Torna la Festa dei circoli di Arci Roma!

Di gioco e di lotta: 85 circoli, più di 90mila socз, 5 giornate di festa, 6 concerti live, 10 dibattiti, 4 documentari, stand up, dj set, laboratori artistici e musicali.

Ecco il programma della seconda festa di Arci Roma, spazio aperto alla cultura dal basso e alle sinistre politiche, sociali e sindacali della città. Dal 25 al 29 giugno al Parco Marta Russo di Labaro

Dal 25 al 29 giugno torna la festa di Arci Roma e dei circoli. Dopo la prima edizione, Arci Roma Fa Rumore, l’appuntamento annuale lascia la location di Parco Piccolomini per spostarsi decisamente in periferia e riaprire lì uno spazio “di gioco e di lotta”, fruibile da tuttз e aperto al confronto fra le sinistre sociali, sindacali e politiche della città.

Siamo fatti di gioco e di lotta, infatti, è il titolo di questa seconda edizione che si terrà nella cornice del Parco Marta Russo, nel quartiere Labaro, facilmente raggiungibile con la Ferrovia urbana Roma Viterbo.

Per cinque giornate lз socз degli 85 circoli dell’area metropolitana daranno vita a panel, dibattiti, laboratori e spettacoli coinvolgendo artistз e protagonisti della scena politica e delle vertenze sociali sui temi cari alla storica associazione ricreativa e culturale che, tra la città e la provincia, conta oltre 90mila iscrittз che ogni anno producono concerti, spettacoli dal vivo, corsi di teatro, musica, danza, cineclub, fotografia, intervento sociale, pratiche di mutualismo, educazione extrascolastica, laboratori dedicati a ogni fascia d’età.

Una comunità multiculturale e intergenerazionale, fatta di gioco e di lotta, capace di esprimere con ogni linguaggio artistico la propria idea di città polifonica, conflittuale, antipatriarcale, pacifica, solidale, ambientalista e anticoloniale.

i dialoghi

In un momento storico drammatico contrassegnato da un lato dalla combinazione micidiale tra genocidio in Palestina, escalation in Medio Oriente, riarmo europeo e cambiamenti climatici e dall’altro, dall’erosione dell’agibilità democratica determinata dal modello Giubileo applicato a Roma da Meloni, Gualtieri e Rocca, non potevano non essere protagoniste degli spazi di dibattito le tante vertenze territoriali per l’ambiente, le mobilitazioni a fianco della popolazione palestinese, le rivendicazioni di chi opera nella produzione di cultura, le battaglie transfemministe. Il festival, ancora più della prima edizione, promette di essere uno spazio inclusivo ma interdetto a ogni forma di fascismo, razzismo e discriminazione. Una delle giornate, quella del 27 giugno sarà dedicata ai temi delle migrazioni e della cittadinanza in collaborazione con i progetti SAI-AIDA di Roma e Monterotondo.

 la musica

Il programma musicale riflette le scelte artistiche dei circoli, sideralmente distanti dal mainstream e attenti a forme, contenuti e stimoli provenienti dalle controculture, dai territori e dai mondi delle autoproduzioni. Ne è scaturito un cartellone vivace e articolato che propone progetti italiani e internazionali dai pionieri della cumbia made in Italy, Los3Saltos, ai maghi colombiani della rumba digitale, Ghetto Kumbé; dall’originale ibridazione di Fucksia tra dj set e live experience fino al punk eccentrico dal New Jersey di Ron Gallo, per finire in bellezza con il reggae della Wogiagia crew e i fiati di Mefisto Brass LIVE street band milanese che di definisce “Sound System a Energia Polmonare”.

i laboratori

Da segnalare, i laboratori organizzati da alcuni circoli e scuole di musica del circuito Arci: la proposta di Danza Afro Contemporanea curata da Ashai Lombardo Arop col circolo Fivizzano e i saggi di IMusicschool Rome nella mattinata del 28 luglio e, il giorno appresso, di Centro Ottava. Nel pomeriggio della domenica, a partire dalle 17:30, la possibilità di lezioni aperte con pattini e skateboard nella zona palco in compagnia di skater esperti del circolo Arci Trick Track di Pomezia.

la socialità

La trattoria e la mescita sociale riprodurranno l’atmosfera di socialità dei circoli con estrema attenzione all’impatto ambientale della festa a partire dalla messa al bando dei prodotti sotto boicottaggio da parte delle campagne contro sionismo e colonialismo e della plastica nelle bottiglie e nelle stoviglie. Prodotti e bevande verranno proposti anche sulla base dell’attenzione dei produttori alla sostenibilità socio-ambientale degli ingredienti e delle filiere. Naturalmente sarà disponibile solo acqua pubblica e gratuita.

 

Potere alla parola – Programma dei panel

Mercoledì 25 giugno

18:00 – 18:45 PALCO B

I Saharawi: una storia per l’autodeterminazione

con Fatima Mahfud, rappresentante in Italia del Fronte Polisario; Gianluca Diana, giornalista e scrittore; Valentina Roversi, Rete Saharawi.

