosciuto, con misure concrete, il diritto di esistere per il tessuto associativo che più di altri rischia di rimanere incastrato dal caro-bollette dopo aver scontato una lunga fase di incertezza e di fermo per via delle incongruenze dei vari dpcm. La nostra campagna Live Club Must Live, partita alla fine del 2021, ha chiesto – finora invano – al sindaco di Roma Gualtieri e al Presidente della Regione Zingaretti misure di sostegno alla ripartenza (blocco tari, sgravi osp, etc), in linea di discontinuità con l’amministrazione che l’ha preceduto oltre all’apertura di un tavolo per immediati interventi di tutela del settore della musica dal vivo profit e non-profit – che in altre capitali, come Berlino, è stato riconosciuto al pari di istituzioni culturali e tutelato durante la pandemia per evitare le chiusure.  Tutto ciò perché il patrimonio associativo è stato prezioso durante le fasi più acute della pandemia, quando il mutualismo ha svolto anche un ruolo di supplenza nella distribuzione degli aiuti, e dovrà avere un ruolo anche quando l’emergenza sarà finita.

Ci saremmo aspettati di incontrare su questi temi i nostri referenti istituzionali, a partire dall’assessore alla Cultura di Roma Capitale, dopo tutti i buoni propositi formulati nella campagna elettorale. Così non è stato, non ancora almeno, ma intanto sui nostri circoli, sui luoghi della progettazione culturale e dell’intervento sociale aleggia, tra gli altri, lo spettro del caro bollette che rischia di sottrarre a questa città l’energia dei nostri circoli.