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Stigmatizzare la violenza.

L’Arci di Roma ribadisce la propria solidarietà alle lotte per la difesa degli spazi sociali e la vicinanza alle famiglie italiane e straniere che vivono ogni giorno il problema abitativo nella nostra città. Ribadisce altresì una ferma contrarietà agli sgomberi messi in atto unilateralmente dalla Questura nelle ultime settimane.
La questione casa a Roma è gravissima sotto ogni profilo (assenza di alloggi popolari, caro affitti, speculazione edilizia ecc.) e il Comune ha l’obbligo di trovare delle soluzioni che diano certezze.
Tuttavia, proprio a tutela degli interessi sociali che difendiamo, l’Arci di Roma ritiene dannose e controproducenti azioni come quelle messe in atto stamane negli uffici dei gruppi consiliari di Pd e Sel e che hanno coinvolto in prima persona lavoratrici e lavoratori presenti in quei luoghi.
Anche a loro va la nostra solidarietà.

Be another br(ea)k in the Wall!

Be another br(ea)k in the Wall!

Abbattere il Muro israeliano dell’Apartheid attraverso il boicottaggio

Martedì 8 aprile 2014 dalle ore 19:00 presso Forte Fanfulla

Via Fanfulla da Lodi 5, Roma

Di fronte alla questione irrisolta dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, che perdura da ben 65 anni e sembra sempre più lontana dall’incontrare una risoluzione pacifica, noi Volontarie e Volontari in Servizio Civile presso l’Arci di Roma desideriamo proporre un momento di approfondimento e di sensibilizzazione, che possa favorire la necessaria presa di coscienza dell’opinione pubblica in merito alla sistematica violazione dei diritti umani e del diritto internazionale operate dallo Stato di Israele.

La questione è di scottante attualità, considerati i recentissimi avvenimenti che hanno visto coinvolti alcuni giovani palestinesi nel campo rifugiati di Aida lo scorso 21 marzo, i quali sono riusciti ad aprire una breccia nel muro che divide Betlemme da Gerusalemme. Successivamente, sono iniziati gli scontri con i soldati israeliani, durante i quali una giornalista italiana di NenaNews è rimasta ferita da un proiettile di gomma sparato da un soldato.

L’evento si ricollega alla recente iniziativa dell’Israeli Apartheid Week, svoltasi in Italia dal 10 al 16 marzo e promossa dal Comitato Internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) che mira ad informare sulle politiche discriminatorie attuate da Israele a danno della popolazione palestinese.

Si è deciso di introdurre il dibattito iniziando dal simbolo della separazione etnica voluta da Israele, il cosiddetto Muro dell’Apartheid, costruito in Cisgiordania dal 2002, in merito al quale quest’anno ricorre il decimo anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, che giudicò la sua edificazione contraria al diritto internazionale. Successivamente, vorremmo ascoltare delle testimonianze dirette dalla Palestina per comprendere come il Muro affligga quotidianamente la vita e i diritti di quella popolazione.

Tuttavia, coscienti dell’immobilità politico-istituzionale rispetto a questa palese ingiustizia, riteniamo urgente che la presa di coscienza di cui sopra si traduca in azioni concrete di mobilitazione da parte della società civile: in questo senso si inserisce il richiamo all’Israeli Apartheid Week, al fine di incrementare il supporto alla campagna di boicottaggio portata avanti dal Comitato BDS.

Le Volontarie e i Volontari dell’Arci di Roma

Presentata l’Agenda dei diritti umani in Europa. Migranti, rom e detenuti

Venerdì 28 marzo le associazioni Antigone, Lunaria e 21 luglio hanno presentato a Roma l’Agenda dei diritti umani in Europa. Migranti, rom e detenuti, un vademecum rivolto ai candidati italiani alle elezioni del Parlamento europeo.

