Il 15 marzo Arci Roma non ci sarà. Costruiamo un’altra piazza per un’altra Europa

Stop ReArming Europe, pace e solidarietà contro guerra e austerità

Ora basta, l’Europa è in pericolo!

Per questo abbiamo scelto la bandiera UE in versione rossa che sventola a Ventotene perché è quello il colore dell’allarme in mare.

La corsa al riarmo, la complicità nel genocidio delle e dei palestinesi, l’interventismo guerrafondaio nel conflitto russo-ucraino non sono l’Europa che vogliamo!

Bisogna dirlo senza le ambiguità che permangono sia nell’appello di Michele Serra sia negli appelli di molti soggetti che hanno aderito.

La piazza del 15 marzo rincorre ancora il diktat atlantista degli USA rilanciando le politiche fallimentari di Von der Leyen.

Se oggi l’Europa è snobbata dai tavoli di trattativa, le responsabilità sono di chi ha deciso la subalternità di questa Europa all’alleanza con gli Usa.

Non si torna grandi riarmandosi, come pretende Trump, tagliando lo stato sociale, facendo pagare il conto alle lavoratrici e ai lavoratori.

Questa UE è la stessa che ha strozzato la Grecia con la trappola del debito. Ed è quella che costruisce muri e lascia annegare migliaia di migranti in fuga da guerra e miseria.

Che senso ha, inoltre, manifestare in difesa di una UE che ha costruito la gabbia delle privatizzazioni e dell’austerità per partecipare a una guerra mondiale a pezzi?

Vogliamo un’altra Europa che innanzitutto valorizzi e investa in quello stato sociale che è il fondamento delle nostre carte costituzionali.

Ci vuole un’altra piazza: Stop Rearming Europe / Contro le politiche coloniali/ Per un’Europa bandiera dei popoli oppressi/ Pace e solidarietà contro guerra e austerità

L’Europa che vogliamo è quella che saprà essere il più alto baluardo transnazionale a difesa del diritto di autodeterminazione di tutti popoli oppressi.

Arci e Caio: difendiamo il patrimonio pubblico di Roma

Un appello alle organizzazioni e alla cittadinanza. Tre importanti beni di proprietà collettiva rischiano di essere ceduti a lungo termine

Cosa sta succedendo?

Mercoledì 29 gennaio, l’Assemblea Capitolina sarà chiamata a votare per la concessione trentennale, rinnovabile per altri vent’anni (50 anni in totale), di tre immobili di proprietà pubblica, situati rispettivamente in via Nazionale, via di Sant’Ambrogio e all’interno di Villa Borghese, . Questi spazi verrebbero destinati a:

– La creazione di una scuola privata,

– L’accoglienza di pellegrini e attività caritatevoli,

– La realizzazione di un centro di studi economici.

Tutto ciò senza che sia stato redatto il Piano di gestione del patrimonio pubblico, previsto dalla Delibera 104.

Roma Capitale non ha ancora concluso i procedimenti di assegnazione degli immobili pubblici a tante realtà locali che, per decenni, hanno animato la città con iniziative culturali, sociali e sportive.

Anzi, mentre si pianifica la cessione di questi beni, a queste stesse realtà vengono richiesti canoni di locazione triplicati, senza alcun riconoscimento per gli investimenti già effettuati nei lavori di ristrutturazione.

Perché è importante opporsi?

Roma merita un Piano di gestione del patrimonio pubblico che garantisca trasparenza e criteri chiari nell’assegnazione degli spazi, salvaguardando i beni collettivi e impedendo decisioni che sottraggono alla comunità risorse fondamentali.

Cosa chiediamo? 

– Che l’Assemblea Capitolina respinga queste delibere;

– Che venga sospesa ogni decisione fino alla presentazione di un Piano di gestione del patrimonio pubblico, come previsto dalla Delibera 104 del 2022.

Non lasciamo che il patrimonio pubblico venga svenduto.

Firma anche tu per dire NO a queste concessioni e per difendere ciò che appartiene a tutti e a tutte!

Insieme possiamo fare la differenza.

Firma anche tu per dire NO a queste concessioni e per difendere ciò che è della comunità!

ARCI ROMA/ CAIO/ FIOM – CGIL/ COORDINAMENTO SI PARCO NO STADIO

La Regione trasforma i cinema in centri commerciali

Nota stampa 14 gennaio 2025 – L’appello di Arci Lazio e Arci Roma: Trasformare un cinema in un supermercato è un pessimo film che non vorremmo vedere

Rivolgiamo un appello al Consiglio Regionale, alle forze partitiche di maggioranza e opposizione, al Forum del Terzo Settore Lazio e a tutte le realtà culturali e sociali di fermare la proposta di legge “Semplificazioni e misure incentivanti il governo del territorio”, già approvata in Giunta. La delibera presentata dall’assessore all’urbanistica Ciaccarelli interviene sulle norme regionali che riguardano i teatri, le sale cinematografiche e i centri culturali polifunzionali, modificandone radicalmente l’impianto a tutela dell’attività prevalente culturale di questi spazi.

