XI Congresso, Vito Scalisi confermato presidente di Arci Roma

Con il congresso, Arci Roma si proietta nella nuova fase politica, tra guerre globali, crisi climatica e campagna elettorale per le comunali

La rielezione di Vito Scalisi, da parte del nuovo consiglio direttivo, ha concluso i lavori dell’XI Congresso di Arci Roma, articolazione territoriale della storica associazione culturale e ricreativa che nell’Area Metropolitana conta oltre centomila sociз e novanta circoli.

Nei locali del circolo Arci Zalib, uno dei rari spazi di aggregazione culturale non commerciale del centro storico, è stata una giornata densa che ha visto alternarsi sul palco soggetti sociali, politici, sindacali, studenteschi con cui l’associazione interloquisce nelle vertenze territoriali e nelle campagne nazionali. In particolare sono intervenuti i portavoce di CSV Lazio, Mario German De Luca, dell’Anpi provinciale, Marina Pierlorenzi, i segretari di Cgil Roma e Lazio e di Usb Roma, Natale Di Cola e Stefano De Angelis, i leader delle forze politiche della sinistra (Barbara Funari di Demos, Enzo Foschi del Pd, Linda Meleo del M5S, Beatrice Gamberini di PAP, Fabio Cerulli di Sinistra Anticapitalista, Maristella Urru di Aurelio in Comune, Giovanni Barbera del Prc, Valerio Zaratti di Europa Verde, Mauro Coldagelli di Sinistra Italiana).

Una lista lunga che, unita a quella degli interventi di alcune delle vertenze più emblematiche che esprimono oggi i territori a Roma (hanno preso la parola i coordinamenti RIOT e CAIO, i comitati per il Lago Ex Snia e quello contro il Porto crocieristico di Fiumicino, conferma il radicamento e la radicalità di un’associazione in continua crescita di adesioni e basi associative.

Nella sessione pomeridiana hanno preso la parola numerosi esponenti dei circoli di Roma e della provincia a riprova della vivacità e delle capacità di elaborazione di un tessuto associativo estremamente diversificato, diffuso “dal fiume al mare” e con un’età media sempre più bassa.

Significative le presenze dell’ambasciatore dell’Ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia, Jorge Luis Cepero Anguilar, di Ylmaz Orkan dell’Ufficio Informazioni del Kurdistan in Italia, e Maya Issa del Movimento Studenti Palestinesi in Italia.

«La scrittura del nostro corposo documento politico e le interlocuzioni tutt’altro che rituali hanno reso il nostro congresso l’occasione per una reale rielaborazione collettiva che mette Arci Roma in condizione di operare nella prossima fase politica della Capitale che sarà scandita sia dalle sempre più urgenti mobilitazioni contro guerre e genocidio sia dalle conflittualità dal basso, nei quartieri, contro quel Modello Giubileo consociativo in nome del quale la Giunta capitolina ha sacrificato ogni promessa di democrazia partecipata», osserva Scalisi, al suo secondo mandato alla guida dell’associazione.

Se all’orizzonte ci sono le elezioni comunali, nell’immediato il nuovo gruppo dirigente sta preparando la partecipazione alle scadenze dell’11, del 19 e del 25 Aprile, con i cortei, rispettivamente, per Cuba, la Palestina e contro ogni forma di fascismo.

Intanto l’associazione ha appena lanciato le date e la line-up per Arci Roma Incontra il Mondo (dal 16 al 21 giugno al Parco delle Valli), un progetto che vuole intrecciare l’eredità dello storico festival che per trent’anni s’è svolto a Villa Ada con la Festa dei Circoli Arci di Roma, giunta alla terza edizione.

«Dai circoli, la nostra “festa mobile” (è stato proprio il titolo del congresso) si trasferirà in uno dei parchi più belli di Roma per discutere insieme le grandi questioni del diritto alla città, dell’accesso alla cultura, della lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze», conclude il presidente.

È tempo di più Arci, non è tempo di guerra!

La relazione del presidente Vito Scalisi al decimo congresso di Arci Roma che si è tenuto il 3 maggio 2022 all’Angelo Mai

Benvenute e benvenuti al decimo congresso della Arci di Roma.

L’immagine grafica elaborata da Carlotta Cacciante, che ringrazio, riprende la famosa foto stampata sulle pagine del New York Herald Tribune con undici operai che consumano il pranzo seduti su una trave sospesa a 250 metri. Divenne l’immagine iconica della rinascita di una metropoli come New York e di una epoca che guardava al futuro, oggi divenuta anche simbolo della forza del lavoro degli operai e delle operaie. Abbiamo voluto ricontestualizzare la foto nello spazio di una città  metropolitana stilizzato, nel rispetto degli equilibri sociali di genere, e in un tempo della nostra giornata più ludico e ricreativo, nel tempo che definisco liberato, un tempo di pace, quello che raccoglie gli unici lassi temporali di una giornata dove ci creiamo per come desideriamo realmente. Il tempo liberato è quello in cui ci si autodetermina, si elabora, si costruisce la lotta, si milita o ci si dedica alle attività  di volontariato, tempo di frattura proprio dalle catene di montaggio lavorative. È il tempo fuori dallo smart working, probabilmente l’unico in cui continueremo a incontrarci fisicamente. È proprio la lotta di rivendicazione al diritto di vivere questo tempo per tutti e tutte, italiani, profughi e migranti, donne, uomini, adolescenti che sta alle radici della nascita dei Circoli Arci, delle nostre case del popolo e del nostro lavoro quotidiano.

Ieri come oggi il modello dello scambio della reciprocità  per una finalità  condivisa, viene fissato negli scopi sociali trascritti nei nostri modelli statutari che regolamentano la vita democratica delle nostre associazioni. Il diritto al tempo ricreativo viene sancito già  nel 1956 quando i Circoli si costituiscono in Alleanza per la ricreazione popolare che porterà  l’anno successivo alla fondazione dell’Arci che questo mese il 26 di maggio compirà  65 anni. Nel nome, così come negli scopi sociali, c’è la Ricreazione intesa come ricrearsi, come rigenerazione, come intervallo, come riposo dall’attività  lavorativa per le classi sociali anche meno abbienti, che finalmente ottengono questo diritto e a cui l’Arci associa un valore di lotta politica oltreché culturale e sociale. Così il modello ricreativo viene eretto anche a momento di confronto, scambio, analisi e crescita tra i soci e le socie sfruttando e connettendo persone attraverso mezzi ludici come il gioco non competitivo, dalle bocce alle carta fino al biliardino, o attraverso le svariate forme artistiche, ponti tra le anime, la formazione e la condivisione di cibo e bevande. Il ludico e ricreativo, così come una festa o un banchetto è già  nel IV Secolo A.C. momento di alta filosofia per indagare le relazioni umane e la complessità  della vita. Se nel caso del simposio platonico, esempio di convivialità, parliamo di cultura degli intellettuali contrapposta a quella dei semplici, l’associazionismo dei Circoli Arci lavora ieri come oggi per il superamento di questa dicotomia. I momenti di socialità  sono declinati in spazi dove l’oggetto sociale e il nostro tesseramento determinano a priori i confini della discussione discriminando, quindi, i temi ammessi che escludono ogni forma di discriminazione di sesso, di colore o di religione.

Ad essere colpito nell’anno del Covid dai decreti ministeriali in particolar modo è stato proprio questo tempo definito non essenziale, perché fuori dalle logiche di produzione materiale.

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Sono stati anni difficilissimi, non possiamo non soffermaci su questo, per l’Arci e per i Circoli.

Quattro anni fa potevamo immaginare solo alcune delle sfide che avremmo dovuto affrontare. Abbiamo traghettato questa associazione fino ad oggi portando a conclusione il mandato e la rinnovata fiducia che i Circoli Arci di Roma riposero in Simona Sinopoli nel 2018. Simona ci ha lasciati poco più di un anno fa dopo aver combattuto senza tregua, come una vera guerriera, contro una malattia lancinante e invincibile. Mi sono ritrovato senza la sua esperienza e i suoi consigli ad affrontare sfide insormontabili. Un lutto profondo per l’Arci di Roma, proprio nel momento più complesso per la nostra associazione.

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Consapevolmente distanti e in opposizione politica e culturale alla Giunta pentastellata guidata dall’ex Sindaca Virginia Raggi. Nel momento in cui la delibera 140, mostrava il suo vero volto abbattendosi sulla città  come una ruspa cinica e disgregante. Era una città  sotto sgombero che chiudeva spazi di promozione sociale e culturale e storiche occupazioni con i sigilli del liberismo verniciati di demagogia legalitaria. Dal Rialto al Cinema America, da Scup al Teatro Valle al Sans Papier e al Cinema Palazzo solo per citarne alcuni. Mentre i presidi sociali e culturali chiudevano, il M5S, nemico a parole di tutti i partiti, trovava in quella fase i suoi alleati nella destra più estrema, nemica dei sindacati, nemica degli immigrati, nemica dei poveri. La propaganda populista sulla fine delle ideologie, riportava le estreme destre ad essere accolte nelle piazze d’Italia e nelle periferie della nostra città . L’odio razziale, bieco e violento, imperversava sui social senza argini. Salvini indicava nei centri sociali e nell’Arci due nemici da abbattere. Le sinistre divise intanto mostravano la loro profonda debolezza e incapacità  di reagire agli errori commessi durante il decennio di crisi del debito sovrano, arrancando sotto il nuovo slancio che le politiche neoliberiste ricevevano dal giovane e astuto, Renzi rottamatore e poco dopo rottamato anche lui dalle forze sociali.