19:00 – 20:00 PALCO B

Palestina, il Genocidio sotto Traccia

Con con Walter Massa, presidente nazionale Arci, Moni Ovadia, Hamdi AlHaroub (regista); Maya Issa, presidente del Movimento Studenti Palestinesi; Palestine Chronicle, Vito Scalisi, presidente di Arci Roma

20:15 – 20:50 PALCO A

Perché qui, perché ora: ciao Labaro

con Daniele Torquati, presidente del Municipio Roma XV; Luigia Chirizzi, assessora LL.PP Municipio Roma XV; Gaetano Seminatore, segreteria romana Pci; Stefania Piccinnu, presidente Arci No Problem; Vincenzo Pira, Comitato di Quartiere Labaro.

 

Giovedì 26 giugno

18:00 – 18:30 PALCO B

Presentazione di FestA! Il Manifesto dei festival promosso da Arci

con Marco Trulli, responsabile Cultura e Giovani di Arci Nazionale

 

18: 30 – 20:00

La città della notte.  Coprogettare e coprogrammare il tempo e gli spazi delle culture

con Marco Trulli, responsabile Cultura e Giovani di Arci Nazionale; Erica Battaglia, presidente Commissione Cultura Roma Capitale; Tatiana Marchisio, assessora politiche culturali Municipio Roma XV; Claudio Cippitelli, sociologo; Raniero Pizza, direttore artistico Monk Club; Tommaso De Angelis, Zalib-Centro Giovani; Daniela Lebano, delegata Arci Roma, Francesca Coleti, responsabile Terzo Settore Arci Nazionale; conduce Leonardo Zaccone (Sveja)

 

Venerdì 27 giugno

Cittadinз del Mondo. Arci Roma per la Giornata del Rifugiato

in collaborazione con i progetti SAI-AIDA di Roma e Monterotondo

18:30 – 20:00 PALCO B

Dall’accoglienza alla cittadinanza – siamo tuttз migrantз

Modera Annalisa Camilli, giornalista; Mattia Fonzi (Openpolis) presenta il report “Accoglienza al collasso. Centri d’Italia 2024”, con Agnese Rollo, assessora politiche sociali Municipio Roma XIV; Anci Lazio; Valerio Tursi, presidente Arcisolidarietà; Francesca De Masi, presidente cooperativa Be Free; Sara Grimaldi, coordinatrice progetto Sai-Aida; Marta Bonafoni, segreteria Pd; Alberto Grandi, docente di Storia del Cibo; Antonio Maurizio Loiacono, storico, specializzato nella presenza araba e nei rapporti interculturali e interreligiosi nell’Italia meridionale altomedievale; Papia Aktar, delegata alle politiche sulle migrazioni di Arci Roma

Sabato 28 giugno

19:30 – 20:30 PALCO B

Milano-Roma, due modelli, una sola risposta: resistenza!

con Alvise Tassell (Ecoresistenze Milano); Rocco Spinelli (Milano Città Pubblica); David Di Bianco (Coord Tavoli del Porto Fiumicino); Giancarlo Storto (Carteinregola Roma); Michele Itasaka (Comitato Si al Parco, Si all’Ospedale, No allo Stadio – Roma); Comitato San Siro Città Pubblica – Milano; Giuseppe Libutti (Coordinamento Caio); Barbara Manara, delegata Pace e pianeta Arci Roma.

20:30 PALCO B

Il Prezzo Che Paghiamo – DOCUMENTARIO

Scritto e diretto da Sara Manisera, prodotto da Greenpeace e ReCommon, Italia 2025, 37’

a seguire dibattito con Diletta Bellotti, L’Espresso; Felice Moramarco, Greenpeace Italia; Eva Pastorelli, ReCommon; Luca Manes, ReCommon

 

Domenica 29 Giugno

18:00 – 19:00 PALCO B

Non si calpesta l’erba. Stili di vita, lavoro, e salute nel mirino del proibizionismo

con Matteo Mantero, autore di “Una pianta ci salverà. Storia virtuosa della canapa”; Chiara Lo Cascio (Canapa Sativa Italia), Leonardo Fiorentini (segretario di Forum Droghe) modera Paolo Occidente (Pot Radio)

19:30 – 20:45 PALCO B

Repressione, ossia il riarmo visto dal fronte interno

con Paolo Di Vetta (Movimenti per il diritto all’abitare), Linda Meleo (M5s Roma), Valerio Zaratti (Europa Verde Roma), Luca Blasi (Rete A Pieno Regime), Eliana Como (minoranza Cgil-Le radici del sindacato), Daniele Leppe (giurista), Beatrice Gamberini (Pap), coordina Gianluca Cicinelli (direttore Diogene Notizie)

 

Il cartellone – programma degli spettacoli

INGRESSO SEMPRE GRATUITO

 

Mercoledì 25 giugno

21.00 PALCO A

Nazra Palestine Short Film Festival – cortometraggi

due pellicole centrate sulla vita e la resistenza delle donne e dei giovani palestinesi
The Poem We Sang – BEST EXPERIMENTAL SHORT FILM 21.30 diretto da Annie Sakkab, Palestina 2023
Mate Superb –  BEST DOCUMENTARY SHORT FILM 22.30 diretto da Hamdi AlHaroub, Palestina 2013

21.30 PALCO A

No Other Land – FILM

diretto da Yuval Abraham, Basel Adra Hamdan Ballal, Rachel Szor, Palestina, Norvegia 2024