Di fronte alla possibilità che le destre nazionaliste e xenofobe possano affermarsi in diversi paesi europei, come recentemente accaduto durante le ultime elezioni amministrative in Francia con l’avanzata del Front National, con il conseguente portato di rigurgiti razzisti e di strumentalizzazione delle problematiche concernenti le categorie socialmente più vulnerabili, le tre associazioni promotrici ritengono fondamentale essere presenti durante la campagna elettorale al fine di assicurare una maggiore garanzia dei diritti di migranti, detenuti e rom attraverso la proposizione ai candidati di alcune priorità fondamentali.

Per quanto riguarda i diritti dei migranti, le associazioni promotrici chiedono l’assicurazione del diritto di asilo, la chiusura dei centri di detenzione e di espulsione (CIE), la ratifica della Convenzione sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata dall’ONU il 18 dicembre del 1990 ma non ancora ratificata da parte di nessun paese europeo, il riconoscimento del diritto di voto amministrativo, l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di cittadinanza e un maggiore impegno nella lotta contro le discriminazioni istituzionali.

A tutela dei diritti dei rom, si chiede invece il definitivo abbandono della politica dei campi nomadi, la sospensione degli sgomberi forzati, il riconoscimento dello stato giuridico dei rom inespellibili ma privi di qualsiasi documento d’identità (prevalentemente apolidi provenienti dai paesi della ex Jugoslavia e seconde generazioni nate e cresciute in Italia), la dismissione dell’etichetta “nomade” e la cessazione della criminalizzazione e dell’istigazione all’odio nell’ambito del discorso mediatico.

Infine, in difesa dei diritti dei detenuti, le tre associazioni si battono per l’introduzione del reato di tortura e per la garanzia di diritti fondamentali, come quelli al voto, alla salute e alla formazione professionale, e sollecitano altresì la promozione di riforme strutturali volte a limitare il ricorso alla misura della custodia cautelare, di cui in Italia viene operato un grave abuso.

L’Agenda dei diritti umani in Europa. Migranti, rom e detenuti, disponibile on-line all’indirizzo http://campagnaperidiritti.eu, rappresenta solo la prima tappa della Campagna per i diritti, contro la xenofobia che le tre associazioni promotrici, in collaborazione con ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), intendono portare avanti per tutta la durata della campagna elettorale, e fra le cui attività sono previste l’istituzione di un Osservatorio sui discorsi di odio nei confronti di migranti, allo scopo di segnalare ed eventualmente denunciare dichiarazioni di incitamento all’odio presenti nel discorso pubblico, la diffusione di una campagna di informazione sul diritto di voto dei detenuti e la realizzazione di una serie di videointerviste sui contenuti dell’Agenda ai candidati alle elezioni e a migranti, detenuti e rom. È prevista inoltre un’iniziativa finale, che si svolgerà il 14 maggio 2014 nella Sala Fandango, presso il Palazzo Incontro di Roma.

La scelta di monitorare lo svolgimento delle modalità e dei contenuti della campagna elettorale costituisce un valido intento di evitare che l’asta sottile che segna il grado di rispetto dei diritti umani all’interno delle nostre società scenda sotto una soglia pericolosa, dove si gioca a fare consensi sulla pelle di altri esseri umani.

Pertanto, per il futuro auspichiamo la costituzione di nuove alleanze con altri soggetti che agiscono contro odio e discriminazione, come la comunità delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), al fine di bloccare sul nascere espressioni e comportamenti, ai quali, questi sì, difficilmente spetta diritto di cittadinanza.