Questa proposta se approvata in Consiglio, trasformerebbe attraverso una serie di semplificazioni normative per il cambio di destinazione d’uso, i cinema chiusi in attività prevalentemente commerciali. Tutti i cinema dismessi da 10 anni potranno diventare maxi negozi con un cambio radicale della destinazione d’uso, e quelli ancora in esercizio potranno trasformare il 50% e oltre della propria superficie in spazi commerciali. In un colpo solo verrebbe cancellata una fetta inestimabile del patrimonio culturale di tutta Roma. Un regalo alle società di profitto, spesso proprietarie degli immobili, a cui la normativa attuale permette già all’interno di teatri e cinema “l’esercizio di attività commerciali, artigianali e di servizi, fino ad un massimo del 30 per cento della superficie complessiva, purché tali attività siano svolte unitamente all’attività prevalente… realizzando quindi un equo contemperamento tra libertà di iniziativa economica e tutela di valori socio-culturali”.  Trasformare un cinema in un supermercato è un pessimo film che non vorremmo vedere.

Patrimonio pubblico tra delibera 104 e Beni Comuni: a che punto siamo?

Assemblea il 14 dicembre promossa da Arci Roma e Caio, Comunità per le Autonome Iniziative Organizzate

150 le istanze presentate, ma solo 15 avvisi pubblici emanati dal Patrimonio di Roma Capitale. La deroga per gli spazi in concessione scadrà il 31 dicembre, rischiando di riaprire la strada a pratiche di sgombero. Sullo sfondo, emergono concessioni trentennali per non ben identificati criteri meritori e discussioni su immobili come l’ex Circolo degli Artisti, che sembrerebbero destinati a percorsi di assegnazione non conformi alle procedure previste dalla delibera.

La delibera 104/2022, nata con l’intento di correggere le storture della controversa “140 di Marino”, rischia di riproporre gli stessi problemi. Il regolamento approvato ormai due anni fa avrebbe dovuto regolarizzare la posizione sia di chi già occupa immobili pubblici, sia di chi aspira a ottenere spazi per attività sociali e culturali senza scopo di lucro. Tuttavia, le criticità stanno emergendo chiaramente e, alla fine del 2024, con la scadenza delle deroghe, molte organizzazioni che operano da tempo in questi luoghi potrebbero ritrovarsi nuovamente di fronte agli spettri della decadenza, dell’incertezza e dell’abusivismo.

A due anni dall’approvazione della delibera, a fronte di oltre 150 istanze presentate, l’amministrazione ha bandito solo 15 avvisi pubblici e formalizzato poche assegnazioni, peraltro, per quanto ci è dato sapere, ancora in attesa di firma.

Permangono diverse ambiguità: due su tutte; la prima, non è chiaro quale procedura attivi il canone ridotto al 20%, dato che alcune associazioni hanno già ricevuto richieste di pagamento di tre annualità al 100% solo per completare la formalizzazione; la seconda, sono previste diverse modalità di concessione degli spazi (gara ad evidenza pubblica, patto di collaborazione, assegnazione con delibera di giunta per realtà meritorie) ma non è dato sapere quali siano i presupposti in base ai quali si privilegia uno strumento invece dell’altro. L’amministrazione risulta, dunque, inadempiente, poiché non ha pubblicato il documento di programmazione del patrimonio capitolino, previsto dal regolamento, né ha tenuto conto delle osservazioni formulate dai forum. Nonostante ciò, procede con assegnazioni dirette ad alcune realtà, mentre ad altre invia nuovamente richieste di pagamento per arretrati che ammontano a centinaia di migliaia di euro.

Inoltre, l’attuazione del regolamento sembra privilegiare gli interessi di privati commerciali, mettendo a rischio il patrimonio immateriale rappresentato dal tessuto associativo. Desta preoccupazione, per esempio, il caso del bene pubblico che ospitava il Circolo degli Artisti, per il quale si ipotizza una procedura di assegnazione diversa da quanto previsto dal regolamento, alimentando ulteriormente dubbi sull’utilità della delibera.

Un altro nodo critico è l’assenza di una mappa dettagliata degli immobili facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile, ciò non garantisce ulteriormente una gestione trasparente e coerente.