La storia di amicizia tra l’attivista palestinese Basel e il giornalista israeliano Yuval. Ha vinto un premio ai Premi Oscar e ha ottenuto una candidatura al Festival di Berlino

Giovedì 26 giugno

21:30 PALCO A

Los3saltos cumbia

Pionieri della cumbia made in Italy, dosano in maniera fresca e spontanea la scrittura dei testi in madre lingua alla mescolanza di ritmi trascinanti, dando vita ad una formula del tutto nuova nella scena musicala italiana in cui la cumbia e le sue derivazioni divengono un potentissimo mezzo per declinare la propria “occidentalità”. Ad oggi i Los3saltos sono arrivati al traguardo del quarto disco “Temporada”. Dall’inizio del 2017 Los3saltos è parte integrante dell’Istituto Italiano di Cumbia, progetto fondato e capitanato da Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti e prodotto dall’etichetta indipendente La Tempesta, che ha portato parte del gruppo romano ad esibirsi su alcuni dei palchi più importanti d’Italia sia nei grandi festival che in prestigiosi club.

22:30 PALCO A

Ghetto Kumbé Afro-futuristic Electro Caribbean

I famosi cantanti e percussionisti “maghi” colombiani, evocatori degli spiriti pagani della rumba digitale faranno tappa a Roma alla Festa dei Circoli Arci Roma durante il loro sesto Tour europeo. Un potente mix di ritmi elettronici caraibici, tradizioni afro-colombiane e dell’Africa occidentale.
I Ghetto Kumbé sono il punto d’incontro di 3 grandi musicisti della costa caraibica colombiana. Melodie africane e colombiane incontrano tamburi, ritmi, ed elettronica di stampo Tech/House.
I Ghetto Kumbé sono creatori di paesaggi sonori afro-futuristi. Il punto di forza dei GHETTO KUMBÉ è ovviamente il live grazie anche alla loro originaria identità visiva, fatta di maschere etno-futuristiche fluorescenti, visual abbinati ma soprattutto un sound potentissimo, un rituale di ballo che viene dal passato e proiettato nel futuro.

Venerdì 27 giugno

21.30 PALCO A

Stand Up/ Rassegna Stampa Non Richiesta

un monologo tragicomico di e con Le Recensioni non Richieste

Le Recensioni non richieste, autore di satira, psicologo, gay, transfemminista, cofondatore del progetto di queer comedy “Fraciche”.

22.30 PALCO A

Fucksia HYBRID LIVE – DJSET

Le Fucksia sono una band Italo brasiliana formata da Mariana Mona Oliboni, Marzia Stano e Poppy Pellegrini. Transfemministe e queer, sono la combinazione perfetta tra attitudine punk, sonorità

techno/dance e psichedelia. Il progetto “Fucksia” Hybrid è una combinazione tra un DJ set e un concerto live, con sessioni di 45/50 minuti ciascuna. “Fucksia” Hybrid integra di stili musicali diversi dall’elettronica, al funky brasilero, dai ritmi tropicali allo psytech e acid tekno live.

Sabato 28 giugno

22.30 PALCO A

Ron Gallo LIVE, New Jersey – Garage Rock

“Il mondo è fottuto, ma l’universo è dentro di te” è il filo conduttore di tutti e 5 gli album di Ron Gallo: essere umano, cantautore, musicista e disruptor costruttivo. Il suo album di debutto “HEAVY META”, descritto da NPR come “elettricità letterata”, è stato pubblicato con un ampio successo di critica e un tour mondiale, e un singolo di successo improbabile, “Young Lady, You’re Scaring Me”, che ha totalizzato oltre 61 milioni di streaming. Si è esibito al Coachella, al Bonnaroo, al Governors Ball e al Pukkelpop. Il suo ultimo album, “FOREGROUND MUSIC”, pubblicato dalla leggendaria etichetta indie Kill Rock Stars, affronta i cattivi della nostra società e aiuta coloro che ne sono schiacciati, trovando un modo per ridere dell’assurdità di tutto ciò attraverso 11 tracce di punk eccentrico, pop weirdo e garage rock distorto.

Domenica 29 giugno

21.30 PALCO A

Wogiagia LIVE reggae

La Wogiagia crew nasce nel febbraio 1999 nella periferia Nord di Roma e da allora non ha mai smesso di suonare.

22.30 PALCO A

Mefisto Brass LIVE street band

“Sound System a Energia Polmonare”: il gruppo, con un organico da Street Band, attinge dalle sonorità tipiche della musica elettronica, riformulandole e adattandole a una formazione composta esclusivamente da strumenti a fiato e percussioni.

Il progetto nasce nel 2019 a Milano e, proponendo un repertorio di brani originali, si inserisce nella scena dapprima milanese e poi italiana anche grazie a un’intensa attività di busking e performance di strada. Dal loro esordio, grazie alla dirompente carica del loro live show, i Mefisto hanno collezionato più di 180 esibizioni presso locali, sale da concerto e festival in Italia ed Europa.

Nel 2020 i Mefisto pubblicano il loro primo EP, “Amhardcore” e a Marzo 2024 è uscito il loro primo album “Totem”.