Davide Oliva

Abbattiamo il Muro israeliano dell’Apartheid attraverso il boicottaggio

 BE ANOTHER BR(EA)K IN THE WALL

Abbattere il Muro israeliano dell’Apartheid attraverso il boicottaggio

 

Martedì 8 Aprile, ore 18:30

Forte Fanfulla

Via Fanfulla da lodi 5, Roma

Dibattito

Ospiti:

Luisa Morgantini (Assopace Palestina, ex Vice Presidente del Parlamento Europeo),
Stephanie Westbrooke (BDS Italia),
Michele Giorgio (in collegamento audio via Skype)

A seguire cenaperitivo arabo a cura dei Ragazzi del Servizio Civile dell’Arci di Roma

Nel corso della serata sarà allestito un vernissage di calligrafia araba a cura di Giulia Giorgi

A partire dalle 23:30 concerto di Federico Sirianni e G-Fast

Ingresso libero con tessera ARCI

Se provassimo a conoscerci. Resoconto di un’iniziativa della Giornata Mondiale contro il Razzismo

 

Lo scorso venerdì 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale contro il Razzismo, nella Sala Comunale di Monterotondo, gli studenti e le studentesse del liceo classico romano “Pilo Albertelli” hanno preso parte ad un momento di vera (in)formazione sulla realtà dei processi migratori, in cui hanno avuto la possibilità di conoscere le donne beneficiarie del Progetto SPRAR AIDA, promosso dall’ARCI di Roma.

Molto spesso si spara a zero sui giovani, tacciati di essere svogliati, senza passioni che non vadano oltre il puro materialismo, privi di progettualità. Pur non condividendo affatto questo tipo di opinioni generaliste, sinceramente mi aspettavo di trovare dei ragazzi poco interessati a seguire un incontro sul tema dell’immigrazione, dove nello specifico si spiegava loro il funzionamento dei progetti SPRAR. E invece la vivacità e la partecipazione dimostrata da alcuni di loro mi ha realmente stupito.

Lo SPRAR, che legislativamente si caratterizza come un intervento di seconda accoglienza, è stato presentato come una tappa di un processo di migrazione più ampio, in cui l’elemento della “fine” non viene mai esplicitato da parte dei diretti interessati. Il tempo trascorso all’interno dello SPRAR (sei mesi prorogabili) costituisce un periodo in cui la persona “prova” la vita in Italia, in cui cioè il beneficiario ha la possibilità di apprendere la lingua e di intraprendere dei percorsi di formazione finalizzati all’inserimento lavorativo. Ma certamente sei mesi non possono considerarsi esaustivi del percorso di una persona e non tutto è determinato dalle azioni previste dai progetti, che chiaramente si inserisono all’interno di coordinate socio-economiche più ampie. Per cui, di fronte alla crisi economica e alla mancanza di lavoro, il viaggio delle persone prosegue verso paesi in cui è garantito uno stato sociale più efficiente, dove magari aspirano a ricongiungersi con i loro parenti.

I ragazzi vengono infine fatti riflettere su cosa possa voler dire, effettivamente, accogliere l’Altro, lo straniero: accanto al concetto più noto di “integrazione”, che per certi versi presuppone l’assimilazione del diverso alla cultura dominante, viene così presentato quello, meno accettato in Italia, di multiculturalismo, dove l’incontro tra persone diverse che mantengono la propria identità produce una messa in crisi dello stereotipo identitario introiettato e genera una società meticcia che deve necessariamente prendere coscienza della pluralità.

Quest’incontro è proprio ciò che si realizza quando, a mattinata conclusa, gli studenti e le studentesse visitano le beneficiarie dello SPRAR nella casa dove adesso vivono. Qui, tra qualcosa da bere e qualcosa da mangiare, una delle donne racconta la sua storia di emigrazione, e alcuni dei ragazzi sono realmente interessati ad ascoltarla e a sapere come si trova in Italia. Alla fine si salutano con un abbraccio. Allora ci si rende conto che, quando ci si appresta a conoscere qualcun altro, tanta differenza non esiste se non nei chilometri percorsi, a piedi o su un gommone, nella speranza di approdare ad una vita migliore.