Nel frattempo, le associazioni assegnatarie si trovano a fronteggiare il rischio di sfratti, l’incertezza sulla rideterminazione dei canoni e le richieste di arretrati calcolati su base commerciale. Questo si inserisce in un quadro più ampio di precarietà dovuto a definizioni ambigue di “bene comune”, all’apertura dei bandi ai privati commerciali e all’ipotesi di vendita di parte del patrimonio disponibile.

Tale situazione costringe migliaia di operatori e operatrici culturali e attivisti e attiviste sociali a confrontarsi con procedure lente e opache che alimentano l’instabilità, danneggiando un tessuto associativo non commerciale fondamentale per la coesione sociale, specie in territori già colpiti da anni di tagli, privatizzazioni e austerità.

Non si tratta solo di una gestione inadeguata del patrimonio, ma anche dell’assenza di una visione politica chiara: a tre anni dal suo insediamento, la giunta Gualtieri non ha intrapreso iniziative che segnano una vera discontinuità rispetto al passato.

Sono state convocate solo quattro riunioni del comitato tecnico incaricato di valutare le istanze, e non esistono verbali documentati del “Forum per la valorizzazione sociale del patrimonio di Roma Capitale”.

Per questi motivi, il 14 dicembre alle 10:30 organizzeremo un dibattito nella Sala Ilaria Alpi di Arci Nazionale, per sensibilizzare la città sui rischi dell’inerzia amministrativa e valutare la necessità di una riscrittura partecipata dei punti critici della delibera.

Una iniziativa che immaginiamo in continuità con la bella mobilitazione dello scorso 7 dicembre quando le associazioni e i comitati che in tutta la città si battono contro le grandi opere, per il diritto all’abitare, per la salute e l’ambiente, hanno invaso Piazza del Campidoglio dando il via a una rete diffusa che proseguirà a battersi contro progetti devastanti di stadio, biodigestore, inceneritore ecc…

Serve una normativa unica che garantisca trasparenza, equità e certezza nei processi di assegnazione, superando definitivamente l’attuale modello basato sui bandi e avviando un reale percorso partecipato e pubblico. I canoni dovrebbero essere parametrati non solo al valore immobiliare, ma anche alla natura inclusiva delle attività e alla zona di riferimento, così da evitare la chiusura di realtà che operano in contesti svantaggiati.

Le organizzazioni chiedono inoltre il riconoscimento degli interventi di ristrutturazione e manutenzione svolti autonomamente, che hanno aumentato il valore degli spazi e che oggi paradossalmente portano a richieste di canoni maggiorati.

Per affrontare queste criticità e restituire centralità all’associazionismo, è fondamentale una partecipazione ampia all’assemblea pubblica, al fine di individuare soluzioni condivise che tutelino il patrimonio pubblico e le realtà che contribuiscono al benessere sociale e culturale della città.

7 dicembre: nessuna indulgenza per Gualtieri

Arci Roma aderisce alla manifestazione del 7 dicembre in Campidoglio promossa dalle vertenze ambientali e territoriali contro la Giunta della speculazione e del malaffare