 

Dal 25 al 29 giugno al Parco Marta Russo, viale Gemona del Friuli (Labaro)

Public water                           Free Entry                                  Kids Area

 

Una iniziativa di Arci Roma con Roma Incontra il Mondo per Tessere la Città

In collaborazione con Progetti Sai/Aida Roma e Monterotondo

Ucca, ReCommon, Greenpeace 

 

 

 

Un tavolo invece di polizia, un bosco invece dello stadio

Il bosco di Pietralata esiste e resiste. Serve un tavolo partecipato e non dichiarazioni retoriche della Giunta

Ancora una volta l’assalto al bosco di Pietralata è stato impedito dalla resistenza pacifica e risoluta di cittadine e cittadini, comitati popolari e associazioni come Arci Roma, organiche a questa cruciale vertenza ambientale.

Che il bosco esista è stato finalmente certificato, dopo tre anni di lotte, dallo stesso agronomo incaricato dal Dipartimento Ambiente di Roma Capitale. Mauro Uniformi, presidente del Consiglio dell’Ordine nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, ha constatato l’esistenza di almeno due ettari di bosco tutelato nella più ampia area verde minacciata dal progetto di stadio.

Per questo ci sembrano fuori luogo i richiami al «rispetto delle regole» da parte di chi, in nome del progetto di un soggetto privato, non solo ha negato per anni l’esistenza di un bosco pregiato ma ha preteso che l’assemblea capitolina, sulla base di quella negazione, dichiarasse il fantomatico “pubblico interesse” per un’opera devastante.

L’assessore Veloccia dovrebbe invece rispondere alla richiesta della cittadinanza di un tavolo pubblico e partecipato da tutti i soggetti coinvolti.

Del tutto fuori luogo anche l’aggressività delle forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno provato ad alzare la tensione senza riuscire a trasformare una manifestazione pacifica e legittima in un tafferuglio. Arci Roma è solidale con le due compagne del direttivo che sono rimaste contuse nel tentato assalto della polizia al presidio popolare.

Ringraziamo per la loro presenza l’eurodeputato Dario Tamburrano, Daniele Diaco (consigliere comunale), Filiberto Zaratti (deputato).

Rilanciamo, assieme a RIOT, i prossimi momenti di mobilitazione sotto alle sedi istituzionali:

– 14 maggio ore 12:00 conferenza stampa Assessorato Ambiente

– 15 maggio ore 16.30 manifestazione verso l’Assessorato all’Urbanistica

– 17 maggio manifestazione in Campidoglio

La pace non ammette ambiguità

Il presidente di Arci Roma spiega la mobilitazione permanente contro il riarmo e il genocidio. Una delegazione andrà anche al corteo M5s del 5 aprile [Vito Scalisi]

A inquietarmi non è stato l’incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky del 28 febbraio, né l’annuncio che ne è seguito del programma di riarmo europeo di Ursula von der Leyen. A sconvolgermi non sono le minacce di Vladimir Putin, ma sono Israele, con il genocidio in atto in Palestina, e il massacro degli ucraini con la complicità del mio paese e dell’Europa. A questo turbamento si associa una profonda delusione per due anni di balbettii dello storico movimento pacifista e antifascista italiano, incapace di mettere in piedi mobilitazioni nazionali di massa degne di rilievo e che persino nelle ricorrenze del 25 aprile è stato incapace di chiedere tavoli diplomatici per la risoluzione della guerra tra Ucraina e Russia, incapace di schierarsi con le resistenze palestinesi rifiutando gli attendismi, i distinguo, le retoriche ambigue di chi, volente o nolente, ha partecipato alla costruzione del silenzio intorno al genocidio risultando complice di un meccanismo che, mentre uccideva decine di migliaia di persone e ne metteva in fuga milioni, stritolava anche il senso comune e la politica.

Le strade di Roma hanno dimenticato quella sinistra dei partiti, associativa e sindacale che per anni ha animato con mobilitazioni di massa il movimento pacifista e che oggi, con il suo cerchiobottismo, ha piuttosto spezzato il fronte del dissenso degli italiani al riarmo e al sostegno acritico a Israele e Ucraina.

E’ stata incapace di costruire mobilitazioni con parole d’ordine chiare, prive di ambiguità nel chiamare la guerra, il riarmo e il genocidio con il loro nome. E ancora una volta mentre tuttз ci aspettavamo, all’indomani dell’annuncio del piano di riarmo europeo, quella grande chiamata pacifista tanto attesa a Roma, ci ha pensato l’appello di Michele Serra a erigere l’ennesimo muro pieno di se e di ma. Una piazza che ha escluso dal palco lз pacifistз della marcia Perugia-Assisi tentando “per ore e ore in tutti i modi di fargli chiudere la bandiera”.

Ecco perché le piazze romane, piccole ma tante, in cui come Arci Roma abbiamo scelto di partecipare in questi anni sono quelle che hanno avuto il coraggio di nominare e denunciare il genocidio e la pulizia etnica perpetrata da Israele. In futuro le piazze che ci vedranno protagonistз saranno solo quelle che esprimeranno con chiarezza la contrarietà al riarmo e all’invio di armi in una logica decoloniale e antisuprematista.