Davide Oliva

Monterotondo contro il razzismo. Incontro tra gli studenti delle scuole superiori e le beneficiarie del Progetto SPRAR AIDA

Venerdì 21 marzo 2014, ore 10,00

c/o la Sala Comunale di Monterotondo

          Piazza Marconi 4, 00015, Monterotondo (Roma) 

L’incontro, a cui parteciperanno gli studenti dell’I.T.I.S. “G. Cardano” di Monterotondo e del Liceo Classico Statale “Pilo Albertelli” di Roma, fa parte del progetto “Italia Migrante”, un percorso di arricchimento dell’offerta formativa promosso dall’Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale, mirante a fornire agli studenti delle scuole superiori di secondo grado delle competenze storiche, critiche e giuridiche sui fenomeni migratori che hanno interessato il nostro paese a partire dalla fine dell’Ottocento.

Permettendo agli studenti di conoscere da vicino le beneficiarie di un intervento di sostegno e di integrazione, l’ARCI di Roma, tra gli enti promotori dell’evento, intende proseguire il percorso di riflessione sull’antirazzismo e di sensibilizzazione alla scoperta dell’Altro che costituisce la ragion d’essere delle sue finalità sociali, e che trova espressione in altrettante iniziative organizzate in occasione del Giorno della Memoria, della Giornata Internazionale della Donna, dell’Anniversario della Liberazione e della Giornata Mondiale del Rifugiato.

L’evento di venerdì, promosso dal Comune di Roma, Comune di Monterotondo, ANCI  (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Servizio Centrale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati e da ARCI Roma, aderisce alla X Settimana d’Azione contro il Razzismo organizzata dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento per le Pari Opportunità.

L’Arci di Roma esprime la sua solidarietà alle famiglie sgomberate e ai compagni dell’Angelo Mai.

Roma, 20 Marzo 2014

Ieri abbiamo assistito allo sgombero dell’Angelo Mai Altrove Occupato e di due occupazioni abitative a via delle Acacie a Centocelle e della Hertz ad Anagnina.  Settantadue nuclei familiari con bambini, la maggior parte migranti sono stati messi per strada.

L’Arci di Roma esprime tutta la propria solidarietà e vicinanza alle famiglie sgomberate e a tutte le compagne e i compagni dell’Angelo Mai, presidio sociale da anni impegnato a mantenere vivo il fermento culturale e sociale della città.

L’Arci di Roma rivendica l’importante funzione aggregativa svolta dall’Angelo Mai Altrove Occupato e condanna la chiusura di uno spazio di produzione sociale e culturale diventato negli anni importante punto di riferimento per la comunità romana.

L’Arci divisa dal modello di democrazia.

 

 

di Raffaella Bolini, 

Il Manifesto

Congresso Arci. La democrazia tradizionale, rappresentativa, “una testa, un voto”, e quella partecipativa, a rete. Su questa diversità si è acceso lo scontro che solo tutti insieme potremo superare

 

All’unanimità, nel con­gresso spac­cato di Bolo­gna, abbiamo appro­vato molte cose. Ses­santa ordini del giorno, fra cui quelli con­tro il Fiscal Com­pact, per la chiu­sura dei Cie, con­tro la Tav e le grandi opere, con­tro la repres­sione degli atti­vi­sti sociali, con­tro l’Italicum. Modi­fi­che allo sta­tuto, inclusa l’incompatibilità con inca­ri­chi poli­tici e isti­tu­zio­nali.

La cura e lo svi­luppo delle basi ter­ri­to­riali era al cen­tro del pro­gramma di tutti e due i can­di­dati, “il valore dell’associazionismo al tempo della crisi” una prio­rità poli­tica comune, per ribal­tare la pira­mide della demo­cra­zia auto­ri­ta­ria che ammazza i diritti. Non è stata una divi­sione fra mode­rati e radi­cali, non è stata nep­pure la con­trap­po­si­zione fra l’impegno dei cir­coli e quello nei movi­menti. Que­ste faglie esi­stono fra di noi, ma in una mappa più com­plessa: fu l’Arci “tra­di­zio­nale” della Toscana a dire per prima no alla guerra in Kosovo.

Ma allora su cosa ci siamo divisi? sulla democrazia.