La giunta guidata da Roberto Gualtieri continua a rappresentare gli interessi della speculazione, promuovendo processi di mercificazione e privatizzazione del patrimonio pubblico e metropolitano. Progetti come l’inceneritore ai piedi dei Castelli, il biodigestore di Casal Selce, il nuovo Stadio della Roma il porto crocieristico di Fiumicino e l’impattante autostrada a pedaggio Roma -Latina condividono alcuni tratti distintivi: devastazione ambientale e sistematico scavalcamento di vincoli naturalistici, paesaggistici e archeologici, tutto in nome del profitto privato.
Sul cosiddetto “termovalorizzatore”, Gualtieri è riuscito appena qualche settimana fa nell’impresa non facile di fare in modo che Invitalia, senza gara europea, aggiudicasse per 3 milioni al RTI, capitanato da Rina Check srl, l’appalto di 11 milioni di euro per l’affidamento dei servizi di verifica del progetto di fattibilità tecnica ed economica e di quello esecutivo (con un ribasso del 72%). Ed anche per il biodigestore a Casal Selce è stata aggiudicata la gara Invitalia prima che fosse espletata quella europea. Una lapalissiana forzatura della norma utilizzata, che ammette la procedura negoziata esclusivamente per ragioni di estrema urgenza, derivanti da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante (Roma Capitale) che aveva però fissato i propri obiettivi agli anni 2027 e 2028. Questo utilizzo disinvolto della normativa, che configura un palese abuso di potere, è ora sottoposto alla valutazione dell’ANAC.
Sul progetto dello stadio della Roma ricordiamo che distruggerebbe un parco pubblico di 14 ettari, atteso dalla cittadinanza da più di 15 anni, che ad oggi ospita un bosco urbano che il Comune rifiuta di riconoscere e tutelare. Al contrario, viene assecondata la fretta dell’A.S. Roma nel presentare un progetto definitivo, funzionale all’apertura della conferenza decisoria ed alla probabile vendita della società stessa, redatto in assenza dei necessari sondaggi archeologici.
Anche la gestione della Delibera 104/2022, concepita per regolarizzare l’uso degli immobili pubblici a fini sociali e culturali, si sta rivelando disastrosa. A fronte di 150 richieste presentate, sono stati emanati solo 15 avvisi pubblici, lasciando la maggior parte delle associazioni in un limbo di incertezza e con il rischio concreto di sfratti.
I poteri commissariali assegnati a Gualtieri per il Giubileo, invece di favorire il dialogo democratico e l’interesse pubblico, vengono utilizzati per aggirare ogni ostacolo a colpi di ordinanze, escludendo completamente i territori da ogni confronto ed eliminando qualsiasi processo di mediazione democratica. Nel frattempo, misure urgenti come il blocco degli sfratti, richiesto persino dal Papa e violentemente osteggiato da organizzazioni corporative e padronali come Confedilizia, vengono completamente ignorate.
Le istanze dei lavoratori delle aziende partecipate della sanità, dei servizi pubblici e dei servizi alle persone, che saranno sottoposti a carichi di lavoro enormi per l’afflusso straordinario di oltre 35 milioni di persone nel 2025, non hanno ricevuto risposta; al contrario il Commissario straordinario al Giubileo, ossia il Sindaco Gualtieri ha aderito ad un protocollo di intesa che limita ulteriormente il diritto di sciopero durante il Giubileo stesso.
L’ingresso dei privati in maniera sempre più prepotente nell’amministrazione della città va quindi con decisione nella direzione di lasciare sempre più mano libera alla speculazione, cristallizzando la marginalizzazione delle fasce popolari e condannando le periferie (ormai estese ben oltre il perimetro amministrativo della città) ad essere luoghi in cui, al posto dei servizi pubblici, si costruiscono discariche, TMB e biodigestori, in nome di interessi privati ritenuti prioritari.
Sabato 7 dicembre, alle ore 15, ci ritroveremo in Piazza del Campidoglio per opporci a un modello di città costruito sugli interessi privati e segnato da pratiche autoritarie.
In vista della manifestazione, nella conferenza stampa del 4 dicembre presenteremo alla città e ai media i contenuti delle vertenze che saranno portate in piazza.
Rimettiamo al centro giustizia sociale, tutela ambientale e trasparenza: è tempo di costruire un diverso modello di città fondata sul primato dell’interesse pubblico, della partecipazione e del protagonismo popolare.

Verso una rete nazionale antisionista e anticolonialista per la Palestina

Un’assemblea nazionale ha fatto il punto sull’allargamento della rete solidale con le resistenze del popolo palestinese dopo il successo del corteo del 30 novembre

Come “Assemblea 9 Novembre” esprimiamo la più profonda soddisfazione per il corteo del 30 novembre che ha portato in piazza più di 30mila persone in una manifestazione nazionale in sostegno alla Palestina e al Libano. Abbiamo urlato contro il genocidio, a fianco delle resistenze, contro il sionismo e il pericolo che Israele rappresenta per tutto il mondo. Nonostante le difficoltà si è arrivati, tramite importanti passaggi assembleari, a costruire un grande corteo unitario, capace di rappresentare le diversità ma convergente verso l’obiettivo comune della solidarietà alla Palestina e al Libano e di denuncia del ruolo di Israele e delle complicità e del sostegno dell’imperialismo occidentale, italiano ed europeo, alla sua politica coloniale.

È fondamentale ora strutturarsi a livello nazionale per proseguire nella mobilitazione, moltiplicare le iniziative di lotta e allargare la solidarietà. Se la manifestazione è stata una grande prova di forza del movimento, la riunione del 1 dicembre, a cui hanno partecipato decine di realtà palestinesi e organizzazioni italiane, è stata uno straordinario passo in avanti verso la costruzione di una rete nazionale antisionista, per la Palestina e per lottare in Italia contro il governo italiano e tutte le istituzioni guerrafondaie occidentali, come la Nato, che sostengono e usano Israele e l’ideologia sionista per garantire il loro controllo nel Medio Oriente e per inasprire il clima di guerra globale. La riunione, che ha visto la partecipazione di più di 80 tra organizzazioni, associazioni, reti studentesche, sindacati e partiti, ha voluto rilanciare fin da subito la mobilitazione e un percorso concreto per la strutturazione nazionale. Si sono assunte le campagne di sostegno a Tiziano, arrestato nel corso degli scontri del 5 ottobre, conseguenza del divieto governativo contro la piazza, e la campagna dei giuristi contro Israele e le complicità occidentali che stanno organizzando una importante assemblea pubblica il 12 dicembre a Roma. Con il mandato di cattura internazionale per il criminale Netanyahu la questione giuridica assume un peso estremamente importante che va trasformata, oltre che in passaggi di approfondimento tecnico, anche in una campagna politica generale.