Pur rimanendo convinto che fermare Israele e difendere la Palestina sia la priorità assoluta per poter immaginare un mondo di pace, convinto che la piattaforma contro il riarmo da cui ripartire sia quella di Piazza Barberini del 15 marzo, credendo fermamente che ad appelli nazionali chiari debbano seguire percorsi cittadini condivisi e partecipati, penso che coerentemente, dando priorità all’urgenza, ai contenuti e al ripudio di ogni ambiguità, la manifestazione nazionale del 5 aprile indetta dal M5S a Roma “contro il riarmo, contro lo spreco di miliardi in armi” vada sostenuta. Per questo insieme ad una delegazione di Arci Roma sarò anche in quella piazza in attesa di una chiamata nazionale dei movimenti, all’altezza della situazione.

 

 

 

 

15 marzo, fa’ la piazza giusta

Arci★Roma a piazza Barberini per dire no al riarmo dell’Europa!

Arci Roma ha condiviso la scelta di Arci nazionale di non aderire e non partecipare – alla piazza convocata da Michele Serra e Repubblica – nel rispetto di chi, invece, ha deciso di esserci nella forse vana speranza di ribaltarne l’errata impostazione bellicista.

Le grandi organizzazioni popolari pacifiste e antifasciste, come l’Arci, sono da sempre uno spazio di discussione e non caserme, con varie anime che su alcune questioni possono assumere posizioni diverse ma mai favorevoli ad investimenti in armi e nel nucleare.

Tuttavia Arci Roma avverte fortissima l’urgenza di opporsi ai piani di riarmo europei. Perciò abbiamo scelto di mobilitarci sempre quel giorno ma in un’altra piazza, lontana sia fisicamente che emotivamente da quella di Repubblica, ambigua e attraversata da componenti guerrafondaie e neoliberiste.

Sentiamo la necessità di manifestare per dare voce ad una larga parte della popolazione, ai nostri Circoli e alla gran parte delle e dei nostri soci e socie che ci chiedono di costruire uno spazio pubblico dove poter esprimere la contrarietà a questa Europa di guerra in modo inequivocabile. Tutto ciò in attesa di una chiamata nazionale, all’altezza della situazione.

Convergeremo, dunque, a piazza Barberini, a fianco di una ampia compagine di realtà sociali, sindacali e politiche contro i piani di von der Leyen, contro i diktat di Trump e contro ogni imperialismo; contro ogni guerra e in difesa del welfare.

Insieme riempiremo la piazza con le bandiere della pace, con quelle dei popoli palestinese e curdo traditi dall’Europa reale, con le parole d’ordine delle vertenze territoriali e tanti cartelli e striscioni che esprimano il ripudio della guerra e della militarizzazione delle nostre città con vecchi e nuovi pacchetti sicurezza.

Una piazza di persone che torneranno nei luoghi di lavoro e di aggregazione consapevoli che è solo l’inizio di un percorso ma convinti che l’unico pericolo che oggi corre l’Europa è questa Europa.

Il 15 marzo Arci Roma non ci sarà. Costruiamo un’altra piazza per un’altra Europa

Stop ReArming Europe, pace e solidarietà contro guerra e austerità

Ora basta, l’Europa è in pericolo!

Per questo abbiamo scelto la bandiera UE in versione rossa che sventola a Ventotene perché è quello il colore dell’allarme in mare.

La corsa al riarmo, la complicità nel genocidio delle e dei palestinesi, l’interventismo guerrafondaio nel conflitto russo-ucraino non sono l’Europa che vogliamo!

Bisogna dirlo senza le ambiguità che permangono sia nell’appello di Michele Serra sia negli appelli di molti soggetti che hanno aderito.

La piazza del 15 marzo rincorre ancora il diktat atlantista degli USA rilanciando le politiche fallimentari di Von der Leyen.

Se oggi l’Europa è snobbata dai tavoli di trattativa, le responsabilità sono di chi ha deciso la subalternità di questa Europa all’alleanza con gli Usa.

Non si torna grandi riarmandosi, come pretende Trump, tagliando lo stato sociale, facendo pagare il conto alle lavoratrici e ai lavoratori.

Questa UE è la stessa che ha strozzato la Grecia con la trappola del debito. Ed è quella che costruisce muri e lascia annegare migliaia di migranti in fuga da guerra e miseria.

Che senso ha, inoltre, manifestare in difesa di una UE che ha costruito la gabbia delle privatizzazioni e dell’austerità per partecipare a una guerra mondiale a pezzi?

Vogliamo un’altra Europa che innanzitutto valorizzi e investa in quello stato sociale che è il fondamento delle nostre carte costituzionali.

Ci vuole un’altra piazza: Stop Rearming Europe / Contro le politiche coloniali/ Per un’Europa bandiera dei popoli oppressi/ Pace e solidarietà contro guerra e austerità

L’Europa che vogliamo è quella che saprà essere il più alto baluardo transnazionale a difesa del diritto di autodeterminazione di tutti popoli oppressi.