La discus­sione pre-congressuale non è riu­scita a pro­durre uni­ta­ria­mente cri­teri con­di­visi per la com­po­si­zione del Con­si­glio Nazio­nale. E nep­pure il con­gresso. Il Con­si­glio avrebbe eletto il pre­si­dente — con Fran­ce­sca Chia­vacci a rap­pre­sen­tare la mag­gio­ranza dei soci, e Filippo Mira­glia la mag­gio­ranza dei ter­ri­tori. Ele­mento evi­dente di dram­ma­tiz­za­zione, ma non il più impor­tante. Noi che abbiamo la demo­cra­zia nel codice gene­tico, nati per rea­liz­zarla attra­verso eman­ci­pa­zione popo­lare e auto-organizzazione, non siamo riu­sciti a tro­vare una qua­dra sui cri­teri della demo­cra­zia interna.

La que­stione era aperta da anni e sot­tin­tende una domanda sem­plice: che cosa è l’Arci? Aldilà di quello che dice la legge, per la quale siamo una asso­cia­zione di pro­mo­zione sociale, cosa vogliamo che sia? Ci pen­siamo come una asso­cia­zione con più di un milione di soci o come una rete nazio­nale di cin­que­mila basi ter­ri­to­riali? Può sem­brare una domanda di lana caprina. Per noi, è un inter­ro­ga­tivo cru­ciale. Per­ché a que­sto si lega il tema della rap­pre­sen­tanza, della forma demo­cra­tica, del governo nazio­nale e delle prio­rità sulla cura e lo svi­luppo asso­cia­tivo.
Ci siamo divisi fra modelli diversi di demo­cra­zia. Il primo è fon­dato sulla demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva tra­di­zio­nale secondo il prin­ci­pio “una testa-un voto”, cor­retta verso il basso in nome di un prin­ci­pio di soli­da­rietà ma ten­den­zial­mente pira­mi­dale, dove ai grandi numeri cor­ri­sponde più potere. È la demo­cra­zia del ven­te­simo secolo, per cui si sono fatte le rivo­lu­zioni, codi­fi­cata in legi­sla­zione e pratiche.

L’altro è la demo­cra­zia dei sistemi com­plessi, par­te­ci­pa­tiva e a rete, che si fonda su regole con­di­vise attra­verso l’intreccio di più cri­teri, tesa a rap­pre­sen­tare in modo inclu­sivo e più oriz­zon­tale le dif­fe­renti parti dell’insieme — nel nostro caso i pre­sidi ter­ri­to­riali grandi e pic­coli. E’ più simile alla demo­cra­zia dei movi­menti. E un modello ancora in dive­nire, è scelta poli­tica orien­tata a un pro­getto.
E poi­ché la demo­cra­zia è la forma in cui si rico­no­sce e si sostan­zia con­cre­ta­mente il prin­ci­pio di dignità e di cit­ta­di­nanza, la parola dignità è risuo­nata tante volte nel con­gresso di Bolo­gna. Ci siamo sbat­tuti in fac­cia anche mala­mente qual­cosa che dovrebbe essere scon­tato: la dignità delle diverse forme in cui esi­stiamo — la grande casa del popolo, la pro­get­ta­zione e l’impresa sociale, il pic­colo cir­colo militante.

Il con­gresso è stato duro, dram­ma­tico. Non ave­vamo mai vis­suto una lace­ra­zione così pro­fonda. Sono però con­vinta che un giorno potremo pen­sarlo come un momento per­fino neces­sa­rio. È emerso chia­ra­mente che nes­suna parte dell’associazione può fare a meno dell’altra, se non vuole ridursi alla metà. Nes­suno è mag­gio­ranza, e nes­suno è mino­ranza. È un rie­qui­li­brio nella per­ce­zione per­fino sim­bo­lica della geo­gra­fia dell’Arci molto impor­tante.
Dimo­stra che non c’è scor­cia­toia pos­si­bile, se non quella di un pro­getto fon­dato sulla coo­pe­ra­zione pari­ta­ria che non pre­veda prove musco­lari. Serve anche, a mio parere, recu­pe­rare l’unico col­lante a prova di bomba: una grande capa­cità di ini­zia­tiva poli­tica e cul­tu­rale, come fu per l’Arci di Tom Benetollo.