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Quattro anni fa rinnovammo in questo quadro avverso il nostro impegno a sostegno dell’innovazione sociale, del sistema di accoglienza per profughi e migranti e dei processi partecipativi dal basso, contro le spinte liberiste e populiste, contro le privatizzazioni e lo smantellamento del welfare. Eravamo nella sede dello storico Concetto Marchesi, al Tiburtino III, quell’anno, rimarcando il nostro impegno nelle periferie di Roma contro le destre che imperversavano. Oggi siamo nel centro di Roma, in un luogo simbolo allo stesso modo delle lotte di resistenza e rivendicazione sociale e culturale come l’Angelo Mai, occupazione prima, circolo Arci oggi, figlio delle occupazioni abitative, laboratorio di partecipazione dal basso, centro di produzione artistico e culturale innovativo.

Non potevamo di certo immaginare (difficile prendere per noi sul serio Bill Gates) che una profonda crisi sanitaria ci avrebbe colpito in pieno, destrutturando al cuore quei processi di socializzazione e autofinanziamento che sono la nostra vera principale e distintiva forza. Non eravamo pronti e non lo erano i Circoli. Sono stati anni di profonda autoanalisi, di rielaborazione costante e continua, in una condizione di straordinaria emergenza, nel tentativo di non lasciare indietro nessuno. Vi comunicammo di dover sospendere ogni attività  e di chiudere i vostri Circoli in 24 ore. Non era mai accaduto nei 65 anni di storia dell’Arci.

Sono rimasto colpito dalla capacità  di reazione delle nostre associazioni e dei vostri Circoli, ben presto le nostre sedi associative sono divenute dei magazzini di raccolta di generi di prima necessità. Abbiamo chiuso i nostri palchi, le nostre aule, i nostri bar sociali, i nostri studi di registrazione, i nostri parchi, le nostre aree gioco. Da subito attivi per sostenere i settori più fragili della popolazione, con iniziative e volontari/e in ogni municipio della città . Grazie al coordinamento con il Forum Regionale del Terzo Settore Lazio (di cui Arci Roma è socia), i circoli Arci della Capitale hanno promosso e supportato la distribuzione di pacchi alimentari e buoni spesa, le spese a domicilio per gli anziani, la raccolta e distribuzione di cibo e vestiario durante l’emergenza freddo, l’apertura e la gestione di due rifugi per i senza-tetto nei mesi invernali, attività  di supporto scolastico online e di aiuto psicologico. Sono stati più di 1000 i volontari coinvolti e oltre 24.000 le persone raggiunte a Roma tramite le attività  di supporto, segno inequivocabile della vitalità  e del radicamento dell’associazione.

Arci Roma e la rete dei circoli Arci giornalmente provano concretamente con il loro lavoro che mettendo insieme più professionalità  e sinergie è possibile arrivare ad una inclusione sociale, partendo dalla persona e dai suoi desideri – come forma di “cura di sè” (Foucault) – rendendolo attivo – e consapevole – nella costruzione della propria vita

Lo abbiamo provato con la rete “Akkittate” che, nata durante la pandemia, continua a mettere insieme “collaborazioni” anche trasversali riuscendo a lavorare per l’inclusione sociale dei senza tetto; con Nonna Roma che durante la pandemia ha messo in moto decine di connessioni con altri circoli per sopperire all’inerzia del Comune di Roma che in una situazione di emergenza non è stato in grado di gestire tempestivamente gli aiuti economici per i beni di prima necessità  erogati dal governo nazionale. E ancora lo facciamo con il nostro Comitato che lavora sull’accoglienza sia a Roma che a Monterotondo con professionalità .

Arci deve fare tesoro della esperienza pandemica di rete tra i circoli e dei volontari, il più grande trauma nella storia dell’associazione. Nel secondo lockdown autunnale del 2020 ad essere chiusi in modo netto per una seconda volta furono solo i luoghi della cultura. Declassati ad attività  secondarie, spariti dal dibattito pubblico e senza ristori nazionali. Se non fosse stato per gli interventi della Regione Lazio, a cui va il mio riconoscimento, oggi decine di Circoli Arci e centinaia di associazioni non avrebbero ripreso le loro attività . Abbiamo pagato il prezzo più alto di tutti per gli effetti dello smantellamento del Welfare e delle politiche di privatizzazione dell’apparato pubblico: sanità , scuola e trasporti. Il taglio trentennale dei posti letto nei nostri ospedali, i tagli al personale, i mancati investimenti nelle infrastrutture scolastiche e nella rete dei trasporti hanno reso la diffusione del virus incontrollabile. Ancora una volta ad emergere sono state le contraddizioni del sistema capitalista incapace di salvare vite umane. Fermare la macchina del profitto per interrompere la circolazione del virus ma relegando alla povertà  milioni di persone senza nessun supporto statale, o tenerla in moto decretandone la morte di centinaia di migliaia? Nell’impasse, nella stortura sistemica, per evitare l’implosione del sistema capitalista si è scelto di chiudere le attività  meno essenziali alla sua sopravvivenza. Si è scelto di chiudere la cultura! E questo è inaccettabile che riaccada. La pandemia ha dimostrato che il capitalismo e il liberismo, non sono la via migliore alla realizzazione individuale e non sono l’unica forma di società  sostenibile perché sono interamente basati sulla ripetitività  dei modelli di interazione, sulla disuguaglianza, sulla possibilità  di pagare le persone sempre meno e sempre peggio e sulla catena di sfruttamento generata da questo dumping salariale. Il lavoratore dello spettacolo pagato in spicci comprerà  alcolici a basso costo, realizzati da lavoratori pagati ancora meno. È un sistema che necessita della capacità  di catalogazione e misurazione delle azioni sociali che detesta azioni imprevedibili e non tracciabili. Che detesta l’espressione artistica, perché l’improvvisazione non è tracciabile: ieri il Festival dei poeti di Castel Porziano, oggi il free party di Viterbo.

Un sistema, quello capitalista, oramai al collasso ma che proprio ora mostrerà  il suo volto peggiore: spietato e affamato.

Sono anni difficili, attraversiamo una fase storica unica. Il gravissimo attacco alla sede nazionale della CGIL, prima, e oggi all’Anpi: muri, baluardi, memoria storica degli italiani in difesa della nostra costituzione, del nostro stato sociale e della nostra democrazia, sono brutti segnali. Ancora più grave che l’attacco all’Anpi sia partito da un pezzo del centrosinistra, lo stesso che aveva appoggiato non a caso il referendum costituzionale di Renzi al quale l’Anpi si era opposta. Segnali forti di forze in crisi che tendono a destabilizzare il nostro sistema democratico per recuperare terreno. I fascismi da una parte, il mercato economico liberista dall’altro.

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Vengo a noi, alla nostra città  a questa nuova giunta comunale e nostro Sindaco che hanno una grande opportunità: risanare una ferita storica con i presidi sociali e culturali di questa città  e di offrire alle future generazioni una visione, un modello di progettazione sociale e culturale nuovo e innovativo nel rispetto della storia di questa grande città  europea e dei modelli di socialità  metropolitana aperto a tutte le generazioni, dai più giovani a più anziani, rilanciando questa città  sotto il profilo culturale, sociale ed economico.

Per farlo bisogna innanzitutto abolire la delibera 140 e impegnarsi con l’istituzione di tavoli di coprogrammazione nella stesura di un Regolamento del Patrimonio pubblico di Roma Capitale, che consenta il recupero e il riutilizzo degli stabili e degli spazi per finalità  culturali e sociali, e riconosca il portato e il valore delle centinaia di associazioni ed esperienze che da anni operano nei quartieri della Capitale.

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Bisogna poi superare la logica dell'”eventismo”, favorendo la crescita di percorsi ed esperienze stabili nel tempo, che possano contribuire a sviluppare identità  e senso di comunità  all’interno dei territori. A questo fine, è necessario incrementare lo stanziamento e il trasferimento di fondi per attività  artistico-culturali e sociali a tutti i Municipi di Roma. Prevedere l’emanazione di bandi comunali e municipali finalizzati all’attivazione di percorsi culturali con cadenza stabile e strutturata durante il corso dell’anno; il rispetto delle tempistiche indicate nell’avviso pubblico per l’erogazione dei relativi finanziamenti; l’anticipo di almeno il 50% del finanziamento concesso prima della realizzazione dell’attività.

Va rilanciata l’Estate romana, raddoppiando i fondi stanziati per la promozione di attività  e occasioni artistico-culturali nei municipi, anche attraverso forme di economia circolare; con assegnazioni di aree pubbliche per eventi culturali di almeno 5 anni di durata e caratterizzate da un approccio collaborativo dell’amministrazione mediante l’introduzione di figure/uffici intermedi che rendano i rapporti tra organizzatori e amministrazione più costruttivi nell’interesse della qualità  della proposta.