Dalla riunione sono stati poi indetti 2 momenti di mobilitazione nazionale specifici, da costruire nei territori con tutte le realtà disponibili:

– 20/21 dicembre con azioni di boicottaggio per lo stop al genocidio e contro Israele nei centri commerciali e vie commerciali,

– 17/18 gennaio contro fabbriche di armi, basi militari o istituzioni militari per denunciare le complicità occidentali e per denunciare il riarmo e la corsa agli armamenti, voluta e sostenuta dalla Nato e da tutti i governi euro-atlantici.

Sulla base della piattaforma uscita dal 9 novembre e su quella di indizione della manifestazione nazionale si invitano le realtà aderenti a lavorare collettivamente nei territori per costruire le 2 giornate di iniziativa e far convergere tutte le forze palestinesi, libanesi e italiane disponibili a costruire la rete nazionale in una nuova riunione in presenza da tenersi a Milano o Bologna, la settimana successiva al 18 gennaio per costituire e definire denominazione e piattaforma della stessa. Nelle prossime settimane saranno organizzate altre riunioni online e territoriali per continuare nel percorso di avvicinamento alle mobilitazioni e agli appuntamenti di strutturazione nazionale.

La riunione ha poi rilanciato tutti gli scioperi e le azioni concrete che sostengono la causa della resistenza arabo palestinese.

Assemblea 9 novembre

 

Palestina, serve una mobilitazione unitaria

Lettera aperta dell’assemblea del 21 novembre. Verso la manifestazione nazionale di Roma

L’assemblea del 21 novembre, convocata da* promotori/trici dell’assemblea nazionale del 9 novembre, proclamata da 3 realtà palestinesi e da 240 realtà italiane, è terminata con una richiesta unanime chiara: unifichiamo le manifestazioni del 30 Novembre.
Di fronte al genocidio in Palestina, al massacro in Libano e al pericolo di un’escalation globale, è dovere di tutte e tutti convergere in un’unica grande manifestazione nazionale.
La proposta avanzata dall’assemblea è quella di un corteo che, unendo le diversità, sfili da Piazza Vittorio e in modo unitario si riprenda la piazza vietata il 5 Ottobre, piazza di Porta San Paolo.
Costruiamo un fronte unito, sotto le bandiere palestinesi, contro lo Stato di Israele, a fianco delle resistenze, lavorando tra i movimenti e le realtà sociali per far emergere come oggi Israele non rappresenti un pericolo solo per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo.
Imparando dalla resistenza palestinese unificata, convergiamo nella diversità, ce lo chiedono la Palestina, il Libano e tutta l’umanità.

9 novembre, assemblea nazionale per fermare il genocidio

Fermare il genocidio e l’escalation d’Israele: centinaia di soggettività hanno raccolto l’appello per un’assemblea nazionale a Roma per preparare una grande manifestazione

 

VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE del 30 NOVEMBRE

9/11/2024 dalle 14.00 alle 20.00 Roma, Nuovo Cinema Aquila-Via l’Aquila 66/74

Israele è ormai una minaccia per il Medio Oriente e per tutti noi: l’onda lunga della guerra può abbattersi con violenza sul resto del mondo, incluso il nostro paese.

Mentre continua il genocidio a Gaza con le sue oltre 43000 uccisioni e la distruzione totale, Israele procede impunemente nel progetto della “grande Israele”, con la riannessione dei territori palestinesi ,del Libano meridionale, e del Golan siriano già occupato da decenni.

Anche la nuova amministrazione statunitense, che emergerà dalle elezioni del 5 novembre, verrà messa di fronte al fatto compiuto, grazie al potere di condizionamento della lobby sionista negli Usa sia verso Trump che verso Harris.

I gravissimi arroganti attacchi alle Nazioni Unite sia a livello istituzionale che militare, sono frutto dell’impunità di cui Israele gode da decenni, diventando uno stato-canaglia che minaccia non solo i popoli del Medio Oriente ma anche la stabilità e la pace nel resto del mondo.

Lo scontro tra la legittima aspirazione del popolo palestinese alla propria autodeterminazione e l’occupazione coloniale-militare israeliana, avviene oggi in un quadro in trasformazione.