Allora c’era Tom, che con le sue qua­lità per­so­nali ci prese per mano e ci porto con sé.Oggi solo la dimen­sione col­let­tiva può aiu­tarci a ten­tare di essere all’altezza della sfida. Mi per­metto di essere otti­mi­sta. I cam­bia­menti grandi pas­sano spesso per momenti dram­ma­tici, che aprono la strada al futuro. Un abbrac­cio a Filippo e a Fran­ce­sca, al gruppo di reg­genza, a tutti e tutte i dele­gati a cui ora è chie­sto un sup­ple­mento di par­te­ci­pa­zione, iso­lando qual­siasi ten­denza tale­bana, buro­cra­tica, gerar­chica, pro­prie­ta­ria o di basso pro­filo, ovun­que si annidi, per­sino in noi stessi. Ancora una volta, scarpe rotte eppur biso­gna andare andare.

Buon cam­mino, cara Arci.

Si è concluso il XVI Congresso Nazionale dell’Arci. La rassegna stampa.

Da Unita.it del 16/03/14

Nulla di fatto al congresso Arci. Non elegge il nuovo presidente

Di Chiara Affronte

 

Tutto da rifare. Stand-by fino a giugno all’Arci, riunita in congresso a Bologna da giovedì.

La più grande associazione di promozione sociale italiana resta senza presidente ma verrà guidata fino a giugno dal numero uno uscente Paolo Beni e dai presidenti dei consigli regionali.

La novità di questa nuova tornata elettorale che prevedeva per la prima volta dalla fondazione dell’Arci due candidature, Francesca Chiavacci e Filippo Mitraglia, invece di una condivisa come era stato fino ad ora, non ha portato un risultato condiviso.

Le due anime dell’Arci sono rimaste tali e il dibattito, a tratti anche duro, di questi giorni, non ha portato ad una conclusione concreta. In sostanza non c’è stato accordo sulla composizione del consiglio nazionale che qualcuno voleva fosse eletto con voto segreto.

I due fronti erano entrambi composti da associati convinti che la forza dell’Arci del futuro dovesse stare nei territori: da lì si deve ripartire. La mancanza di accordo, invece era ed è, legata alla funzione nazionale: deve o non deve mantenere un ruolo guida?

Una scelta non da poco perché si tratta di decidere, ad esempio, se adottare criteri qualitativi o quantitativi per decidere quali progetti promuovere. Decisioni che solo con una guida forte e centrale è possibile prendere, secondo alcuni.

Fatto sta che, a fine congresso, restano in stand-by anche i due candidati. E a giugno l’assemblea nazionale si riunirà di nuovo per tentare di ricomporre l’associazione.

www.unita.it

 

Dal Corriere Fiorentino del 17/03/2014

A BOLOGNA

Arci, sfida rinviata fra i due toscani. Tensione al congresso, si vota a giugno

I 600 delegati avrebbero dovuto scegliere tra Francesca Chiavacci e Filippo Miraglia, quattro giorni di divisioni poi lo stop per il disaccordo sulle modalità di voto

 

FIRENZE – Colpo di scena al Congresso Arci a Bologna. I 600 delegati provenienti da tutta Italia avrebbero dovuto eleggere oggi il nuovo presidente nazionale. Due i candidati: la fiorentina Francesca Chiavacci e il siciliano Filippo Miraglia, toscano d’adozione. Ma alla fine dei quattro giorni di congresso, il derby toscano si è concluso con un nulla di fatto e l’elezione è stata rimandata entro giugno.