Va semplificata e agevolata la realizzazione di attività  artistico-culturali all’aperto, negli spazi pubblici della città  (piazze, parchi, ville, viali), che ad oggi richiedono un investimento di tempi e risorse economiche iniziali tali da scoraggiare qualsiasi iniziativa in questa direzione.

Bisogna promuovere l’interazione degli Assessorati alle politiche culturali con quelli alle politiche educative e sociali, al fine di sostenere una programmazione artistico-culturale che abbia come fine integrato l’inclusione sociale, con un’idea di cultura come strumento di emancipazione sociale per i singoli e le comunità. A questo scopo, nell’ottica di sancire il Diritto alla Musica e alle Arti per tutti/e i/le bambini/e come diritto inalienabile alla crescita nella scuola e nel territorio, vanno finanziate per ogni municipio borse di studio per le arti e buoni destinati alle fasce della popolazione in difficoltà  economica da investire nelle librerie, nei musei, teatri, scuole di musica e cinema di quartiere.

Serve un fondo comunale per sovvenzionare i live club, istituzioni culturali riconosciute in Europa e non ancora in Italia su cui è in discussione in parlamento una proposta di legge – che vogliono migliorare l’insonorizzazione dei propri locali, sul modello di quanto realizzato nella città  di Berlino, con l’obiettivo di favorire la nascita e lo sviluppo di spazi che promuovono musica dal vivo, riconoscendone e tutelandone il ruolo, e che non entrino in contrasto con le comunità  in cui operano.

Infine bisogna valorizzare e tutelare i Festival Storici dell’Estate Romana. Festival come Villa Ada Roma Incontra il mondo in Europa sono riconosciuti nel loro portato storico e tutelati in quanto tali. A Roma a caratterizzare gli ultimi anni delle politiche culturali sono state incertezze amministrative, mancanza di tavoli di confronto, ricorsi pluriennali e l’apertura a soggetti prettamente commerciali che hanno fortemente danneggiato la progettualità  e competitività  di kermesse che sono fiore all’occhiello di Roma Capitale. L’ultimo progetto oggi assegnatario dell’area di Villa Ada è emblematico delle storture dietro a bandi scritti male, un progetto fotocopia del nostro che ha vinto dichiarando eventi tutti gratuiti e che oggi annuncia solo date a pagamento senza che nessun assessorato e dipartimento ponga degli argini a questa truffa ai danni dei cittadini e delle cittadine romane.

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Centrale poi per Arci Roma, e per la rete dei Circoli Arci che operano in ambito artistico-culturale, è il tema della socialità, diurna e notturna, giovanile e non. Tematica che va  sottratta alle categorie di degrado, decoro, ordine pubblico, devianza, sicurezza e rilanciata in termini di progettazione e gestione dello spazio pubblico. La liberalizzazione delle licenze commerciali a Roma ha portato alla costituzione dei “distretti del loisir” senza un dibattito pubblico che ne definisse la funzione e i diritti e le responsabilità degli attori. In parallelo, la narrazione securitaria, le ordinanze repressive, e i tagli alla spesa pubblica hanno prodotto una recinzione dei luoghi della cultura e della sperimentazione artistica amplificando i conflitti tra residenti e promotori culturali. Le politiche securitarie in particolare portano allo svuotamento delle strade donando più spazi alla microcriminalità, un dato che è stato evidente durante i mesi di lockdown e coprifuoco. A mio avviso l’antidoto può essere solo una democrazia diffusa, che si ponga il problema dell’efficacia delle pratiche di riappropriazione degli spazi di socialità , condivisione e promozione, siano essi pubblici o privati. Il risultato è la banalizzazione del discorso alla voce “movida”, l’impossibilità di relazioni sociali senza consumare una merce e quello di una conflittualità  orizzontale, diffusa fra i vari attori urbani.

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C’è infine la necessità di rimettere al centro le politiche sociali per invertire le logiche del modello di sviluppo attuale, con processi di decentramento verso una maggiore sostenibilità sociale ed ecologica e rilanciando progetti di sviluppo territoriali partecipati. La forbice crescente tra bisogni e risposte offre spazio alle mafie ed al loro welfare alternativo.  I servizi pubblici devono essere adeguati ai bisogni con una centralità della programmazione e della condivisione dei processi. Le politiche sociali sono il tema che caratterizza una società inclusiva. Ci sono elementi per ripensare il modello di welfare, nel quale il Terzo Settore può mettere a tema la propria capacità di leggere il territorio dentro prassi di rigenerazione urbana e di innovazione. Si deve andare nella direzione di investimenti strutturali per sostenere la protezione sociale, il benessere ambientale, l’esercizio dei diritti e il mutualismo come valore e pratica fondante. Sono gli enti locali che dovranno mettere in pratica nuove relazioni con il Terzo Settore. Bisogna superare l'”antipatia”, che ha caratterizzato questi ultimi anni, verso i tavoli di co-programmazione e di amministrazione condivisa dei beni comuni.
Va superata, l’insufficienza e fragilità degli interventi sociali, uscendo dalla logica dei bandi al ribasso, attraverso l’impiego di risorse adeguate, il riconoscimento dei livelli essenziali di assistenza e passando per il rilancio dei piani sociali di zona . È determinante un aumento della spesa sociale di Roma Capitale, che si contrapponga ai tagli degli ultimi anni.

In questo lavoro i Circoli sono una risorsa inestimabile di presidio territoriale, luogo di incontro e sperimentazione per combattere la gentrificazione, per rigenerare un senso di appartenenza attraverso “la ricreazione” sempre più in riduzione perché pensato a tempi di lavoro e di vita del ‘900.

I Progetti sono la possibilità  tutt’altro che nuova di affiliare esperienze interessanti che insistono all’interno delle aree metropolitane e che condividono aspetti valoriali e finalità  sociali con Arci. Il carattere mutualistico e di inclusione di nuove progettualità  può essere la risposta nazionale alle mille sfaccettature di marginalità , di analfabetismo di ritorno, di emancipazione degli ultimi e dei penultimi.

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Nostro compito è, compito dell’Arci, è difendere l’associazionismo tutto che sia sociale o culturale, di volontariato o sportivo, che sia arci o non arci. che rischia di inciampare malamente nei lacci della riforma del terzo settore che ci vuole sussidiari al pubblico e meri erogatori di servizi nei territori.

Questo ruolo noi non lo vogliamo. Lo Stato si assuma le sue responsabilità. Aggregare ed emancipare le persone e i territori nel riconoscimento dei diritti inalienabili, questo è il nostro compito sociale, culturale e politico che si fonda sulla nostra capacità di autogestione, di autodeterminazione e autofinanziamento. Centri sociali, presidi informali e associazionismo rappresentano le ultime sacche di resistenza alle regole del mercato e del profitto.

Siamo lavoratori e lavoratrici, siamo volontari e volontarie, siamo operatori e operatrici del sociale, del mondo della promozione culturale, siamo militanti in lotta contro ogni forma di discriminazione, contro le diseguaglianze, per il diritto alla pace, a godere del tempo libero, per il diritto di accesso all’istruzione e alla cultura a tutte le fasce sociali, per il diritto ad una casa e al lavoro. Siamo militanti contro le mafie, antiproibizionisti e contro ogni tipo di cultura del decoro borghese e bigotta, per le libertà di genere, orgogliosi di rivendicare una sessualità libera. Noi non copriamo i buchi dello stato sociale come vuole una riforma del terzo settore nata già vecchia, noi facciamo politica. Vogliamo riproporre il nostro lavoro nei territori in modo orgoglioso e batterci perché il nostro modello associativo, unico in Europa, sia riconosciuto così com’è.

Cari e care delegate, care e cari compagni e compagne, cari e care presidenti:

È tempo di investire nella scuola, nella sanità , nei trasporti pubblici. Non è tempo di guerra. È tempo di più musica, non è tempo di guerra. È Tempo di accogliere. Non è tempo di guerra. È tempo di partorire stelle danzanti, non è tempo di guerra. È Tempo di prenderci cura del nostro pianeta. Nonè tempo di guerra. Non è tempo di guerra, è tempo di più Arci!

Al gioco e alla lotta!

Buon congresso

Socialità  metropolitana

Il documento del X Congresso di ARCI ROMA/ ANGELO MAI, 3 MAGGIO 2022

scarica qui il pdf del DOCUMENTO DEL DECIMO CONGRESSO DI ARCI ROMA

1 LUOGHI E TEMI DELLE CULTURE METROPOLITANE

L’Arci Roma è un’associazione indipendente di promozione sociale e civile. Con oltre

85.000 soci e 80 circoli rappresenta un tassello fondamentale per la vita democratica della città. È impegnata nella promozione e nello sviluppo dell’associazionismo, che intende come fattore di coesione sociale, come strumento di impegno civile e di promozione della pace e diritti di cittadinanza, come dispositivo di lotta contro ogni forma di esclusione e discriminazione.

Il Comitato Arci Roma valorizza l’operato di volontarie e volontari del Servizio Civile Nazionale e dei propri circoli romani per l’attivazione di scuole popolari di italiano per stranieri, per sportelli legali-amministrativi rivolti a italiani e migranti, per azioni di contrasto alle povertà e alle disuguaglianze. In totale, fra sedi associate e comitato, conta approssimativamente circa 200 lavoratori e si avvale del supporto di circa 500 soci volontari (con polizza attiva).