Una guerra di Israele contro l’Iran avrebbe conseguenze ben più pesanti, anche in termini economici, delle operazioni militari e terroristiche israeliane fin qui condotte contro le organizzazioni della resistenza palestinese o Hezbollah in Libano.
Anche I ripetuti bombardamenti sulla Siria avvengono in un’area dove sono rilevanti il protagonismo della Russia e la collaborazione con questi paesi.

Siamo in una fase di profondi sconvolgimenti del sistema mondiale uscito dalla seconda guerra mondiale, sembrano saltati tutti gli spazi di concertazione, mentre avanzano in tutto il mondo il riarmo e le opzioni militari.

Questa guerra ” illimitata” condotta da israele non mette al riparo nessuno, neanche chi come i Governi Italiani ed europei continuano a vendergi armi, mantenere accordi economici privilegiati, collaborazioni scientifiche, accettando le giustificazioni ideologiche.

Tuttavia oggi gran parte dell’opinione pubblica italiana è con le ragioni dei palestinesi.
I tentativi di criminalizzazione e repressione governativi non fermano le manifestazioni in solidarietà con la Palestina

Diventa urgente che la generosa mobilitazione sviluppata fino ad oggi al fianco dei popoli palestinese e libanese ridefinisca i propri obiettivi sulla base del nuovo scenario che si va delineando in Medio Oriente.

Intendiamo discutere collettivamente di queste urgenze in una assemblea il 9 novembre per preparare una grande manifestazione. Vogliamo mandare un potente segnale di opposizione all’escalation della guerra di Israele in Medio Oriente, di protesta contro la complicità del nostro governo con il genocidio.
Vogliamo riaffermare la solidarietà popolare con la causa palestinese.

Adesioni aggiornate al 4 novembre:

-Movimento studenti palestinesi in Italia
-Associazione dei palestinesi in Italia/API
-Comunità palestinese d’Italia
-Mezzaluna Rossa palestinese
-Associazione amici dei prigionieri palestinesi
-Comunità palestinese della Campania
-Comunità palestinese di Roma e del Lazio 
-Comunità palestinese Puglia e Basilicata 
-Comunità palestinese Abbruzzo 
-Comunità palestinese Toscana 
-Comunità palestinese Lombardia
-Comunità Palestinese Veneto 
-Comunità palestinese Parma
-Comunità palestinese Sicilia 
-Comunità palestinese Sardegna
-Comunità libanese di Parma
-Comunita’ Libanese Roma
-Assopace Palestina
-Cultura è Libertà
-BDS Italia
-BDS Roma
-ULAIA Arte Sud/Odv
-Associazione LeNove studi e ricerche
-Antropologə per la Palestina
-Rete Ricerca e Università per la Palestina – RUP
-Docenti per Gaza
-Unione degli studenti libanesi in Italia
-Cambiare Rotta
-Osa
-Rete degli Studenti Medi Nazionale
-Rete degli Studenti Medi di Roma
-Rete degli Studenti Medi del Lazio
-Unione degli Universitari / UDU nazionale
-Unione degli Universitari di Roma
-Lavoratrici e lavoratori dell’Università di Firenze per la Palestina
-Contropiano
-Rivista online “Gramsci oggi”
-ANBAMED
-Redazione di Comune
-Giornale del MpRC, “Futura Società”
-Rivista trimestrale QUADERNI DI LOTTA CONTINUA
-Rete No Bavaglio
Agenzia Stampa Pressenza
-CRED
-Associazione Nazionale Giuristi Democratici 
-ARCI Nazionale
-Arci Lazio
-Arci Roma
-Arci Crotone 
-Arci Rieti
-Arci Viterbo
-Arci Milano 
-Circolo Arci Angelo Mai/Roma
-Circolo Arci Trenta Formiche/Roma
-Circolo Arci pianeta sonoro/aps
-Circolo Arci Gap/Roma
-Circolo Arci Pietralata
-Circolo Arci Santa Libbirata
-Circolo Arci Canapè
-Circolo Arci Fanfulla 5a
-Circolo Arci Agorà Pisa
-Circolo Arci Concetto Marchesi
-Circolo Arci sottoscala9 di Latina
-Circolo Arci Givizzano27 Roma
-Circolo Arci di Poggio Mirteto
-Circolo ARCI Arcobaleno (Garbatella – Roma)
-Arci Cassandra aps di Salve (LE)
-Circolo Arci Sparwasser
-ArCircolo Alessandro Casponi di Pomezia
-Differenza Lesbica Roma
-La Fattorietta/Roma
-E’ arrivato Godot APS 
-Sanitari per Gaza
-Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica” OdV
-Associazione Nazionale di Amicizia Italia/Cuba
-Comunità Curda
-Cravos Siena
-Comitato Pace e non più guerra
-Wilpf Italia
-JVP Sri Lanka comitato in Italia
-Giù le Mani dall’Africa
-comitepopulardelutaitalia
-Palestinamo
-Comitato solidarietà con la Palestina in III Municipio/Roma
-Movimento per il diritto all’abitare
-ALAS Associazione Lavoratori Studenti Scuola
-Rete Romana di solidarietà con il popolo palestinese
-nucleoptRoma
-Coordinamento della marcia della pace di Tivoli Guidonia
-Coordinamento pisano per il boicottaggio di Israele
-Modena per la Palestina
-Coordinamento orvietano per la Palestina
-Associazione culturale Liguria/Palestina
-Associazione senza paura Genova
-Casa del popolo la Conviviale di Vasto
-Donne de borgata
-Donne in nero di Parma
-ar circolo Alessandro Capponi di Pomezia
-Associazione culturale “Pane e Rose” di Campoleone – Lanuvio
-Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) Genova
-Associazione Solidarieté Nord Sud ONLUS (Roma)
-Associazione Il limone lunare di Genova
-Comitato Roma 12 per i beni comuni
-Deposito Dei Segni ETS
-Associazione Vita per Gaza
-U.S. Citizens for Peace & Justice
-Lista NoNato
-Centro Socio-Culturale Nuvola Rossa (Villa San Giovanni)
-Rete NoWar
-G.A.MA.DI.
-Giovani Musulmani Roma
-Associazione “Life for Gaza“ Napoli
-Associazione Alma Terra, Mola di Bari
-Aucs APS
-Collettivo Donne per la Palestina, Salento
-Coordinamento provinciale di Catanzaro a sostegno del popolo palestinese
-V ZONA
-Donne in Nero Napoli
-AWMR Italia (Donne della Regione Mediterranea)
-Associazione Multipopolare
-Coordinamento provinciale Palestina di Catanzaro
-Vogliamo tutt’altro
-AMISS APS (associazione mediatrici interculturali) di Bologna
-Piattaforma Progressista Latinoamericana PLAM-ITALIA
-Associazione La Maggiolina
-Lambretta/Milano
-Vogliamo tutt’altro assemblea costituente lavorat3 dello spettacolo
-Catanesi Solidali con il Popolo Palestinese
-CSOA Macchia Rossa 
-Associazione Alkemia, Modena 
-PMLI 
-Il Bolscevico
-OST Barriera/Torino
-Sud Sud Equosolidale Lecce
-Firenze per la Palestina
-Coordinamento Ternano per la Palestina
-Mani Rosse Antirazziste
-All Eyes on Palestine, Perugia
-Associazione Culturale Livorno Palestina
-Rete Ecosocialista Roma
-Communia
-Ex Opg Je So Pazzo 
-Cau Napoli 
-Cau Torino
-Cau Padova
-Centro Antiviolenza Donna L.I.S.A.
-Unione Sindacale Italiana Commercio Turismo & Servizi/Roma
-Associazione Controvento/Rieti
-Laboratorio Sociale Villetta/Roma
-Rieti Città Futura 
-Rete Mobilitazione Globale Ritmo
-La scuola per la pace Torino e Piemonte
-Coordinamento Palestina Ravenna
-Collettivo La Comune Ravenna
-Pacto Histórico Internacional Italia
-Centro internazionale Crocevia
-Circolo Metromondo di Milano
-Gaza Freestyle
-Pro Africa Onlus
-Movimento Migranti Rifugiati Napoli
-Collettivo di fabbrica lavoratori Gkn 
-Società Operaia Mutuo-Soccorso Insorgiamo (Soms Insorgiamo)
-Associazione di amicizia italo-palestinese di Firenze
-Collettivo “inventareilfuturo”
-CSOA Angelina Cartella Reggio Calabria
-Le “Nuove Pantere Bianche”
-Ecologia Politica Napoli
-T’Immagini Rieti
-Cooperativa sociale Nelson Mandela – Gioiosa Ionica (Reggio Calabria)
-Osservatorio Repressione
-Rete Mobilitazione Globale Pace
-Verona per la Palestina
-Attac Italia
-Casa del Popolo Marielle Franco
-Casale Garibaldi Autogestito/Roma
-Salaam ragazzi dell’olivo Comitato di Trieste
-USB
-CUB/Confederazione Unitaria di Base
-Asia-Usb
-Cobas Scuola Sicilia
-Confederazione Nazionale Cobas
-Rete dei Comunisti
-Potere al popolo
-Alternativa Comunista
-Patria Socialista
-Rifondazione Comunista
-Movimento paneuropeo DiEM25
-Partito Comunista Italiano
-Sinistra Anticapitalista
-Costituente Comunista
-Movimenti per la Rinascita Comunista
-Resistenza Popolare
-Partito MERA25 Italia

 

Arci Roma, siamo fatti di gioco e di lotta

Dal Primo Ottobre è partita ufficialmente la campagna di tesseramento Arci 2024/2025. Scarica l’App e mettiti in circolo!