A pesare sul voto rinviato, il mancato accordo della Commissione elettorale sui criteri della composizione del consiglio nazionale che qualcuno voleva fosse eletto con voto segreto, anche se usualmente vengono votati per alzata di mano. «La platea congressuale ha ritenuto opportuno non procedere subito alla elezione dei nuovi organismi dirigenti e del presidente – si legge in una nota dell’Arci – Si è scelto di riconvocare l’assemblea entro il 30 giugno, mentre l’associazione sarà retta sino ad allora da un comitato di reggenti composto dal presidente nazionale uscente Paolo Beni e dai presidenti dei comitati regionali».

Il rinvio del voto, arrivato al termine di quattro giorni molto tesi, è stata anche una scelta di responsabilità da parte dell’assemblea, una decisione per evitare un ulteriore spaccamento dell’Arci, già fortemente diviso alla vigilia del Congresso. Fatto abbastanza inusuale visto che fino a quest’anno i delegati Arci erano arrivati al voto con orientamenti univoci. Molto diverse le idee dei due presidenti, che nei giorni scorsi non si erano risparmiati provocazioni: «L’Arci deve essere meno verticistico e più popolare» aveva detto Chiavacci. «L’Arci non è soltanto Toscana, la mia avversaria non conosce la realtà nazionale come la conosco io» aveva sentenziato Miraglia.

www.corrierefiorentino.corriere.it

 

 

Da Vita.it del 17/03/2014

Arci, il congresso fallito

Ieri a Bologna un congresso partecipatissimo avrebbe dovuto scegliere il nuovo presidente fra Miraglia e Chiavacci. Ma il clima si è fatto acceso e si è preferito non votare per evitare la spaccatura. Designato un Comitato di Reggenti, congresso bis entro il 30 giugno

di Sara De Carli

«La platea congressuale ha ritenuto opportuno non procedere subito alla elezione dei nuovi organismi dirigenti e del presidente. Si è scelto di riconvocare l’assemblea entro il 30 giugno per adempiere a questi obblighi, mentre l’associazione sarà retta sino ad allora da un comitato di reggenti composto dal presidente nazionale uscente Paolo Beni e dai presidenti dei comitati regionali»: questo il sintetico e laconico comunicato con cui Arci ha annunciato ieri la chiusura del suo Congresso Nazionale, finto senza aver votato il nuovo presidente. Il mandato di Beni scade ad aprile 2014 e nonostante lui sia da oltre un anno onorevole nelle fila del Pd, l’associazione aveva scelto di arrivare fino alla scadenza naturale del suo mandato, senza accelerazioni dei tempi, perché – ci aveva spiegato Beni subito dopo l’annuncio della candidatura – «con il gruppo dirigente abbiamo valutato che non è opportuno sottoporre l’associazione allo stress di un percorso accelerato, che deve avvenire con il più ampio coinvolgimento possibile. Certo puntiamo ad anticipare di qualche mese i tempi naturali». I tempi naturali invece, ora si protrarranno di qualche mese. Il fatto è che i quattro giorni di assemblea e discussioni, cui hanno partecipato 579 delegati su 592 (il 98%, e anche questo tasso altissimo di partecipazione dice molto del clima di “nulla è scontato” che già c’era all’interno dell’associazione), non sono bastati a sciogliere i nodi. «La verità è che @vroversi ha lavorato talmente bene, che vogliamo rifarlo», prova qualcuno a sdrammatizzare su Twitter. Qualcuno non fa giri di parole, ironizzando sul titolo scelto per il Congresso: «“Le stelle non stanno a guardare” e infatti cadono», oppure «Si era iniziato con i circoli in testa è finita con i #circolintasca». L’interpretazione più accreditata, sui social, è quella del «non votiamo per non spaccarci in due», dato che sia la delegazione toscana sia quella dell’Emilia Romagna erano pronte a ritirarsi se si fosse arrivati al voto: «vertici contrapposti, la base chiede unità e il congresso si rifà a giugno», sintetizza twitter. Tra i punti critici del Congresso è stato proprio l’equilibrio fra i territori e la dimensione nazionale, con una visione diversa sulla rappresentanza dei circoli all’interno del Consiglio Nazionale e su come equilibrare due anime diverse di Arci, quella più “movimentista” e quella più politicizzata. L’unico risultato del Congresso è stata l’approvazione di 60 ordini del giorno, tra cui la richiesta di applicare gli esiti del referendum sull’acqua, l’accesso gratuito dei minori ai musei, il superamento della presenza di slotmachine nei circoli Arci, collegato a campagne di sensibilizzazione sul gioco d’azzardo.