Il Comitato è inoltre gestore di quattro progetti di accoglienza per donne migranti SAI nei Comuni di Roma e Monterotondo, con un impiego complessivo di circa 25 dipendenti.

Tra i circoli affiliati il comitato di Roma annovera 40 live club, scuole di musica, scuola di cinema, di teatro, compagnie teatrali, associazioni che si occupano di arte e mostre, di fotografia, due sale prove con masterclass e studi di registrazione, una fattoria didattica che gestisce un asilo nido nel bosco, due Aps che operano a tutela del verde, due sedi volte ad attività didattiche extrascolastiche e supporto Dsa e Bes, centri anziani, centri culturali multi-disciplinari, circoli tradizionali, e una Odv che si occupa di contrasto alla povertà.

La nostra città ha da sempre un rapporto ambiguo con quella che Jean Jacques Rousseau definiva la “gioia pubblica”, il piacere dello stare insieme. Da un lato vanta location incantevoli e grandi istituzioni culturali, per la musica e lo spettacolo dal vivo – tutte rigorosamente business oriented – dall’altro lato si ostina a considerare le pratiche di socialità dal basso e la produzione di culture altre solo nei termini di decoro/degrado/sicurezza. Da un lato, si vincono campagne elettorali, in questa città, con la promessa della più bella Estate romana di sempre – recuperando l’immaginario coniato dall’azione di un assessore straordinario come fu Renato Nicolini alla ?ne degli anni ’70 – dall’altro lato tardano ad arrivare risposte alle richieste di spazi e possibilità per le pratiche culturali di prossimità, indipendenti, no profit, come quelle agite dai nostri circoli, o da circoli come i nostri. Eppure la centralità e l’urgenza di quelle pratiche e di quei saperi sono state evidenti durante la crisi pandemica, la stagione più difficile che Roma ha vissuto dopo i 16 mesi di occupazione nazifascista tra il ’43 e il ’44. E non soltanto perché i nostri circoli, le socie e i soci, hanno promosso e sostenuto – assieme a pezzi di terzo settore e di movimenti sociali – le migliori pratiche di mutuo soccorso, ma perché è stata interrotta dalla pandemia la presenza sul territorio, la funzione della programmazione culturale e artistica per contrastare il degrado del senso comune, degli immaginari collettivi.

I nostri circoli hanno pagato un prezzo altissimo, restando chiusi più a lungo degli esercizi commerciali, ma nessuno di loro ha rinunciato a prendersi cura dei suoi associati.

Fin dai mesi più blindati del lockdown, Arci Roma ha provato comunque a rilanciare una rimessione sull’arte e la cultura come strumenti di cambiamento e, contemporaneamente, cura per le ferite inflitte dalle crisi economica, pandemica, ambientale. E ora quella riflessione si arricchisce e si proietta nello scenario segnato dalla post-pandemia e da una guerra che sta incendiando il cuore dell’Europa.

Ora, i temi della socialità, diurna e notturna, giovanile e non, vanno portati fuori dalle categorie di degrado, decoro, ordine pubblico, devianza, sicurezza e riproposti in termini di progettazione e gestione dello spazio pubblico. La liberalizzazione delle licenze commerciali a Roma ha portato alla costituzione dei “distretti del loisir” senza un dibattito pubblico che ne definisse la funzione e i diritti e le responsabilità degli attori.

In parallelo, la narrazione securitaria, le ordinanze repressive, e i tagli alla spesa pubblica hanno prodotto una recinzione dei luoghi della cultura e della sperimentazione artistica amplificando i confitti tra residenti e promotori culturali. Le politiche securitarie in particolare portano allo svuotamento delle strade donando più spazi alla microcriminalità, un dato che è stato evidente durante i mesi di lockdown e coprifuoco. A nostro avviso l’antidoto può essere solo una democrazia diffusa, che si ponga il problema efficacia delle pratiche di riappropriazione degli spazi di socialità, condivisione e promozione, siano essi pubblici o privati. Il risultato è la banalizzazione del discorso alla voce “movida”, l’impossibilità di relazioni sociali senza essere costretti a consumare una merce e quello di una conflittualità orizzontale diffusa fra i vari attori urbani.

La musica, lo spettacolo dal vivo, le serate danzanti rappresentano la maggior parte degli oltre cinquemila eventi prodotti dai nostri circoli: la scena romana dei live-club è caratterizzata dalla programmazione e dalla progettazione scaturita nei luoghi Arci, allo stesso modo la produzione di festival (da Villa Ada Roma incontra il Mondo ?no alla miriade di eventi organizzati nei quartieri), la promozione artistica, la formazione musicale e le esperienze radiofoniche che hanno ritrovato nuovo impulso nella combinazione tra nuove possibilità tecnologiche e urgenze dettate dal distanziamento sociale. Un lavorìo intenso che è fondamentale per la rigenerazione dei legami sociali ma che troppo spesso non ha il giusto riconoscimento da parte delle istituzioni. Per questo Arci Roma è stata a ?anco della mobilitazione dei lavoratori dello spettacolo e si è fatta carico, a cavallo tra il 2021 e il 2022, della campagna Live club must live per denunciare l’assenza di ristori di fronte all’ennesimo dpcm che sprangava l’ingresso ai nostri spazi. In quell’occasione abbiamo reclamato l’apertura di un tavolo per mettere a punto immediati interventi di tutela del settore della musica dal vivo profit e non-profit – che in altre capitali, come Berlino, è stato riconosciuto al pari di istituzioni culturali e tutelato durante la pandemia per evitare le chiusure. Abbiamo chiesto, anche insieme ad Arci nazionale, misure di sostegno alla ripartenza (blocco tari, sgravi osp, etc) e continuiamo a chiedere che Campidoglio e Regione Lazio si facciano portavoce delle istanze di questo comparto anche al livello regionale e in sede di conferenza Stato-Regioni.

Una delle peculiarità di Arci, rivendicata anche nel documento programmatico nazionale, è proprio questa attitudine ad essere un ponte sia verso i movimenti sociali, di cui è parte, sia verso le istituzioni di cui, per via del nuovo codice del terzo settore, è partner nella co-programmazione e nella co-progettazione.

Arci Roma, coerentemente con la sua concezione di programmazione culturale e artistica, promuove scelte di consumo critico equo-solidale e stili di vita sostenibili e a basso impatto ambientale. Per questo una delle sfide che il congresso dovrà lanciare è quella dell’apertura di un percorso che conduca alla scrittura di un codice etico nei confronti del lavoro, del territorio e dell’ambiente. Un codice da scrivere collettivamente, dal basso, proprio come è stato immaginato questo documento congressuale, e che valorizzi le relazioni con le esperienze sindacali dei lavoratori del comparto, come gli Autorganizzati dello spettacolo, con la cittadinanza attiva e i movimenti ambientalisti.

La bussola per il nostro sviluppo associativo dovrà essere la dimensione metropolitana con le molteplici possibilità di attraversamento che offre. A differenza di altre regioni, dove la dimensione delle città e la conformazione urbanistica hanno spesso fornito la possibilità ai circoli di essere un baricentro per il territorio – è stata l’ambizione e la funzione delle Case del Popolo – la realtà romana è costituita da circoli che si insediano in quartieri “grandi come una città” ma estremamente più complessi e con diversi livelli di radicamento da parte degli abitanti. La stessa fisionomia dei circoli – sempre più spazi ibridi e in continua evoluzione – è poliedrica: centri culturali, spazi polifunzionali, live club, scuole d’arte, speakeasy per un’offerta multidisciplinare e interculturale.

Inoltre i soci sono sia gli animatori sia gli attraversatori dei nostri spazi, nomadi, portatori di attitudini molteplici e non fossilizzati su una sola identità culturale.

Tutto ciò consente ad Arci Roma di immaginare nella prossima fase sia esperimenti di programmazione cittadina, sia esperienze di progettazione culturale e artistica condivisa e anche la possibilità di implementare servizi comuni per i circoli, dal punto di vista delle forniture e delle consulenze, capaci sia di generare risparmi e sviluppo, sia di intercettare i soci e attivarli. Perché noi non siamo il “vorrei ma non posso” dell’industria culturale, la serie B del mainstream, e nemmeno lo stereotipo del “circolo sfasciato” per vocazione: il ?lo conduttore che ci connota è il modello di relazione, siamo alternativi al mercato e alternativi alle istituzioni, i nostri circoli sono uno spazio pubblico connotato da valori (antifascismo, antisessismo, intercultura, solidarietà, sostenibilità ecc…), capacità di progettazione e autofinanziamento. Un modello accogliente per soggetti diversi, tendenze, produzioni e stili, su cui riflettere insieme in un contesto politico che, da almeno dieci anni, registra un attacco frontale alle esperienze di occupazione e autogestione. La nostra associazione, in questo momento, deve essere capace di essere interlocutrice di tutte le esperienze di autorganizzazione culturale. La nostra capacità di stare insieme, di prenderci cura del “noi”, sarà cruciale sia nei rapporti con le istituzioni sia nella produzione di un immaginario condiviso che sappia contrastare il degrado del senso comune nei quartieri popolari. Vogliamo essere parte di un’organizzazione di massa in grado di incidere sulle dinamiche sociali della città e del Paese.