Dal Primo Ottobre è partita ufficialmente la campagna di tesseramento Arci 2024/2025.

Sulla nuova tessera troverete scritto OLTRE I MURI perché solo oltre i muri si riesce a intravedere l’orizzonte e conquistare la libertà, perché nei nostri circoli proviamo con ogni linguaggio possibile a prefigurare una società più equa, giusta e solidale.

Lo spazio in cui sottoscriverete la tessera non è un bar, né un locale, ma un Circolo Arci. Un luogo diverso, privato ma allo stesso tempo aperto. E l’Arci di Roma è una comunità plurale di circoli, una rete di spazi ed energie composta da una novantina di associazioni che coinvolge complessivamente oltre ottantamila soci che, a loro volta, animano migliaia tra eventi, concerti, corsi, sportelli sociali, spettacoli, vertenze ambientali, battaglie politiche e culturali, presentazioni di libri, festival. Perché siamo fatti di gioco e anche di lotta.

La nostra è un’Arci Metropolitana in cui ogni circolo ha una vocazione che mette a disposizione di tuttз e che è possibile attraversare grazie alla tessera.

E il Circolo non ha proprietariз ma sociз che ogni anno decidono di iscriversi e di sostenerlo, uno spazio dove non esistono clienti o avventori, ma sociз che ha diritto di partecipare ed essere protagonista della vita del Circolo, mettendo a disposizione tempo, idee ed energie.

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5 ottobre, sbagliato e pericoloso vietare le manifestazioni

Nota stampa di Arci Roma 27 settembre 20224

Arci Roma rivolge un appello alle istituzioni romane, al sindaco, ai parlamentari, a tutto il vasto fronte politico, sociale e sindacale che proprio in queste ore si sta battendo contro lo scempio del decreto sicurezza. Chiediamo loro di farsi garanti con la Questura di Roma del diritto a manifestare e lavorare insieme, da subito, per permettere una necessaria giornata nazionale di protesta pacifica a Roma

Riteniamo profondamente sbagliata e pericolosa la decisione della Questura di Roma, anticipata dal ministro Piantedosi, di vietare tutte le manifestazioni previste per il 5 ottobre in solidarietà con la Palestina e contro il genocidio in atto a Gaza.

Crediamo sia controproducente e disumano soffocare il diritto di esprimere il dolore e l’indignazione delle comunità palestinesi della diaspora e di tutte le persone e associazioni solidali con la Palestina, negando così il diritto di tuttз a manifestare contro il governo di Israele, le sue politiche di sterminio e apartheid, contro l’escalation in corso in Cisgiordania e Libano, e di denunciare esplicitamente la complicità del governo italiano nel genocidio.

Non si può inibire il diritto costituzionale al dissenso proprio mentre si fanno sempre più foschi gli scenari da terza guerra mondiale prefigurati dall’escalation in corso in Medio Oriente. Tutto ciò mentre decine di organizzazioni e migliaia di persone hanno già annunciato la loro partecipazione da ogni parte d’Italia e con il ragionevole sentore che non rinunceranno ad essere presenti nonostante il diniego della questura. L’opzione repressiva rischia di essere una miccia catastrofica in una città che non ha certo bisogno di ulteriori lacerazioni.

Per tutto questo, tuttз noi di Arci Roma siamo fortemente preoccupati che quella giornata ci riporti indietro di decenni, a scenari di piazza repressivi e violenti, con traumi sociali ancora oggi irrisolti. In attesa delle decisioni delle reti palestinesi e di quelle romane solidali, Arci Roma rivolge un appello alle istituzioni romane, al sindaco, ai parlamentari, a tutto il vasto fronte politico, sociale e sindacale che proprio in queste ore si sta battendo contro lo scempio del decreto sicurezza.

Chiediamo loro di farsi garanti con la Questura di Roma del diritto a manifestare e lavorare insieme, da subito, per permettere una necessaria giornata nazionale di protesta pacifica a Roma.

Di fronte al sangue che scorre a Gaza e in  qualsiasi data decideranno di manifestare le reti palestinesi, come Arci Roma ci impegneremo affinché si realizzi una partecipazione ampia,  determinata, pacifica e solidale con la resistenza. Allo stesso tempo, lavoreremo per contrastare ogni forma di repressione violenta, in una città che, alla vigilia del Giubileo, deve essere riaffermata come simbolo di pace e accoglienza.