Soleil cerca due Operatorз Legali

Leggi la call e invia cv a amministrazione@arciroma.it entro il giorno 15 febbraio

SOLEIL – Servizi di Orientamento al Lavoro ed Empowerment Interregionale Legale”, a valere sul PN Inclusione 2021-27 – CUP F81J22000980006;

CLP: PRG-CONTRASTO_LAV_SOMM-23-REG_LAZ-SOLEIL_Lazio_CF

CUP: F81J22000980006

Si ricercano due Operatorз Legali per lavoro di sportello nei giorni di martedì e venerdì presso la sede del comitato Arci Roma. E’ richiesta la laurea in legge, almeno 5 anni di esperienza nel lavoro di presa in carico di cittadini migranti e l’abilitazione alla professione forense.

I titoli verranno valutati con i seguenti punteggi:
10 punti per la laurea, 5 per i corsi specialistici, 5 per i corsi dedicati all’ambito oggetto della call, 5 per ogni anno di esperienza nel settore.

Il compenso previsto, onnicomprensivo degli oneri diretti o indiretti gravanti sulla pubblica amministrazione, è di 40,00€ l’ora.

Inviare cv alla mail amministrazione@arciroma.it entro il giorno 15 cm.

Arci e Caio: difendiamo il patrimonio pubblico di Roma

Un appello alle organizzazioni e alla cittadinanza. Tre importanti beni di proprietà collettiva rischiano di essere ceduti a lungo termine

Cosa sta succedendo?

Mercoledì 29 gennaio, l’Assemblea Capitolina sarà chiamata a votare per la concessione trentennale, rinnovabile per altri vent’anni (50 anni in totale), di tre immobili di proprietà pubblica, situati rispettivamente in via Nazionale, via di Sant’Ambrogio e all’interno di Villa Borghese, . Questi spazi verrebbero destinati a:

– La creazione di una scuola privata,

– L’accoglienza di pellegrini e attività caritatevoli,

– La realizzazione di un centro di studi economici.

Tutto ciò senza che sia stato redatto il Piano di gestione del patrimonio pubblico, previsto dalla Delibera 104.

Roma Capitale non ha ancora concluso i procedimenti di assegnazione degli immobili pubblici a tante realtà locali che, per decenni, hanno animato la città con iniziative culturali, sociali e sportive.

Anzi, mentre si pianifica la cessione di questi beni, a queste stesse realtà vengono richiesti canoni di locazione triplicati, senza alcun riconoscimento per gli investimenti già effettuati nei lavori di ristrutturazione.

Perché è importante opporsi?

Roma merita un Piano di gestione del patrimonio pubblico che garantisca trasparenza e criteri chiari nell’assegnazione degli spazi, salvaguardando i beni collettivi e impedendo decisioni che sottraggono alla comunità risorse fondamentali.

Cosa chiediamo? 

– Che l’Assemblea Capitolina respinga queste delibere;

– Che venga sospesa ogni decisione fino alla presentazione di un Piano di gestione del patrimonio pubblico, come previsto dalla Delibera 104 del 2022.

Non lasciamo che il patrimonio pubblico venga svenduto.

Firma anche tu per dire NO a queste concessioni e per difendere ciò che appartiene a tutti e a tutte!

Insieme possiamo fare la differenza.

Firma anche tu per dire NO a queste concessioni e per difendere ciò che è della comunità!

ARCI ROMA/ CAIO/ FIOM – CGIL/ COORDINAMENTO SI PARCO NO STADIO

La Regione trasforma i cinema in centri commerciali

Nota stampa 14 gennaio 2025 – L’appello di Arci Lazio e Arci Roma: Trasformare un cinema in un supermercato è un pessimo film che non vorremmo vedere

Rivolgiamo un appello al Consiglio Regionale, alle forze partitiche di maggioranza e opposizione, al Forum del Terzo Settore Lazio e a tutte le realtà culturali e sociali di fermare la proposta di legge “Semplificazioni e misure incentivanti il governo del territorio”, già approvata in Giunta. La delibera presentata dall’assessore all’urbanistica Ciaccarelli interviene sulle norme regionali che riguardano i teatri, le sale cinematografiche e i centri culturali polifunzionali, modificandone radicalmente l’impianto a tutela dell’attività prevalente culturale di questi spazi.

Questa proposta se approvata in Consiglio, trasformerebbe attraverso una serie di semplificazioni normative per il cambio di destinazione d’uso, i cinema chiusi in attività prevalentemente commerciali. Tutti i cinema dismessi da 10 anni potranno diventare maxi negozi con un cambio radicale della destinazione d’uso, e quelli ancora in esercizio potranno trasformare il 50% e oltre della propria superficie in spazi commerciali. In un colpo solo verrebbe cancellata una fetta inestimabile del patrimonio culturale di tutta Roma. Un regalo alle società di profitto, spesso proprietarie degli immobili, a cui la normativa attuale permette già all’interno di teatri e cinema “l’esercizio di attività commerciali, artigianali e di servizi, fino ad un massimo del 30 per cento della superficie complessiva, purché tali attività siano svolte unitamente all’attività prevalente… realizzando quindi un equo contemperamento tra libertà di iniziativa economica e tutela di valori socio-culturali”.  Trasformare un cinema in un supermercato è un pessimo film che non vorremmo vedere.

Patrimonio pubblico tra delibera 104 e Beni Comuni: a che punto siamo?