2 RISCHI E OPPORTUNITÀ DELLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

Bisogna rafforzare la nostra capacità di fare rete anche per prenderci cura del nostro stare insieme. Anche il documento nazionale ricorda le parole di Tom Benetollo: “siamo e vogliamo essere un’associazione di uomini e donne liberi ed uguali, refrattari ad ogni leaderismo e agiamo su un terreno, quello dell’autogestione, per produrre ciò che i nostri antenati hanno chiamato emancipazione”. Tuttavia il congresso è consapevole dei rischi e delle opportunità contenute della riforma del Terzo settore in via di attuazione, un processo a cui dovremo partecipare con le nostre specificità associative. Perché la riforma coglie solo in parte il nostro modello associativo ossia non riconosce il carattere aperto dei nostri circoli e le attività spontanee che vi si svolgono. E tutta l’Arci è impegnata a livello nazionale ed europeo a fare in modo che il quadro normativo e ?scale comprenda il nostro associazionismo. Le nostre basi associative devono rimanere presidi democratici diffusi sul territorio e non possono essere confuse con mere attività aziendali o di erogazione di servizi. Il carico di adempimenti previsti dalla Riforma rischia di burocratizzare eccessivamente la vita associativa finendo per scoraggiare i soggetti non profit di media e piccola dimensione e quei percorsi collettivi spontanei che rappresentano una ricchezza per la società. Ma nello stesso tempo questa Riforma può rappresentare un’opportunità per il mondo non profit perché il nuovo assetto normativo prevede che le reti come la nostra si organizzino per monitorare gli enti affiliati e svolgere attività di coordinamento, promozione, supporto, tutela e rappresentanza anche allo scopo di accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali. Infine si ridefiniscono i termini della relazione delle Aps con la Pubblica amministrazione grazie agli strumenti della co-programmazione, co-progettazione e accreditamento. Di fronte a una Riforma che restringe il campo di azione delle associazioni di promozione sociale a favore dell’impresa sociale da un lato e delle organizzazioni di volontariato dall’altro dovremo rivendicare l’identità di un soggetto autonomo e mutualistico e difendere il nostro modello associativo e i principi su cui esso si basa. Noi siamo associazionismo popolare.

3 MUTUO SOCCORSO E RISCATTO SOCIALE

Il nostro Congresso arriva dopo una pandemia e mentre c’è una guerra in corso i cui risvolti sono intuibili ma non noti. Quello che conosciamo è che queste crisi stanno lasciando dietro di loro un mondo dove le povertà sono in forte aumento con un sistema sociale inadeguato e ulteriormente affaticato dallo spostamento verso l’Italia di quei soggetti che fuggono dai molti paesi in conflitto.

Ci eravamo appena lasciati dietro le spalle il mito della crescita indistinta, del miraggio del profitto immediato capace di sedurre quasi allo stesso modo destra e sinistra di mezzo mondo. Stavamo vedendone gli effetti del distorto modello di sviluppo imposto all’intero pianeta, li stavamo misurando dal carico delle diseguaglianze che crescevano di giorno in giorno e dalle povertà che hanno prodotto.

La pandemia e la guerra si sono sovrapposte a tutto e questo e l’abisso che separa il regno dell’opulenza e dello spreco dal mondo vasto e crescente dei disperati, degli umiliati – vecchi e nuovi che siano, che hanno perso la consapevolezza di essere anche loro cittadini e portatori di quei diritti ormai negati – è ulteriormente aumentato.

 

Le politiche neoliberiste hanno portato allo smantellamento del welfare state, facendo coincidere la valorizzazione del welfare locale e dei sistemi di governance con la monetizzazione dei diritti e l’estensione del principio economicistico diviene misura degli interventi pubblici.

 

Le politiche sociali, che incidono direttamente sull’uguaglianza, la libertà e la giustizia sociale – temi sempre presenti nell’agire quotidiano dell’Arci e dei sui circoli – diventano così uno strumento che produce e rafforza invece la logica dello scambio di mercato, caratterizzata da profitto e valore del denaro in sé, che interviene nelle relazioni fra cittadino e stato e ridisegna la relazione fra pubblico e privato.

Il sistema di protezione sociale italiano, attuato prevalentemente attraverso trasferimenti economici, è considerato un mero fattore di crescita del debito pubblico. Al suo interno, la parte concreta dei servizi sociali – elementi qualificanti e sostanziali del governo e dello sviluppo delle città e dei contesti – è ancora considerata misura residuale, come ben evidenziato dalle continue riduzioni del Fondo Nazionale per le politiche sociali e ancor più oggi che siamo attraversati dagli effetti di una guerra. E la forte differenziazione degli status giuridici dei soggetti, spesso protagonisti di flussi di una dolorosa mobilità globale, determina una ricomposizione temporale e geografica che preme ulteriormente sul sistema e richiede una nuova concezione della cittadinanza e dell’inclusione sociale.

I Comuni sono titolari di piene funzioni relativamente allo sviluppo sociale, al benessere e all’organizzazione dei servizi e degli interventi sociali relativi destinati all’intera popolazione, ed è qui, a livello territoriale, che è necessario dare un nuovo indirizzo al welfare locale, coniugando la stabilità di servizi universali e pubblici con l’innovazione e lo sviluppo, attraverso un nuovo impianto dell’amministrazione che coinvolga il profilo delle città e dei contesti locali e la loro capacità di supportare processi di integrazione e di cittadinanza.

Il Comune di Roma vede ormai da anni la trasformazione del sistema dei servizi e degli interventi sociali in un mercato di prestazioni nel quale la qualità dell’intervento è indifferente, mentre viene messa in primo piano la capacità di gestire le crescenti richieste burocratiche trascurando il piano progettuale e la qualità del lavoro degli operatori. Da aggiungere che il sistema dell’affidamento tramite bandi sta burocratizzando e svuotando di senso lo stesso governo della città.

Roma, città Metropolitana, deve riappropriarsi dei servizi di area vasta attraverso azioni di sistema che vedano coinvolti altri servizi (Asl, scuola, formazione professionale etc) e il Terzo settore per un reale intervento che porti al superamento dei fattori di disuguaglianza e non più su interventi assistenzialisti estemporanei e frammentati (sussidi, bonus, interventi una tantum, card) che sviluppano invece un mercato di servizi privati che generano dipendenza, ghettizzazione e solitudine.

Tutto ciò produce una deresponsabilizzazione del pubblico che di fatto determina l’assenza e la carenza di professionisti che possano prendere in carico i percorsi di autonomia e di “inclusione sociale sostenuta” delle persone con varie difficoltà. Non a caso, le amministrazioni comunali non assumono quasi più professionisti in ambito psico-sociale-educativo i cui saperi, competenze ed esperienze, sono fondamentali per la organizzazione dei servizi e degli interventi sociali e per la presa in carico dei bisogni dei cittadini in continua evoluzione.

Il cd “Decreto Concorrenza” non è altro con l’ennesimo intervento legislativo che si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali. Di fatto, viene azzerata la funzione pubblica e sociale dei Comuni.

E’ invece necessario ripensare e ricostruire, con percorsi condivisi dal basso, un sistema nuovo di organizzazione del sistema dei servizi e degli interventi sociali, fondato sull’affermazione dei diritti, della dignità delle persone e di un nuovo valore da attribuire alla dimensione “pubblica”. Occorre un “pubblico”, capace di governare i processi di cambiamento senza perdere di vista la centralità dei temi della giustizia sociale, della cittadinanza e dei diritti sociali.

Arci Roma, la rete dei circoli Arci, giornalmente provano concretamente con il loro lavoro che mettendo insieme più professionalità e sinergie, parlando con tutti i Dipartimenti interessati, è possibile arrivare ad una inclusione sociale, partendo dalla persona e dai suoi desideri – come forma di “cura di sé” (Foucault) – rendendolo attivo – e consapevole – nella costruzione della propria vita

Lo abbiamo provato con la rete “Akkittate” che, nata durante la pandemia, continua a mettere insieme “collaborazioni” anche trasversali riuscendo a lavorare per l’inclusione sociale dei senza tetto; con Nonna Roma che durante la pandemia ha messo in moto decine di connessioni con altri circoli per sopperire all’inerzia del Comune di Roma che in una situazione di emergenza non è stato in grado di gestire tempestivamente gli aiuti economici per i beni di prima necessità erogati dal governo nazionale. E ancora lo facciamo con il nostro Comitato che lavora sull’accoglienza con professionalità.

Abbiamo iniziato con l’accoglienza, abbiamo imposto il nostro modo, la nostra visione, senza paura di aprire anche conflitti.

Oggi l’Arci è dentro la battaglia per la semplificazione dell’ottenimento della residenza fittizia senza la quale a migliaia di persone vengono negati i diritti basilari (accesso alla sanità, all’istruzione, alla difesa ecc.) e dentro alla battaglia per la cancellazione dell’art. 5 del c.d. Decreto Lupi. La residenza è un diritto soggettivo e non concessorio riconosciuto dal nostro ordinamento. Come siamo dentro nelle battaglie per il diritto all’abitare.