Beni durante la sua relazione aveva anche parlato della doppia candidatura di Miraglia e Chiavacci: «Penso che siano due ottime proposte, due risorse importanti per l’Arci del futuro, e li ringrazio di essersi messi in gioco al servizio dell’associazione. Io sono convinto che chiunque sarà eletto saprà farsi carico di tutta l’associazione e che tutti si sentiranno rappresentati e garantiti dal nuovo presidente. Del resto la figura del presidente è importante, certo, ma non lo è di meno il gioco di squadra con cui si dovrà garantire il governo unitario all’associazione. A mio parere, nella prossima fase Francesca e Filippo dovrebbero essere protagonisti, insieme, di una gestione unitaria dell’Arci». Chissà che succederà ora. I due candidati – Filippo Miraglia e Francesca Chiavacci – restano tali, ma nessuno esclude che da qui al 30 giugno si vada verso una soluzione alternativa.

www.vita.it

 

 

 

 

 

 

In vista del Congresso Nazionale dell’Arci, Left intervista i candidati alla presidenza e il nuovo presidente dell’Arci di Roma, Simona Sinopoli.

Arci, avanti popolo

di Donatella Coccoli

 L’ultima grande rete popolare della sinistra alla prova del congresso. I circoli come risposta alla crisi. La politica dal basso contro la delega e il metodo dell’uomo solo al comando. Parlano Francesca Chiavacci e Filippo Miraglia, candidati alla presidenza nazionale dell’Arci.

Il “papà” Pci è finito nell’album dei ricordi, il sindacato è stanco e in affanno, l’idea di uguaglianza è stata “rottamata”, il Partito Democratico è sempre più lontano dai territori. Che cosa rimane al popolo orfano della sinistra? Non molto, ma almeno c’è l’Arci. L’associazione nata nel 1957, con radici che affondano nel terreno delle società del mutuo soccorso ottocentesche, è infatti l’unica delle grandi reti popolari che non è ancora stata smantellata. Con il suo milione e centomila iscritti e i 4.867 circoli sparsi in tutta la penisola, rappresenta una realtà concreta. Attività culturali e di promozione sociale, certo, ma l’Arci dice la sua anche a livello politico. Il documento unitario per il congresso nazionale (dal 13 al 16 marzo a Bologna) ha il sapore di un vero e proprio manifesto: «Il nostro Paese, se vuole uscire dalla crisi non può arrendersi alla morte della politica, rassegnarsi alla democrazia dell’uomo solo al comando». Basterebbe poi ripercorrere gli ultimi anni per incontrare l’Arci sempre in prima fila nelle mobilitazioni popolari, molto spesso scavalcando a sinistra il Pd. Lo è stato per i referendum del 2011 sull’acqua pubblica, per la difesa della Costituzione il 12 ottobre 2013, per il taglio della spesa alla voce F35. Sempre impegnata contro il razzismo, l’associazione ha promosso la campagna “L’Italia sono anch’io” per il diritto di cittadinanza dei bambini stranieri nati in Italia e per il diritto di voto ai migranti. Il congresso di Bologna dovrà decretare il nuovo presidente, dopo che quello uscente – Paolo Beni – è diventato deputato del Pd. I candidati sono Francesca Chiavacci di Firenze, formatasi nella scuola dei circoli e Filippo Miraglia di Roma, con una lunga esperienza nell’Arci Immigrazione.

Leggi l’articolo completo sul numero 9 di Left, pagg. 32-35

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