Assemblea il 14 dicembre promossa da Arci Roma e Caio, Comunità per le Autonome Iniziative Organizzate

150 le istanze presentate, ma solo 15 avvisi pubblici emanati dal Patrimonio di Roma Capitale. La deroga per gli spazi in concessione scadrà il 31 dicembre, rischiando di riaprire la strada a pratiche di sgombero. Sullo sfondo, emergono concessioni trentennali per non ben identificati criteri meritori e discussioni su immobili come l’ex Circolo degli Artisti, che sembrerebbero destinati a percorsi di assegnazione non conformi alle procedure previste dalla delibera.

La delibera 104/2022, nata con l’intento di correggere le storture della controversa “140 di Marino”, rischia di riproporre gli stessi problemi. Il regolamento approvato ormai due anni fa avrebbe dovuto regolarizzare la posizione sia di chi già occupa immobili pubblici, sia di chi aspira a ottenere spazi per attività sociali e culturali senza scopo di lucro. Tuttavia, le criticità stanno emergendo chiaramente e, alla fine del 2024, con la scadenza delle deroghe, molte organizzazioni che operano da tempo in questi luoghi potrebbero ritrovarsi nuovamente di fronte agli spettri della decadenza, dell’incertezza e dell’abusivismo.

A due anni dall’approvazione della delibera, a fronte di oltre 150 istanze presentate, l’amministrazione ha bandito solo 15 avvisi pubblici e formalizzato poche assegnazioni, peraltro, per quanto ci è dato sapere, ancora in attesa di firma.

Permangono diverse ambiguità: due su tutte; la prima, non è chiaro quale procedura attivi il canone ridotto al 20%, dato che alcune associazioni hanno già ricevuto richieste di pagamento di tre annualità al 100% solo per completare la formalizzazione; la seconda, sono previste diverse modalità di concessione degli spazi (gara ad evidenza pubblica, patto di collaborazione, assegnazione con delibera di giunta per realtà meritorie) ma non è dato sapere quali siano i presupposti in base ai quali si privilegia uno strumento invece dell’altro. L’amministrazione risulta, dunque, inadempiente, poiché non ha pubblicato il documento di programmazione del patrimonio capitolino, previsto dal regolamento, né ha tenuto conto delle osservazioni formulate dai forum. Nonostante ciò, procede con assegnazioni dirette ad alcune realtà, mentre ad altre invia nuovamente richieste di pagamento per arretrati che ammontano a centinaia di migliaia di euro.

Inoltre, l’attuazione del regolamento sembra privilegiare gli interessi di privati commerciali, mettendo a rischio il patrimonio immateriale rappresentato dal tessuto associativo. Desta preoccupazione, per esempio, il caso del bene pubblico che ospitava il Circolo degli Artisti, per il quale si ipotizza una procedura di assegnazione diversa da quanto previsto dal regolamento, alimentando ulteriormente dubbi sull’utilità della delibera.

Un altro nodo critico è l’assenza di una mappa dettagliata degli immobili facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile, ciò non garantisce ulteriormente una gestione trasparente e coerente.

Nel frattempo, le associazioni assegnatarie si trovano a fronteggiare il rischio di sfratti, l’incertezza sulla rideterminazione dei canoni e le richieste di arretrati calcolati su base commerciale. Questo si inserisce in un quadro più ampio di precarietà dovuto a definizioni ambigue di “bene comune”, all’apertura dei bandi ai privati commerciali e all’ipotesi di vendita di parte del patrimonio disponibile.

Tale situazione costringe migliaia di operatori e operatrici culturali e attivisti e attiviste sociali a confrontarsi con procedure lente e opache che alimentano l’instabilità, danneggiando un tessuto associativo non commerciale fondamentale per la coesione sociale, specie in territori già colpiti da anni di tagli, privatizzazioni e austerità.

Non si tratta solo di una gestione inadeguata del patrimonio, ma anche dell’assenza di una visione politica chiara: a tre anni dal suo insediamento, la giunta Gualtieri non ha intrapreso iniziative che segnano una vera discontinuità rispetto al passato.

Sono state convocate solo quattro riunioni del comitato tecnico incaricato di valutare le istanze, e non esistono verbali documentati del “Forum per la valorizzazione sociale del patrimonio di Roma Capitale”.

Per questi motivi, il 14 dicembre alle 10:30 organizzeremo un dibattito nella Sala Ilaria Alpi di Arci Nazionale, per sensibilizzare la città sui rischi dell’inerzia amministrativa e valutare la necessità di una riscrittura partecipata dei punti critici della delibera.

Una iniziativa che immaginiamo in continuità con la bella mobilitazione dello scorso 7 dicembre quando le associazioni e i comitati che in tutta la città si battono contro le grandi opere, per il diritto all’abitare, per la salute e l’ambiente, hanno invaso Piazza del Campidoglio dando il via a una rete diffusa che proseguirà a battersi contro progetti devastanti di stadio, biodigestore, inceneritore ecc…

Serve una normativa unica che garantisca trasparenza, equità e certezza nei processi di assegnazione, superando definitivamente l’attuale modello basato sui bandi e avviando un reale percorso partecipato e pubblico. I canoni dovrebbero essere parametrati non solo al valore immobiliare, ma anche alla natura inclusiva delle attività e alla zona di riferimento, così da evitare la chiusura di realtà che operano in contesti svantaggiati.