E’ nostro intento coinvolgere tutti i circoli in un lavoro di sensibilizzazione sulle tematiche sociali, e renderli consapevoli che anche la produzione di cultura, la condivisione, sono lavoro sociale. Aprire le menti, rendere consapevoli, permette alle persone di aspirare ad un riscatto sociale.

4 EDUCAZIONE, FORMAZIONE TRASVERSALE E INCLUSIONE

“I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà ,

di coerenza e di altruismo” [Sandro Pertini]

 

In ogni epoca i giovani, dalla nascita ai primi vent’anni, si formano in base ai tre livelli sociali con cui sono stati in contatto: famiglia, scuola, società. Dopo il primo periodo de?nito prescolastico, in cui i genitori hanno un ruolo quasi esclusivo nella formazione del bambino, nella fase adolescenziale il ruolo della famiglia diminuisce lasciando il posto all’insegnamento scolastico prima e al modello sociale poi, inteso come modello di comportamento del proprio gruppo di contatto e amicizia ?no agli standard sociali proposti dalla società. I giovani, per questo, sono il frutto della nostra cultura e soprattutto delle nostre capacità di infondere loro i giusti modelli e fornire i giusti strumenti per sostenere una crescita basata sullo sviluppo armonioso della persona prima e del cittadino poi.

Ma i tre modelli, famiglia, scuola, società, sono oggi adeguati a questo compito?

La crisi socioculturale prima che economica e sanitaria, ha caratterizzato la storia recente del nostro paese penalizzando soprattutto la dimensione giovanile che sovente dimenticata e sottovalutata nel suo valore, subisce conseguenze che segneranno necessariamente il futuro sociale, didattico\conoscitivo e lavorativo delle prossime generazioni.

L’anello più debole della catena formativa è forse quello intermedio, cioè la scuola, il metodo educativo e dell’apprendimento nonché i contenuti dello studio. Il modello scolastico, infatti, si basa ancora su un approccio prettamente nozionistico i cui contenuti sono spesso frutto di una programmazione obsoleta e non innovativa che non lascia spazio allo sviluppo del pensiero critico e di conseguenza alla formazione di una “cittadinanza globale”.

L’esperienza Arci in questo senso è da sempre l’unica realtà che interpreta perfettamente il concetto di “città educante” offrendo, attraverso l’azione dei propri circoli, un’alternativa reale e concreta alla povertà educativa e fondata su rinnovati valori morali, etici e di condivisione.

A fronte di un immobilismo politico nella dimensione educativa e di una scarsa capacità di adattamento al momento storico, innovazione e ricerca sono invece caratteristiche che accompagnano da sempre temi cari al mondo ARCI quali produzione artistica e culturale, integrazione sociale e formazione basata su una didattica attiva e inclusiva. QUATTRO EDUCAZIONE, FORMAZIONE TRASVERSALE E INCLUSIONE

Esempio recente e forse a maggiore impatto mediatico per il tema trattato, è stato il riconoscimento che la componente politica di governo ma non solo, ha fatto del ruolo fondamentale che l’azione ARCI ha dimostrato nella gestione della crisi sociale conseguenza della pandemia da COVID19, sapendo di fatto interpretare le richieste del territorio e trasformandole in una mobilitazione generale di circoli e giovani che forti di una consapevolezza sociale hanno dato sostegno alle fasce più deboli e fragili della nostra società.

Dinnanzi a tale macroscopica e giusta attestazione dell’operato agito, l’azione dei circoli ARCI conta inoltre di un quotidiano rapporto con la pubblica amministrazione che nel tentativo di colmare il gap politico sul tema educativo si rivolge all’associazionismo per portare quell’innovazione nella dimensione scolastica che richiamato sulla carta di norme e orientamenti non trova riscontro applicativo negli strumenti in uso alle strutture educanti.

Tale riconoscimento non è però d’altronde inteso come riorganizzazione strutturale della componente educativa ma lasciato al singolo slancio individuale di insegnanti e dirigenti scolastiche creando di fatto disparità circa l’offerta formativa rivolta ai giovani. Un esempio calzante e attuale è la normativa riferibile ad esempio ai PCTO che interessano giovani dai 15 ai 18 anni di età (ex alternanza scuola lavoro), e che in un documento del MIUR che richiama sulla via teorica a quei valori virtuosi quotidianamente trattati dall’azione dei circoli ARCI, come l’acquisizione di competenze in materia di cittadinanza ed espressione culturale ma che, però, nella sua attuale declinazione si trasforma in un’esperienza non formativa e di sfruttamento che è stata all’attenzione dal grande pubblico per le purtroppo recenti morti di giovani studenti, inseriti in contesti produttivi inadeguati.

In ragione di questo e nell’ottica di condividere esperienze e competenze è emersa la necessità di intensificare l’azione interna dei circoli ARCI attraverso la messa in rete delle esperienze e delle conoscenze e finalizzata a rendere tutti i circoli ARCI al di là del ?ne statutario principale, abilitati all’ingresso nella dimensione formativa dei giovani e quindi delle nuove generazioni.

Una delle proposte o forse considerazione, emersa dal tavolo educazione è relativa alla possibilità di creare una banca dati che raccolga le singole professionalità e i campi di azione dei singoli circoli così che si crei una comunicazione circolare utile ad ottimizzare le singole risorse, rendendo ancor di più formale l’apporto derivante dall’associazionismo ARCI rispetto alle richieste strutturali della componente educativa, ma non solo.

L’azione della componente associativa ARCI, d’altronde, si rende di fatto necessaria per contrastare la logica del profitto sfrenato e spregiudicato caratterizzante la socialità capitalistica e basata su un approccio competitivo anziché collaborativo.

5 UN ALTRO GENERE DI SOCIALITÀ

“Solo imparando a vivere in armonia con le tue contraddizioni puoi tenere tutto a galla.”

[Audre Lorde]

Con l’assemblea teatrale “Un altro genere di socialità” siamo partit? dal portato di ogni partecipante in merito alle questioni di genere.

Da subito è apparso chiaro che le persone presenti portavano vissuti relativi alla vita associativa ma anche e esperienze personali.

Attraverso i giochi ci siamo interrogati su quali urgenze ciascun? di noi avesse:

  • Linguaggio inclusivo
  • Spazi liberati e gender fluid
  • Ripartizione dei compiti e della rappresentanza
  • Sessismo e Violenza di genere

Ci siamo soffermati su 2 scene nate e costruite attraverso il laboratorio dall’immaginario collettivo:

– Persona che subisce un approccio con insistenza da parte di qualcun? e il desiderio di capire come essere di supporto a questa persona

– Situazione collettiva dove non vi è una equa ripartizione dei compiti e la tendenza a coinvolgere, in determinate pratiche, sempre le stesse persone (spesso donne) e il bisogno di cambiare e riportare equilibrio nelle attività.

Il tema ripartizione e rappresentanza, portava con sè anche il problema della delega delle questioni di genere alle donne, come se riguardasse solo loro…ma il mansplaining non manca mai!

In ogni spazio attraversato da ciascun? di noi c’era da una parte la sensibilità, l’attenzione e la cura di alcun? e la mancanza di coscienza di altr?.

Ci è sembrato dunque indispensabile caratterizzare i circoli e tutti gli spazi di Arci Roma come luoghi dove alcuni valori sono fondanti della nostra vita associativa attraverso “la promozione dei diritti e lo sviluppo di forme di prevenzione e di lotta contro ogni forma di disagio, esclusione, emarginazione, discriminazione, razzismo, xenofobia, omotransfobia, sessismo, intolleranza, violenza e censura” (cit. statuto Arci).

L’incontro del 31 Marzo 2022 è l’inizio di un processo che vogliamo costruire assieme a tutti i circoli, di riflessione su come tutti i nostri spazi possano essere propulsori di una cultura del rispetto in cui le relazioni si costruiscano sulla mutualità e l’orizzontalità.

Il primo passo lo facciamo grazie all’elaborazione di un prodotto da distribuire nei circoli, una grafica (segnaletica, cartellonistica, fumettistica. indicativa) che possa ricordare a tutt? che certi comportamenti non sono accettabili e non saranno accettati dentro a questi luoghi ed anche che ci sono sguardi attenti e persone solidali a cui rivolgersi nel caso in cui ci si senta in difficoltà/pericolo.

E’ emerso con evidenza come sia importante porre le questioni legate al sessismo in modo da responsabilizzare in primis gli uomini più che chi subisce molestie, discriminazioni ecc..

Regole di comportamento e messaggi di supporto affinché nessun? si senta sol?

Partiamo da questa riflessione collettiva per strutturare il nostro lavoro di formazione dedicata alle persone che in tutte le forme attraversano i nostri spazi: soc?, dirigenti e volontar?.

Il percorso di formazione garantirà un consolidamento delle competenze dei soggetti coinvolti assicurandoci la possibilità di essere dei validi interlocutori sui territori in merito alla sensibilizzazione/educazione verso soc? e cittadinanza.

Ci impegniamo a costruire nuove progettualità da affiancare a quelle già esistenti per essere al ?anco di tutte le soggettività che lottano per il riconoscimento dei propri diritti.

