Mediatorə culturale, una professione da riconoscere

200 partecipanti da 45 Paesi: la prima assemblea dei mediatori e delle mediatrici culturali rivendica un quadro di diritti e tutele per una professione nata da quasi trent’anni. Arci Roma sostiene il percorso autorganizzato (di Papia Aktar*)

Mediatorə culturale, una professione da riconoscere: almeno 200 persone provenienti da 45 Paesi, tra quelle in presenza e quelle collegate da tutta Italia, hanno preso parte il 7 ottobre, a Villa Altieri, alla prima assemblea dei mediatori e delle mediatrici culturali. Un confronto molto partecipato da professionistз, operatorз dei servizi territoriali, docenti universitari, rappresentanti istituzionali, esponenti politici e sindacali, sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive di una figura essenziale in una società sempre più multiculturale.

 

Arci Roma partecipa in prima linea a questo percorso attraverso la propria delegata all’immigrazione, Papia Aktar, che ha contribuito alla moderazione dell’incontro assieme a Giorgia Rocca, Ejaz Ahmad, Laurance Salé.

Al centro dell’assemblea – promossa da un gruppo di lavoratrici e lavoratori del settore insieme al Tavolo della convivenza di Città Metropolitana di Roma Capitale – c’era la richiesta di un riconoscimento nazionale e di un un quadro chiaro di diritti e tutele  per una professione prevista già dal testo unico del 1998 (Dlgs 286|98, la Turco Napolitano). Esistono, infatti, percorsi universitari, corsi di formazione, attestati e diplomi dedicati alla mediazione culturale. A questa formazione, tuttavia, non corrisponde ancora un riconoscimento professionale omogeneo capace di valorizzare le competenze e garantire adeguate condizioni di lavoro.

La mediazione interculturale favorisce la comprensione reciproca, il dialogo e l’inclusione, facilita l’accesso ai servizi e aiuta a superare ostacoli linguistici e culturali che possono tradursi in disparità nell’esercizio dei diritti. Riconoscere chi svolge questo lavoro significa quindi anche rafforzare la qualità dei servizi e la loro capacità di rispondere ai bisogni delle persone.

I numerosi interventi hanno offerto un’occasione di confronto tra chi opera quotidianamente sul campo e chi, nelle istituzioni e nelle organizzazioni sindacali, può contribuire a costruire risposte concrete.

Da sottolineare la trasversalità del sostegno alla causa dellз mediatorз culturali. La richiesta di riconoscimento non fa capo a un singolo partito: attorno a questo obiettivo si è manifestata una convergenza tra sensibilità politiche diverse. Un impegno comune che può dare forza al percorso e continuità al confronto.

L’assemblea di Villa Altieri rappresenta così un primo momento di mobilitazione condivisa, con l’obiettivo di portare il riconoscimento dei mediatori e delle mediatrici culturali nell’agenda pubblica e tradurre il sostegno raccolto in impegni concreti.

Da parte sua Arci Roma continuerà a seguire e supportate il percorso delle assemblee dellз mediatorз culturali che proseguirà in tutta Italia, così come supporta anche altri percorsi di autorganizzazione e emancipazione delle persone con background migratorio.

*Papia Aktar è consigliere nazionale di Arci e delegata all'Immigrazione per Arci Roma

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