Le organizzazioni chiedono inoltre il riconoscimento degli interventi di ristrutturazione e manutenzione svolti autonomamente, che hanno aumentato il valore degli spazi e che oggi paradossalmente portano a richieste di canoni maggiorati.

Per affrontare queste criticità e restituire centralità all’associazionismo, è fondamentale una partecipazione ampia all’assemblea pubblica, al fine di individuare soluzioni condivise che tutelino il patrimonio pubblico e le realtà che contribuiscono al benessere sociale e culturale della città.

7 dicembre: nessuna indulgenza per Gualtieri

Arci Roma aderisce alla manifestazione del 7 dicembre in Campidoglio promossa dalle vertenze ambientali e territoriali contro la Giunta della speculazione e del malaffare

La giunta guidata da Roberto Gualtieri continua a rappresentare gli interessi della speculazione, promuovendo processi di mercificazione e privatizzazione del patrimonio pubblico e metropolitano. Progetti come l’inceneritore ai piedi dei Castelli, il biodigestore di Casal Selce, il nuovo Stadio della Roma il porto crocieristico di Fiumicino e l’impattante autostrada a pedaggio Roma -Latina condividono alcuni tratti distintivi: devastazione ambientale e sistematico scavalcamento di vincoli naturalistici, paesaggistici e archeologici, tutto in nome del profitto privato.
Sul cosiddetto “termovalorizzatore”, Gualtieri è riuscito appena qualche settimana fa nell’impresa non facile di fare in modo che Invitalia, senza gara europea, aggiudicasse per 3 milioni al RTI, capitanato da Rina Check srl, l’appalto di 11 milioni di euro per l’affidamento dei servizi di verifica del progetto di fattibilità tecnica ed economica e di quello esecutivo (con un ribasso del 72%). Ed anche per il biodigestore a Casal Selce è stata aggiudicata la gara Invitalia prima che fosse espletata quella europea. Una lapalissiana forzatura della norma utilizzata, che ammette la procedura negoziata esclusivamente per ragioni di estrema urgenza, derivanti da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante (Roma Capitale) che aveva però fissato i propri obiettivi agli anni 2027 e 2028. Questo utilizzo disinvolto della normativa, che configura un palese abuso di potere, è ora sottoposto alla valutazione dell’ANAC.
Sul progetto dello stadio della Roma ricordiamo che distruggerebbe un parco pubblico di 14 ettari, atteso dalla cittadinanza da più di 15 anni, che ad oggi ospita un bosco urbano che il Comune rifiuta di riconoscere e tutelare. Al contrario, viene assecondata la fretta dell’A.S. Roma nel presentare un progetto definitivo, funzionale all’apertura della conferenza decisoria ed alla probabile vendita della società stessa, redatto in assenza dei necessari sondaggi archeologici.
Anche la gestione della Delibera 104/2022, concepita per regolarizzare l’uso degli immobili pubblici a fini sociali e culturali, si sta rivelando disastrosa. A fronte di 150 richieste presentate, sono stati emanati solo 15 avvisi pubblici, lasciando la maggior parte delle associazioni in un limbo di incertezza e con il rischio concreto di sfratti.
I poteri commissariali assegnati a Gualtieri per il Giubileo, invece di favorire il dialogo democratico e l’interesse pubblico, vengono utilizzati per aggirare ogni ostacolo a colpi di ordinanze, escludendo completamente i territori da ogni confronto ed eliminando qualsiasi processo di mediazione democratica. Nel frattempo, misure urgenti come il blocco degli sfratti, richiesto persino dal Papa e violentemente osteggiato da organizzazioni corporative e padronali come Confedilizia, vengono completamente ignorate.
Le istanze dei lavoratori delle aziende partecipate della sanità, dei servizi pubblici e dei servizi alle persone, che saranno sottoposti a carichi di lavoro enormi per l’afflusso straordinario di oltre 35 milioni di persone nel 2025, non hanno ricevuto risposta; al contrario il Commissario straordinario al Giubileo, ossia il Sindaco Gualtieri ha aderito ad un protocollo di intesa che limita ulteriormente il diritto di sciopero durante il Giubileo stesso.
L’ingresso dei privati in maniera sempre più prepotente nell’amministrazione della città va quindi con decisione nella direzione di lasciare sempre più mano libera alla speculazione, cristallizzando la marginalizzazione delle fasce popolari e condannando le periferie (ormai estese ben oltre il perimetro amministrativo della città) ad essere luoghi in cui, al posto dei servizi pubblici, si costruiscono discariche, TMB e biodigestori, in nome di interessi privati ritenuti prioritari.
Sabato 7 dicembre, alle ore 15, ci ritroveremo in Piazza del Campidoglio per opporci a un modello di città costruito sugli interessi privati e segnato da pratiche autoritarie.
In vista della manifestazione, nella conferenza stampa del 4 dicembre presenteremo alla città e ai media i contenuti delle vertenze che saranno portate in piazza.
Rimettiamo al centro giustizia sociale, tutela ambientale e trasparenza: è tempo di costruire un diverso modello di città fondata sul primato dell’interesse pubblico, della partecipazione e del protagonismo popolare.