Consapevoli di vivere in una società patriarcale in cui gli uomini bianchi detengono in via primaria i privilegi sociali economici e politici, ci impegnano a fare la nostra parte per scardinare tali privilegi costruire una società più equa.

 

La socialità  metropolitana per ricostruire legami

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ARCI Roma, all’Angelo Mai, il 3 maggio, terrà il suo decimo congresso. Dedicato alla socialità metropolitana

Arci Roma va a congresso, il decimo della sua storia dalla rifondazione dell’Arci. Orgogliosi delle nostre radici e delle nostre ali: i circoli nella loro poliedrica capacità di leggere e agire una città come Roma. Già dalla bella grafica della nostra Carlotta Cacciante è possibile intuire le vite “acrobatiche” di donne, uomini e collettivi che formano il circuito romano dell’Arco. Proprio come gli operai protagonisti di una famosissima foto, sospesi al 69° piano di un grattacielo in costruzione all’epoca della Grande Depressione, anche noi operiamo in bilico su un tessuto sociale sconvolto dall’accavallarsi delle crisi — da ultimo quella pandemica e poi la guerra — per curare le ferite e immaginare una vita alternativa attraverso la cultura, l’arte, il mutuo soccorso.

Il nostro decimo congresso si terrà il 3 maggio con oltre cento delegati che si riuniranno negli spazi dell’Angelo Mai, in via delle Terme di Caracalla, assieme a una quarantina di invitati, espressione delle istituzioni capitoline e del Lazio, o di reti associative romane e nazionali. Sono attesi, tra gli altri, il sindaco Gualtieri, gli assessori Zevi, Gotor, Pratelli, Catarci, Funari, i portavoce del Forum del Terzo settore del Lazio, di Cgil, Anpi, Csv, Società della cura e anche i nostri compagni di strada: le espressioni del protagonismo giovanile, ambientalista, studentesco, degli autorganizzati dello spettacolo, degli spazi occupati e autogestiti, i rappresentanti della comunità palestinese e di Cuba. Concluderà i lavori il presidente nazionale, Daniele Lorenzi.

Con i suoi 80mila soci iscritti a più di 80 circoli, Arci Roma costituisce la più ampia base associativa a livello provinciale della storica associazione nazionale culturale e ricreativa. Una molteplicità di esperienze che dà vita a una circolistica capace di coinvolgere più generazioni di attivisti e attiviste in 5mila eventi l’anno e in progetti di cittadinanza consapevole (mutuo soccorso, sportelli gratuiti, accoglienza integrata, supporto scolastico, solidarietà internazionale) spesso in quartieri segnati dalle crisi e dalle disuguaglianze. La progettualità dei circoli non si è interrotta nemmeno nei momenti più difficili scanditi dalla crisi pandemica. Arci Roma, con i circoli e con il comitato provinciale, è protagonista di esperienze di rigenerazione urbana, accoglienza, mutualismo come il progetto Akkittate, dedicato ai senza dimora, o di prestigiosi festival come “Villa Ada, Roma incontra il mondo”, esperienza trentennale che si riverserà anche in nuovi contenitori per la musica dal vivo.

È proprio questo intreccio tra pratiche culturali e mutualistiche che ha mosso l’associazione a dedicare il suo congresso alla complessità della “socialità metropolitana” che sarà il fulcro della relazione del presidente uscente, Vito Scalisi, e poi del dibattito.

La stagione congressuale si sta dipanando mentre gli spazi della cultura, della musica dal vivo e i circoli giovanili stanno riaprendo dopo due anni di blocco. Una ripartenza segnata da vecchie e nuove emergenze, dall’attesa di una delibera sul patrimonio pubblico, oppure da polemiche sulla movida osservata con le lenti deformanti del decoro e della sicurezza. Temi che, secondo Arci, non sempre la città riesce ad affrontare con gli strumenti della partecipazione e con la bussola dei diritti di tutte e tutti alla fruizione degli spazi, della cultura, della socialità . Preceduto da un lavoro intenso di scrittura a più mani del documento politico, il congresso sarà un ulteriore passaggio per intervenire nelle dinamiche cittadine ma soprattutto vuole essere un momento fondamentale per il consolidamento della nostra rete, delle relazioni fra i circoli, fra i soci, dello scambio di pratiche e di conoscenze.

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Caro bollette, Bologna cancella la Tari alle associazioni. E Roma?

Il sindaco di Bologna risponde all’appello delle associazioni: nel 2022 niente Tari. Arci Roma ha chiesto da mesi un impegno di Comune e Regione

Tutte le associazioni sportive, culturali, sociali e tutti gli impianti sportivi nel 2022 saranno esentate dal pagamento della Tari. Succede a Bologna dove il sindaco Matteo Lepore, durante un incontro con alcune realtà del terzo settore, ha annunciato che si tratta di «una decisione straordinaria: nel passato avevamo fatto degli sconti per alcuni periodi, mentre per il 2022 la azzeriamo per tutto l’anno per l’intero terzo settore, non solo per quello negli immobili del Comune di Bologna. Ci sembra un segnale importante, molto impegnativo per il nostro Comune, in questa fase così difficile». Entro marzo la modifica al regolamento Tari, per dare attuazione a questa decisione. Nei giorni precedenti le associazioni avevano scritto al sindaco per esprimere la loro preoccupazione sul caro energia, ulteriore duro colpo inferto al mondo dell’associazionismo della città , alle organizzazioni e agli spazi che in vario modo si occupano di cultura, socialità, sport e spettacolo, costrette negli ultimi due anni a frequenti periodi di chiusura e alla sospensione di molte attività .

Meno di 400 km più a sud di Bologna, anche noi di Arci Roma chiediamo da tempo che venga riconosciuto, con misure concrete, il diritto di esistere per il tessuto associativo che più di altri rischia di rimanere incastrato dal caro-bollette dopo aver scontato una lunga fase di incertezza e di fermo per via delle incongruenze dei vari dpcm. La nostra campagna Live Club Must Live, partita alla fine del 2021, ha chiesto – finora invano – al sindaco di Roma Gualtieri e al Presidente della Regione Zingaretti misure di sostegno alla ripartenza (blocco tari, sgravi osp, etc), in linea di discontinuità  con l’amministrazione che l’ha preceduto oltre all’apertura di un tavolo per immediati interventi di tutela del settore della musica dal vivo profit e non-profit, che in altre capitali, come Berlino, è stato riconosciuto al pari di istituzioni culturali e tutelato durante la pandemia per evitare le chiusure.  Tutto ciò perché il patrimonio associativo è stato prezioso durante le fasi più acute della pandemia, quando il mutualismo ha svolto anche un ruolo di supplenza nella distribuzione degli aiuti, e dovrà  avere un ruolo anche quando l’emergenza sarà  finita.

Ci saremmo aspettati di incontrare su questi temi i nostri referenti istituzionali, a partire dall’assessore alla Cultura di Roma Capitale, dopo tutti i buoni propositi formulati nella campagna elettorale. Così non è stato, non ancora almeno, ma intanto sui nostri circoli, sui luoghi della progettazione culturale e dell’intervento sociale aleggia, tra gli altri, lo spettro del caro bollette che rischia di sottrarre a questa città  l’energia dei nostri circoli.

 

Caro bollette, sostegni o chiudiamo!

Caro bollette, Arci: “Aumenti insostenibili. Chiediamo sostegni urgenti per tutti!”

La pandemia ha messo in ginocchio larga parte di questo Paese. Le famiglie sono in affanno, le imprese di ogni settore faticano a riprendersi, le risorse per i servizi pubblici non si trovano. Crescono le diseguaglianze sociali ed economiche. Anche Il Terzo Settore associativo e di volontariato non ce la fa più a stringere la cinghia; e se noi chiudiamo, a tante persone e famiglie verranno a mancare socialità, cura, cultura che spesso trovano solo nei nostri spazi.

La situazione pandemica sembrerebbe migliorare ma ecco un nuovo, temibile, baco del sistema: l’aumento spropositato dei costi di luce e gas. Un aumento che sta già producendo maggiore povertà, meno capacità di spesa delle famiglie e anche una crescita insostenibile dei costi di gestione di quel mondo associativo che con i suoi spazi sociali cerca di dare conforto alle persone fragili e alle fasce più deboli della popolazione. Gli aumenti delle bollette, che vanno dal 40% al 100%, potrebbero dare infatti il colpo di grazia anche a gran parte del mondo associativo che ha subito drammaticamente gli effetti delle chiusure, delle norme per arginare il covid-19, della poca attenzione di media e politica alle esigenze di quel mondo che garantisce coesione sociale e spazi di vita sociale.

Chiediamo che il Governo faccia l’impossibile per contenere il costo delle bollette. Persone e famiglie, Comuni e enti territoriali, piccole e medie imprese, non devono pagare il prezzo dei ritardi di una transizione energetica giusta. E neppure tutto il Terzo Settore associativo, troppo spesso dimenticato dai provvedimenti di ristoro e sostegno.

Segnaliamo al Governo, in questo momento così complicato della vita del Paese, che potrebbe essere ridimensionata la spesa militare che nel bilancio 2022 vale 26 miliardi di euro, il 3% dell’intero bilancio statale (a fronte, ad esempio, del solo 0,5% delle spese per la Cultura o dello 0,2% per la tutela della salute).

E’ urgente trovare una soluzione per arginare l’ennesimo tsunami che si sta abbattendo sul nostro Paese che aumenterà le diseguaglianze sociali e farà chiudere migliaia di spazi sociali e culturali! Per questi motivi e perché tutto ciò non accada Arci nazionale sostiene tutte le iniziative territoriali, da nord a sud, contro gli aumenti spropositati dei costi dell’energia.

 

 

 

Al via la nuova campagna di Tesseramento Arci 2020-2021

“Questo virus colpisce nel cuore quello che sappiamo fare meglio: aggregare e avvicinare i nostri soci e socie e tenere unite le comunità e i territori in cui operiamo. I nostri Circoli hanno dimostrato durante tutta l’emergenza sanitaria e fino ad oggi grande maturità: subito a disposizione delle fasce disagiate durante il lockdown, hanno spento le luci dei loro palchi per andare a distribuire pacchi alimentari. Le parziali riaperture delle attività – spesso senza nessuna sostenibilità economica – sono state possibili all’insegna di un patto di solidarietà tra soci, operatori, tecnici, artisti e Circoli. Un patto che diventa ancora più importante dopo gli ultimi DPCM per la sopravvivenza del mondo associativo. I dati di diffusione del Virus – 4% durante attività ricreative – confermano che i nostri Circoli hanno operato bene: nel rispetto delle capienze ridotte, dei distanziamenti e degli stringenti protocolli anti-covid. In questo sipario critico per la tenuta dell’associazionismo e delle nostre basi associative, riparte il nuovo anno di tesseramento Arci 2020/2021 all’insegna del nuovo claim: Attiva e Resistente. Diventare socio o rinnovare la tessera versando la quota annuale oggi diventa un atto di sostegno ancora più concreto alle spese per le migliaia di attività ricreative, artistiche e formative che ogni anno attraversano questi spazi.”

Per diventare un nostro socio/a o rinnovare la tua tessera puoi farlo in uno dei nostri 77 Circoli tra Roma e Provincia. La quota associativa che sostiene Arci e i nostri Circoli e da’ diritto di accesso alle attività proposte, quest’anno è fissata – nel territorio provinciale su cui opera il Comitato Arci Roma – in un minimo di 8 euro e in base alle decisioni specifiche dei Consigli Direttivi dei nostri Circoli. I soci e le socie Arci aderiscono ai principi statutari della nostra rete nazionale e a quelli specifici del Circolo in cui si presenta domanda. Aderire significa innanzitutto abbracciare valori cardini come quelli dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo. Tanta parte del lavoro dell’Arci ha come presupposto l’inclusione sociale: dall’accoglienza integrata al mutuo soccorso, all’attenta fruizione artistica. Arci sostiene da diverse anni Mediterranea ed è presente in tutte le lotte nazionali e locali nella difesa di valori cardini della nostra democrazia insieme a reti come ANPI e LIBERA. Valida dal primo ottobre 2020 al 30 settembre 2021, la tessera Arci è una tessera circolare che da diritto di accesso in tutti i 5400 Circoli Arci d’Italia. Solo nella provincia di Roma la possibilità di partecipare ad oltre 5000 eventi l’anno, di cui la gran parte gratuiti. Numeri giganteschi di una rete e un circuito attivo sette giorni su sette per tutte le fasce di età: dai Circoli giovanili a quelli tradizionali e centri anziani. Tanti anche i servizi di assistenza: decine gli sportelli sociali con professionisti di ogni settore che prestano servizio di volontariato gratuito a supporto dei nostri soci. Poi corsi, scuole di musica, laboratori, incontri, dibattiti. Tantissimi gli sconti e le convenzioni attive solo per i nostri tesserati anche quest’anno: dal mondo dello spettacolo e dell’arte con riduzioni nei biglietti di teatri, mostre e musei a quello dei servizi, sconti nelle coperture assicurative fino a coupon per bus, treni e noleggi. La tessera Arci “filtra” la sana aggregazione sociale e la proposta culturale nel rispetto dell’equilibrio tra accesibilità per i soci e sostenibilità per i Circoli. Diventa un socio della nostra grande rete associativa sempre Attiva e Resistente dal 1957.

pretesseramento online nuovo socio

elenco dei nostri circoli arci di roma e provincia

mappa dei circoli Arci d’Italia

qui le convezione attive per i soci

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Emergenza Covid: Circoli Arci Roma a domicilio

CIRCOLI ARCI A DOMICILIO

Servizi: spesa a domicilio, consegna farmaci

MUNICIPIO III

Circolo Arci Brancaleone e Nonna Roma

nella rete TERZO A DOMICILIO

Chiama il numero 3455643915

MUNICIPIO IV

Circolo Arci Pietralata e Nonna Roma

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Circolo Arci Nonna Roma

in rete con La Libera Assemblea di Centocelle

Chiama il numero 328167200

dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18

MUNCIPIO VII

Circolo Arci Stonehead

Chiama il numero 3455643915

CIAMPINO

Circolo Arci Nonna Roma

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VELLETRI

Circolo Arci Chai Qi

all’interno del Progetto al “Tuo servizio”

Chiama il numero 0621128038

dalle 09:00 alle 18:00

CIRCOLI ARCI IN ASCOLTO

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Circolo Arci Stonehead

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Circolo Arci Sparwasser

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Circolo Arci Pianeta Sonoro

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Marco Trulli è il nuovo Presidente di Arci Lazio

Il Consiglio direttivo Regionale di Arci Lazio, riunitosi il 31 Maggio, ha eletto Marco Trulli, attuale presidente del Comitato Provinciale di Viterbo, come nuovo presidente regionale. Trulli succede ad Alberto Giustini, membro della presidenza nazionale Arci ed ex presidente di Arci Roma.

Il Congresso Regionale di Arci Lazio, tenutosi il 17 Maggio, con la partecipazione di circa 70 delegati, aveva indicato le priorità per il nuovo mandato dell’associazione: sostegno all’associazionismo diffuso nel territorio regionale, rilancio del ruolo di promozione sociale e culturale ed impegno sui temi complessi della riforma del terzo settore. Arci Lazio al momento conta 70.000 tessere, 6 comitati territoriali e 136 circoli.

Marco Trulli, 37 anni, è laureato in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. Negli anni universitari è stato rappresentante degli studenti in Consiglio d’Amministrazione e attivo in diverse battaglie per la tutela del paesaggio e dei beni culturali.

Dal 2009 è presidente di Arci Comitato Provinciale Viterbo presso cui lavora come coordinatore di progetti socio-culturali come Librimmaginari, progetto di promozione del libro illustrato e Cantieri d’Arte, piattaforma di arte nello spazio pubblico. Collabora con la Biennale del Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo per la quale ha curato mostre e residenze internazionali.

Questo mandato sarà sperimentale – ha dichiarato- per la costruzione di una squadra di lavoro e di un metodo collaborativo inedito tra i comitati territoriali, con l’obiettivo di mettere insieme l’anima circolistica e quella progettuale e di affrontare uniti le sfide rappresentate dalla riforma del terzo Settore e dalle emergenze sociali e culturali del nostro paese.

Una tessera senza confini.
Al via il tesseramento Arci 2017/2018

Dal primo ottobre è partita la nuova campagna di tesseramento dell’Arci. Un’importante tappa innovativa che per il secondo anno allinea la presenza del tesseramento con l’inizio dell’anno scolastico, coerentemente con le attività dei nostri Circoli. La tessera sarà valida fino al 30 settembre 2018 e darà come sempre accesso a tutti i Circoli Arci di Roma e d’Italia oltre alla possibilità di usufruire di tantissimi sconti su beni e esercizi in convenzione.

Condividere idee, promuovere cultura, contro ogni forma di discriminazione e siolamento, infrangendo ogni confine e forma di pregiudizio. Settantamila i tesserati Arci a Roma tra ottobre 2016 e settembre 2017 che hanno deciso di partecipare alla vita associativa dei settantacinque Circoli Arci presenti nella Capitale. Il cambiamento riparte dal territorio, dall’aggregazione sociale, dalla proposta e fruizione culturale e artistica. Ed il fermento dimostrato da Roma, con numeri in netta crescita, in quella stessa città che negli ultimi anni ha visto crescere in maniera esponenziale episodi di razzismo e forme di xenofobia di riflesso alla crescente desertificazione culturale della città, è un dato che ci premia e che consolida l’idea di proseguire con maggiore determinazione nella direzione intrapresa in questi anni.

Una stella quella dell’Arci che anche a Roma esplode di energia – come rappresentato nella nuova grafica per la tessera 2017-2018 realizzata da Claudio Mansillo e Alessandro Gozzi, vincitori del concorso accademia di belle arti RUFA di Roma. Una stella in movimento, che spezza trincee fisiche e culturali, che come uno Shuriken giapponese si scaglia contro muri e fili spinati, aprendo brecce di integrazione tra individui e popoli. Una tessera per tutte e tutti e con cui accedere negli spazi vitali di questa città, i nostri Circoli Arci dove chiunque ha cittadinanza senza confini di razza, colore, sesso, lingua e religione.

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